Il Tirreno

«Neri e Pucci, candidati poco amati»

Claudio Figaia

Ricciardi verso il meno peggio: ma qui prevalgono gli interessi personali

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MASSA. «No, mi creda: non c’è affetto verso questi due candidati. Pucci e Neri sono anche da questo punto di vista la stessa cosa: non sono amati, i massesi non li vogliono, scelgono l’uno solo perchè lo reputano meno peggio dell’altro». Alberto Ricciardi, l’industriale dei metalli che ha debuttato in politica in queste elezioni, nel Pdl, (e non sembra intenzionato ad allontanarsene), legge così la sfida elettorale di domenica prossima. Un ballottaggio senza passioni positive, dice. Interpretando sensazioni di buona parte dell’elettorato massese, a prescindere dalle appartenenze politiche. La sera scorsa - racconta il patron di Fermet (corteggiatissimo negli ambienti del Pdl) - ero a Castiglion della Pescaia a una festa in onore del sindaco della cittadina Monica Faenzi, eletta in Parlamento (per il centrodestra ndr.). Ebbene, si percepiva, in quella serata, un affetto, un appoggio, un consenso verso questa donna che era di tutto il paese. E io, mi sono domandato, devo tornare nella mia città a scegliere fra due sindaci entrambi responsabili della decadenza di Massa, attorniati da persone che li sostengono solo per interessi personali, non perché legati a un progetto collettivi... No, a questi personaggi che vogliono andare a fare il sindaco convinti di diventare i padroni della città, ricordo che la città è dei cittadini».

Comunque, prosegue Ricciardi, chiunque guiderà la città, dovrà darsi almeno tre obiettivi. Punto primo - elenca -: «Dare più sicurezza ai cittadini, contrastare la piccola criminalità, combattere i furti che specie a Marina dilagano». Punto secondo: «Intervenire sulle aziende controllate e municipalizzate, che devono essere sottoposte a controlli più attenti, gestite in maniera più rigorosa ed efficiente, perché oggi producono solo perdite che vengono compensate dagli aumenti delle tariffe a carico dei cittadini». Terzo: «La trasparenza. Massa servizi non può essere gestita come viene gestita oggi, non può avere al suo interno soci non conosciuti che operano attraverso fiduciarie. È inderogabile: bisogna cambiare questa situazione». «Non sono né per Neri né per Pucci - ripete Ricciardi, aprendo però uno spiraglio alla pratica del principio del “meno peggio” - ma se dobbiamo scegliere, scegliamo chi è in grado di uscire dalle logiche di spartizione da furbetti di quartierino che cambiano spesso casacca, scegliamo chi è in grado di liberarsi dagli apparati». L’imprenditore di Fermet, poi, torna sulla questione del voto di ballottaggio per la presidenza della Provincia. Tema su cui ha molti meno dubbi: il suo sostegno è tutto a Sandro Bondi.
 
«C’è davanti a noi l’opportunità - ragiona in proposito - di portare a Massa il numero due o tre del partito che ha vinto le elezioni. Osvaldo Angeli è una brava persona, non ho nulla contro di lui, ma se non cogliamo la opportunità di riportare la nostra città al centro dell’attenzione nazionale, quando si ripresenterà una simile occasione?» Bondi a palazzo ducale, insomma, «fa bene al territorio» e fa bene, secondo Ricciardi, anche al centrosinistra. «Non lo dico da uomo di partito, ma da cittadino, da imprenditore: solo Bondi può darci una speranza di ripresa e la sua elezione sarebbe di sprone anche per il centrosinistra locale per dire basta ai questi suoi dirigenti che si sentono padreterni, persone lontane anni luce dal mondo del lavoro e dai problemi dei cittadini».

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