Il Tirreno

La Massa critica

Mario Lancisi
La Massa critica

Una dura battaglia nella città più in declino

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MASSA. Il candidato del Pd Fabrizio Neri, 55 anni, devotissimo della Madonna, sulla sua agenda alla data del 18 aprile ha appuntato: Medjugore. «Dopo le fatiche elettorali vorrei andare in pellegrinaggio in uno dei santuari mariani più noti al mondo», sorride il sindaco. Che ovviamente in cuor suo pensa di battere i suoi sette avversari già al primo turno senza bisogno di ricorrere al ballottaggio, che si terrà il 27 maggio. Non sarà però facile per lui ripetere il successo del 2003 quando vinse al primo colpo con un risultato quasi bulgaro: 64,18%. Stavolta la sfida è più complicata, incerta.
 E il Pd si divide. Intanto perché alcuni partiti che lo appoggiarono cinque anni fa, come i Verdi e il Pdci, questa volta gli hanno voltato le spalle. Ma soprattutto perché il Pd (Ds e Margherita nel 2003 presero oltre il 50% dei voti) si è spaccato.
 L'ex sindaco Roberto Pucci, 61 anni, direttore dell'Apet, l'agenzia di promozione economica della Toscana (il contratto gli è stato rinnovato dal governatore Claudio Martini, nell'ottobre scorso), ha deciso infatti di scendere in campo. Ha chiesto le primarie all'interno del Pd, ma gli sono state negate. Così ora guida una lista che raggruppa la Sinistra arcobaleno, frange del Pd e personalità della società civile. C'è chi lo accredita di un 20-25% di voti. Lui non ci sta: «Io i calcoli elettorali non li ho mai sbagliati e sono sicuro di partire da un 30-35. Me la vedrò al ballottaggio con Neri, saranno le primarie negate», si infervora Pucci.
 Pucci contro Neri. Strano duello quello tra Neri e Pucci. Il primo è stato vicesindaco del secondo. Pucci poi cacciò Neri. A sua volta quest'ultimo, nel 2003, si è preso la rivincita e, cacciato come vice, è tornato in Comune da sindaco. E Pucci, che sembrava avviato ad una dorata carriera da manager regionale, se ne torna nella sua Massa per sfidare il suo vice di ieri. Lacerando il Pd: su 7mila votanti alle primarie per l'elezione dei vertici locali 5mila hanno votato Andrea Rigoni e i suoi uomini, ma 2mila si sono schierati con i pucciani, che non è un risultato da poco.
 Faide e frammentazione. Faide interne, Pd ferito. Ma da queste parti è abbastanza normale, osserva preoccupato Rigoni: «Se Massa fatica a crescere è perché la classe politica è troppo litigiosa. L'importante spesso è impedire agli altri di fare».
 Se la vecchia Unione si presenta divisa (un ex esponente della Margherita come Marco Andreani non è entrato nel Pd, ma si è fatto una lista di centro), anche nel centrodestra le acque sono agitate. L'Udc sta con Andreani. La Destra corre per conto proprio con Stefano Benedetti candidato. E anche la Lega si presenta da sola sotto la guida di Andrea Barabotti.
 I sogni dell'ex missino. Il Pdl mette insieme An e Forza Italia, che nel 2003 conquistarono poco più del 15%, ma il candidato a sindaco Corrado Amorese, 55 anni, spedizioniere marittimo e armatore fedelissimo di Gianni Alemanno, ex militante del Msi («il fascismo ha realizzato anche cose buone come le leggi sociali e la modernizzazione del Paese», distingue), coltiva sogni di gloria. «Punto a raggiungere il 25% e se vado al ballottaggio mi si aprirà una autostrada davanti perché a quel punto si romperanno gli attuali equilibri politici».
 Ballando sul Titanic. Tra faide interne, frammentazioni e sogni eccessivi la classe politica massese dà come l'impressione di ballare sul Titanic. La città è invasa dai manifesti della facce della miriade di candidati, uno ogni cento votanti. Manifesti colorati, un grande luna park, una giostra festosa. Tutti alla caccia del voto. Casa per casa, bar dopo bar, negozio su negozi. Ma mentre i politici ballano il Titanic, cioè la città, rischia di affondare. «Massa? Provincia di Enna», polemizza il candidato della Lega nord. Provocazioni leghiste. Enna è lontana, ma anche Massa nel corso degli anni, dopo la fine dell'economia delle partecipazioni statali (dalla Montedison alla Farmoplant), si è isolata dalla Toscana più ricca. E' al nord della regione, ma i dati economici sono da profondo sud. «E' una città che si è molto impoverita. Ai politici chiedo impegno per l'occupazione e la redistribuzione equa dei beni», dichiara il vescovo Eugenio Binini.
 2007, anno nero. Alla Camera di commercio, dove stanno predisponendo l'annuale rapporto sull'economia massese, che sarà presentato il 9 maggio, si respira un'aria di sconforto. Nel 2006 infatti erano stati registrati segnali di ripresa, dopo il vero e proprio declino del periodo precedente, ma nel corso del 2007 l'economia è ripiombata in basso. «Se nautica e cantieristica sono i settori relativamente più in salute rispetto agli altri, il comparto del lapideo ha cominciato, nell'ultimo trimestre dello scorso anno, a mostrare segni di cedimento sui mercati esteri ed anche sul versante dell'occupazione. Nel 2007 sono andati male, anzi, malissimo, il turismo e il commercio», anticipa al Tirreno il presidente della Camera di commercio Norberto Ricci.
 Sognando la Versilia. Tra le province toscane quella di Massa Carrara è quella con il tasso più alto di disoccupazione: 7,8% contro il 5,2 regionale. Forse anche per questo le offerte di lavoro vanno a gonfie vele. E il miraggio è quello del posto fisso, in una città dove, come sottolinea Paolo Guerra della Cgil, la più grande azienda è l'Asl con 1376 dipendenti. Seguono poi il Comune di Massa con 350 addetti e le amministrazioni statali con 450. «Massa ha perso l'autobus quando non ha seguito la strategia fissata dalla Regione nel 1988. Vent'anni sprecati», sottolinea Luigi Badiali, ex assessore regionale massese.
 «La sfida per il rilancio passa dal turismo, del nuovo porto e dal porto turistico. Non si capisce perché la nostra costa non possa avere lo stesso appeal di quella versiliese», dice Rigoni.
 Ma accanto ai problemi annosi - turismo, porto, erosione della costa, reindustrializzazione, rifiuti (che vengono portati a Livorno e Pisa...) - sulla città, conclude il parlamentare Fabio Evangelisti, incombe anche una sorta di questione morale, il recupero cioè di «credibilità e trasparenza di un'intera classe dirigente».

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