Il Tirreno

Ringiovanivano le auto dimezzando i chilometri

Margherita Mazzarella Corrado Benzio
Ringiovanivano le auto dimezzando i chilometri

Due arresti e 65 denunce: nell'organizzazione titolari di saloni e tecnici

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MASSA. Comprereste un’auto usata da quest’uomo? E’ la classica, celebre frase con la quale un giornalista chiese un parere ai cittadini su un candidato alla presidenza degli Stati Uniti. Perchè un’auto usata, come tutti sanno, contiene mille insidie. Da qui la necessità che il venditore sia onesto e/o trasparente. Qualcosa del genere (l’onestà del venditore) non è successa dalle parti di Massa e Carrara (e dintorni). Qui la Guardia di Finanza - lavorando sull’evasione all’Iva comunitaria - ha scoperto che decine di auto usate venivano “ringiovanite” prima di essere di muovo messe sul mercato. Col sistema di portare indietro il contachilometri. Due le persone arrestate (un concessionario lucchese ed un tecnico massese) e 65 quella denunciate dal nucleo provinciale di polizia tributaria della Finanza. Quaranta gli autosaloni sotto indagine. Tutti operavano indisturbati, immettendo sul mercato automobili ed altri mezzi a motore (compresi moto e motoscafi di piccolo tonnellaggio) con il contachilometri regolarmente “alleggerito”. Un vero e proprio team, quello che teneva in piedi l’organizzazione, costituita per la maggior parte da massesi e carraresi: tra loro titolari di autosaloni, tecnici del settore.

L’operazione “Car lifting” ha preso il via la scorsa estate da una normale attività di polizia tributaria: verifiche fiscali in alcuni autosaloni di Toscana, Emilia e Liguria. Inizialmente il reato individuato era frode dell’Iva comunitaria: alcuni titolari di autosaloni sono stati messi sotto inchiesta per aver importato auto dall’estero tramite società ed aziende fantasma poi misterosamente fallite o smantellate per immetterle sul mercato sottocosto e senza pagare alcuna tassa. Ma l’attività di servizio delle Fiamme Gialle ha mostrato fin da subito alcuni risvolti ancor più interessanti: il numero degli interventi di “riparazione” dei contachilometri risultava alto, quasi sistematico in alcuni casi, e ad un controllo più accurato è emerso che in numerose compravendite di auto usate sono state riscontrate differenze in negativo tra i chilometri del veicoli al momento della loro cessione in permuta e quelli riscontrati al momento dell’acquisto da parte degli ignari acquirenti. Venivano spacciati per auto usate con 30-40mila chilometri, mezzi che in realtà ne avevano percorsi invece il doppio, talvolta il triplo.

Ma i dati poco chiari di alcune compravendite, la mancanza in alcune trattative di libretti di manutenzione, documenti o dichiarazioni di vecchi proprietari relativi ai mezzi esposti hanno indotto la Gdf a non abbandonare l’inchiesta. Nel giro di pochi giorni per decine di autoriveditori e di “professionisti del contachilometri” ha cominciato a configurarsi un altro reato: quello di frode in commercio. Sotto la lente della Finanza di Massa guidata dal tenente colonello Michele Vendola sono finiti in poche settimane oltre 40 autosaloni, tra i quali anche concessionari ufficiali operanti nelle tre regioni. «Alle auto destinate alla manomissione veniva smontato un pezzo - ha spiegato Vendola, indicando alcuni dei contachilometri recuperati e sequestrati - poi sottoposto all’alleggerimento del numero di chilometri, che avveniva grazie alla collaborazione di tecnici esperti e di sofisticate apparecchiature. Alcune delle auto “taroccate” sono state individuate e sequestrate - ha concluso - ma altre restano e probabilmente resteranno in circolazione sulle strade di mezza Italia». L’indagine, seguita dal pm di Massa Leonardo Tamborini, è solo all’inizio.

Ma la Finanza ha deciso di divulgare l’inchiesta per tutelare gli acquirenti e mettere in guardia i cittadini, invitandoli a procedere con cautela in caso di acquisto di mezzi usati, richiedendo in primo luogo il libretto di manutenzione dell’auto, i documenti relativi a revisioni, tagliandi effettuati, interventi sostenuti dal mezzo che si intende acquistare: «Il muro psicologico del cittadino italiano medio è quello dei 100mila chilometri - ha spiegato il comandante del nuclo di polizia tributaria, maggiore Antonio Federico - superati i quali un vettura viene considerata un acquisto pericoloso». Ad esempio in una concessionaria di auto in Liguria era stato taroccato il contachilometri di un suv da 160mila a 20mila chilometri. I tecnici denunciati, una decina, lavoravano «autonomamente» chiedendo per ogni intervento di manomissione cifre che oscillavano dai 200 ai 300 euro. Uno dei titolari degli autosaloni si è giustificato dicendo che riportare le lancette delle auto indietro era una pratica utilizzata da tutti i rivenditori della sua zona: «Se non lo facevo io - si è giustificato- lo facevano gli altri diventando così più competitivi di me nelle vendite».

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