Sicurezza
La doppia faccia di Sandro "il prete"
Giuliano Fontani
Un viaggio ad Arcore e cambiò casacca
5 MINUTI DI LETTURA
FIVIZZANO. Cambia tutto anche in questo paese che sembra non toccato dal tempo. Dal fontanone di piazza Medicea non esce lo zampillo dell'acqua, il caffè Elvetico ha rinunciato al vecchio bancone di legno, i simboli del potere politico di una volta, lo scudocrociato e la falce con il martello hanno lasciato il posto a nuove immagini. Adesso si fronteggiano in via Roma: a fianco del manifesto con il faccione sorridente del neo presidente della Provincia, l'ulivista Osvaldo Angeli, c'è la sede della Casa delle libertà con la foto, in vetrina, di un pensoso Sandro Bondi contornato dal tricolore e dal vessillo americano: «Auguri di buon lavoro al coordinatore nazionale di Forza Italia» gli hanno scritto i militanti. «Sì, di auguri ne ha bisogno - dice il professor Loris Iacopo Bononi, presidente dell'Accademia degli Imperfetti e uomo-motore della Lunigiana colta - perché Sandro è un bravo ragazzo e non lo vedo adatto a condurre battaglie politiche così aspre». Il nuovo leader di Forza Italia, a Fivizzano, lo conoscono tutti. Ma non tutti ne hanno la stessa idea. Dire che il suo repentino passaggio dall'altra parte della barricata, da ultimo e unico sindaco comunista, alla guida del partito di Berlusconi, ha fatto discutere è un eufemismo. Ma non è di questo che la gente vuole parlare, perché - come dice un suo ex compagno di scuola. Nicola Brunetti, che adesso gestisce un supermercatino del centro - i politici spesso cambiano idea e tradiscono i loro elettori. Piuttosto sorprendono i toni che Bondi usa adesso, il totale appiattimento sul del leader. «Io ho votato Forza Italia - dice ancora Brunetti - ma come fa a metterlo sullo stesso piano affettivo della sua famiglia...» Questo non lo capisce nessuno. Però c'è chi è disposto ad affrontare argomenti spinosi. Bondi qui non è visto solo come il «ventriloquo» di Berlusconi. Lo ricordano misurato, abituato a parlare un linguaggio felpato anche in tempi in cui non se la passava bene. I genitori gestivano un bar a Gassano, lui si era laureato e aveva appena lasciato una ragazza del paese dopo sette anni di fidanzamento. Si guadagnava da vivere vendendo le dispense delle enciclopedie e le polizze dell'Unipol. Aveva un ufficio in una specie di sottoscala nel palazzo di Aulla che ospitava la taverna Iori. Una stanza angusta e con poca luce. La dottoressa Francesca Guastalli, ex compagna di partito di Bondi, va dritto al cuore del problema: «Io non sarei mai stata capace di fare il ribaltone che ha fatto lui. Però bisogna guardare la realtà. Sandro ha conosciuto la miseria, ha studiato, era consapevole del suo valore. E queste cose non gli furono riconosciute». Francesca Guastalli ha condiviso con Bondi anche un'altra esperienza. Furono entrambi collaboratori del «Tirreno», insieme al compianto Roberto Ghinetti, anch'egli laureato, ghermito dal male in giovane età. Ghinetti, con quegli occhietti mobili e vispi, la voce diafana, qualche volta lo prendeva in giro per quel suo modo cerimonioso, quasi curiale. Lo chiamava affettuosamente «il prete» e qualche volta, nelle circostanze più importanti, lo promuoveva «monsignore». Bondi scriveva di tutto, ma la sua passione erano i temi religiosi. «E' vero, tutti avrebbero detto che sarebbe finito in seminario - ricorda Paolo Marini, gassanese come Bondi, suo testimone di nozze, attuale segretario della Cgil apuana - perché grande era il suo interesse per le cose religiose, come dimostra anche la sua tesi di laurea su un eretico frate francescano del Cinquecento. Però guardava alla sinistra, non vide di buon occhio la nascita della giunta di compromesso storico. L'avrebbe voluta affondare - ed io con lui - ma quando si trattò di votare si allineò alla maggioranza. Lo fece per disciplina di partito». Disciplina o i primi sintomi di una disinvoltura da acrobata della politica? «Ma quale disciplina di partito... - risponde Alberto Putamorsi, socialista, attualmente vice presidente della Provincia -. Era il segno della sua doppiezza politica. La sera discuteva, era d'accordo con noi, poi parlava con Amedeo Boiardi, che era il deus ex machina della politica fivizzanese e nel giro di 12 ore cambiava diametralmente posizione. Si convinceva della bonta della nuova linea al punto da metabolizzarla. Ma attenzione: a patto che la nuova idea coincidesse con quella di chi contava. Perché Bondi ha sempre sentito il bisogno di servire qualcuno, di avere un faro e di sposare interamente le sue teorie. Avveniva con Boiardi, figuratevi con Berlusconi...» Bondi cessò di scrivere per il nostro giornale alla vigilia delle votazioni che lo videro eletto nel consiglio comunale di Fivizzano. Non gli sfuggì, quella volta, il «conflitto di interessi» e si fece da parte. Continuò a vendere polizze dell'Unipol anche quando era capogruppo del Pci eppoi sindaco e spesso - ricordano la madre, Maria Bertoli e il padre Renzo, che vivono ancora a Gassano - manifestava l'intenzione di chiudere con la politica. Il partito l'aveva stufato. Voleva un posto da funzionario ma non lo contentarono. Conobbe Pietro Cascella, il grande scultore ex comunista che stava realizzando il mausoleo di Berlusconi nel giardino di Arcore. Uno sfogo, una confidenza, il viaggio insieme a villa San Martino. Un incontro e una folgorazione: «Ma come fa uno intelligente come lei a essere comunista...» furono le prime parole del Cavaliere. Scoccò la scintilla. Nel frattempo lo scalpitante Bondi aveva lasciato la fidanzata e si era messo con una ragazza conosciuta all'Unipol, Gabriella Podestà, che era stata sua compagna di liceo e che diventerà sua moglie e la madre di un bambino, Francesco, che adesso ha cinque anni. Ma prima ancora aveva concluso gli studi. «Una bella tesi di laurea - ricorda il relatore, il professor Paolo Cristofolini, insegnante alla Normale di Pisa -. Ma io ricordo un altro Sandro, non quello di adesso. Mi piacerebbe parlargli di Benedetto Croce, della contrapposizione che faceva tra Servil e Liberal...» Spesso bisogna cambiare idea per non cambiare partito. Ma Bondi ha fatto di più, anche se non tutti credono che la conversione sia stata così radicale. E qui il filo del ragionamento si perde nel labirinto dei giudizi. Bondi si dice convinto, anche oggi, di essere dalla parte giusta, di chi vuole il rinnovamento, lo sviluppo, un benessere diffuso. Il messaggio, sibillino, è affidato a Osvaldo Angeli, attuale presidente della Provincia e suo compagno nella segreteria del Pci lunigianese. «Bondi - dice Angeli - è sempre stato comunista. L'ho incontrato pochi anni fa, quando fu eletto deputato di Forza Italia. Mi avvicinai per salutarlo e lui mi disse: «Osvaldo, io sono sempre di quella idea.....».
(18-09-2003)
(18-09-2003)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
