Sicurezza
Case-fantasma, attenzione alle supermulte
Giovanna Mezzana
C'è tempo fino al 28 giugno: poi scattano le sanzioni fino a 2.500 euro
4 MINUTI DI LETTURA
MASSA-CARRARA. Se avete apportato sostanziali modifiche al vostro immobile e non vi siete ancora messi in regola con l'ex catasto (oggi Agenzia del Territorio), è il momento di farlo. Avete tempo sino al 28 giugno. Segnatavi la scadenza in agenda perché se sarà l'ente controllore a dover regolarizzare d'ufficio la posizione della vostra proprietà immobiliare rischiate sanzioni tra 2.000 e 2.500 euro. Secondo un'indagine condotta a livello nazionale dall'Agenzia del Territorio, nella nostra provincia sono 5.517 i fabbricati la cui costruzione o il cui ampliamento non è stato regolarmente dichiarato.
Ma come ha fatto l'Agenzia del Territorio a sapere quante sono le case fantasma?
GLI 007 DEL CATASTO. Finalizzata al completo censimento dei fabbricati, la legge n. 31 del 28 febbraio 2008 (che ha recepito e modificato decreti-legge) ha stabilito che l'ex catasto proceda all'individuazione dei fabbricati non dichiarati. L'Agenzia del Territorio può avvalersi - lo stabilisce la normativa - della collaborazione dell'Agea (Agenzia per le erogazioni in agricoltura). Il processo di verifica è partito. L'intercettazione delle case "invisibili" è avvenuto mediante foto-identificazioni (immagini scattate dall'alto, in volo) che sono state poi sovrapposte alle "mappature" delle banche-dati del catasto. Risultato: in Italia ci sono 1 milione e 200 mila case fantasma; quando l'attività di accertamento sarà conclusa (sono stati passati al setaccio 4.238 comuni su 8.103), si stima che si possa raggiungere quota 2 milioni. I comuni apuani sono tra quelli già "radiografati". In Toscana ci collochiamo a un livello intermedio, al 6º posto sulle nove province, con le nostre 5.517 case che non compaiono sulla carta; apre la classifica Arezzo con 22mila edifici, la chiude Prato con 1.500.
QUALI SONO E DOVE LE CASE FANTASMA. I comuni della provincia compaiono nella lista nera (pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del 28 dicembre 2007) dei comuni nei quali è stata accertata la presenza di immobili che hanno perso i requisiti di ruralità. Perché è qui "che cade l'asino": ex case coloniche che sono diventate ville, fienili che si sono trasformati in dependance, "ex-casine" degli attrezzi che - ampliate - sono diventate ben altra cosa. Non ci sarebbe nulla di male se i proprietari non si fossero "dimenticati" di comunicare al catasto le sopravvenute modifiche. Svista o colpevole dimenticanza? «Il problema nasce dal fatto che il requisito di ruralità non è più dell'immobile - spiega Alessandro Pacciani del consiglio direttivo del collegio dei Geometri di Massa-Carrara e delegato della commissione Catasto - ma del proprietario: solo all'imprenditore agricolo sono riconosciuti i requisiti di ruralità dell'immobile».
Si stima che la maggior parte delle case fantasma siano situate in Lunigiana. Ma non è detto: c'è chi sostiene che potrebbero esserci immobili da regolarizzare anche nelle pregiatisse aree della riviera, cioé zona di Ronchi o, per Carrara, verso Monteverde e Marasio.
L'Agenzia del Territorio non esclude che nelle rilevazioni possa esserci margine di errore. «Una bella catasta di legna coperta da tettoia dall'alto può apparire un fabbricato», conferma il geometra Pacciani. «5.500 mi pare una stima vicino alla realtà - aggiunge Tiziana Marrazzo, segretaria del consiglio del collegio apuano dei geometri -: potrebbero essere di più, presumo non di meno».
COSA FARE. La prima cosa da fare è: controllare se il nostro immobile compare nella lista nera. C'è chi dice che si può fare comodamente da casa: l'Agenzia del Territorio invita a farlo direttamente dal suo sito (www.agenziaterritorio.it). Noi ci abbiamo provato, ma ci pare che tra particelle (in cui è diviso il territorio), fogli e numeri, denominatori e subalterni sia auspicabile l'aiuto di un esperto. «Il cittadino deve mettersi in testa che non può evitare di mettersi in regola - avverte il geometra Pacciani - Le sanzioni pecuniarie potrebbero arrivare dopo sei mesi dalla scadenza prevista per la regolarizzazione, ma arriveranno. E saranno di 2.000-2.500 euro: tra sanzione, diritti riconosciuti a favore del catasto, e rimborso spese per l'accertamento d'ufficio».
Si paga tutto, anche il pregresso.
E allora vale la pena di contattare un professionista (se ne desume che arriverà lavoro per architetti e soprattutto geometri) che si occupi del nostro immobile. La scadenza, non più di 90 giorni ma di sette mesi dalla pubblicazione in G.U (cioè dal 28 dicembre 2007), è prorogata al 28 giugno. È probabile che anche i Comuni si attivino nei confronti del contribuente: il mattone che non c'è comporta un mancato incasso per le casse pubbliche.
Ma come ha fatto l'Agenzia del Territorio a sapere quante sono le case fantasma?
GLI 007 DEL CATASTO. Finalizzata al completo censimento dei fabbricati, la legge n. 31 del 28 febbraio 2008 (che ha recepito e modificato decreti-legge) ha stabilito che l'ex catasto proceda all'individuazione dei fabbricati non dichiarati. L'Agenzia del Territorio può avvalersi - lo stabilisce la normativa - della collaborazione dell'Agea (Agenzia per le erogazioni in agricoltura). Il processo di verifica è partito. L'intercettazione delle case "invisibili" è avvenuto mediante foto-identificazioni (immagini scattate dall'alto, in volo) che sono state poi sovrapposte alle "mappature" delle banche-dati del catasto. Risultato: in Italia ci sono 1 milione e 200 mila case fantasma; quando l'attività di accertamento sarà conclusa (sono stati passati al setaccio 4.238 comuni su 8.103), si stima che si possa raggiungere quota 2 milioni. I comuni apuani sono tra quelli già "radiografati". In Toscana ci collochiamo a un livello intermedio, al 6º posto sulle nove province, con le nostre 5.517 case che non compaiono sulla carta; apre la classifica Arezzo con 22mila edifici, la chiude Prato con 1.500.
QUALI SONO E DOVE LE CASE FANTASMA. I comuni della provincia compaiono nella lista nera (pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del 28 dicembre 2007) dei comuni nei quali è stata accertata la presenza di immobili che hanno perso i requisiti di ruralità. Perché è qui "che cade l'asino": ex case coloniche che sono diventate ville, fienili che si sono trasformati in dependance, "ex-casine" degli attrezzi che - ampliate - sono diventate ben altra cosa. Non ci sarebbe nulla di male se i proprietari non si fossero "dimenticati" di comunicare al catasto le sopravvenute modifiche. Svista o colpevole dimenticanza? «Il problema nasce dal fatto che il requisito di ruralità non è più dell'immobile - spiega Alessandro Pacciani del consiglio direttivo del collegio dei Geometri di Massa-Carrara e delegato della commissione Catasto - ma del proprietario: solo all'imprenditore agricolo sono riconosciuti i requisiti di ruralità dell'immobile».
Si stima che la maggior parte delle case fantasma siano situate in Lunigiana. Ma non è detto: c'è chi sostiene che potrebbero esserci immobili da regolarizzare anche nelle pregiatisse aree della riviera, cioé zona di Ronchi o, per Carrara, verso Monteverde e Marasio.
L'Agenzia del Territorio non esclude che nelle rilevazioni possa esserci margine di errore. «Una bella catasta di legna coperta da tettoia dall'alto può apparire un fabbricato», conferma il geometra Pacciani. «5.500 mi pare una stima vicino alla realtà - aggiunge Tiziana Marrazzo, segretaria del consiglio del collegio apuano dei geometri -: potrebbero essere di più, presumo non di meno».
COSA FARE. La prima cosa da fare è: controllare se il nostro immobile compare nella lista nera. C'è chi dice che si può fare comodamente da casa: l'Agenzia del Territorio invita a farlo direttamente dal suo sito (www.agenziaterritorio.it). Noi ci abbiamo provato, ma ci pare che tra particelle (in cui è diviso il territorio), fogli e numeri, denominatori e subalterni sia auspicabile l'aiuto di un esperto. «Il cittadino deve mettersi in testa che non può evitare di mettersi in regola - avverte il geometra Pacciani - Le sanzioni pecuniarie potrebbero arrivare dopo sei mesi dalla scadenza prevista per la regolarizzazione, ma arriveranno. E saranno di 2.000-2.500 euro: tra sanzione, diritti riconosciuti a favore del catasto, e rimborso spese per l'accertamento d'ufficio».
Si paga tutto, anche il pregresso.
E allora vale la pena di contattare un professionista (se ne desume che arriverà lavoro per architetti e soprattutto geometri) che si occupi del nostro immobile. La scadenza, non più di 90 giorni ma di sette mesi dalla pubblicazione in G.U (cioè dal 28 dicembre 2007), è prorogata al 28 giugno. È probabile che anche i Comuni si attivino nei confronti del contribuente: il mattone che non c'è comporta un mancato incasso per le casse pubbliche.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
