Il dolore
Colpito a morte dal compagno di caccia
Fabrizio Palagi
Erano in una battuta al cinghiale, inutile il trasferimento in elicottero a Pisa
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ZERI. Colpito al fianco da una fucilata durante una battuta di caccia, muore tre ore dopo al pronto soccorso dell’ospedale di Pisa. La vita di Rosario Amodeo, 46enne di Massa, è finita ieri attorno alle 16 nelle sale del dipartimento emergenze-urgenze dove era stato trasportato in elicottero dopo il tragico incidente avvenuto poco dopo le 12,30 nei boschi di Codolo dove Amodeo era impegnato assieme ad altri compagni in un appostamento al cinghiale. Inutili i tentativi dei medici di strapparlo alla morte: la ficilata gli aveva devastato un fianco, causandogli una inarrestabile emorragia. Teatro della tragedia, la zona boscosa denominata “La Iara”, a metà della strada che da Pontremoli sale a Zeri: un posto ricco di vegetazione, principalmente castagni e faggi. Assieme a una cinquantina di compagni, tutti appartenenti alla squadra 40 dell’Atc 13 Massa Carrara, Amodeo vi era giunto alle prime luci dell’alba per effettuare una battuta al cinghiale.
Dopo una veloce riunione, il gruppo dei cacciatori ha iniziato a raggiungere le postazioni assegnate e quindi attendere il passaggio dei cinghiali. Il resto della mattinata è trascorso normalmente, con gli uomini impegnati nelle varie operazioni di caccia. Poi, dopo una breve pausa, il gruppo ha iniziato la seconda battuta: attorno alle 12,30, improvvisa la tragedia. I cacciatori erano presumibilmente disseminati in una vasta area e ciascuno di loro doveva occupare un punto preciso, al fine di evitare incidenti. Come invece è avvenuto. Uno sparo tra la vegetazione, uno come chissà quanti altri in una battuta di caccia, il cui bersaglio non è stato però quello sperato: un improvviso grido di dolore, un urlo umano che ha gelato il sangue di tutti coloro che lo hanno udito, è stato il segnale inequivocabile che qualcosa di orribile stesse accadendo.
Rosario Amodio è finito a terra, colpito al fianco da un colpo di carabina per la caccia al cinghiale, forse un calibro 30/06, esploso da un altro cacciatore, pare uno spezzino di 46 anni (ma su chi ha sparato viene mantenuto da tutti uno strettissimo riserbo dato che la Procura ha avviato un’indagine per omicidio colposo): l’uomo, sempre cosciente, è stato soccorso dai compagni, alcuni dei quali vedendo la gravità della ferita, hanno velocemente telefonato al 118 i cui operatori hanno inviato sul posto una autoambulanza di Pontremoli, allo stesso tempo facendo alzare da Cinquale l’elisoccorso Pegaso 3. Dopo pochi minuti il velivolo era sulla verticale dell’incidente di caccia, ma la fitta vegetazione impediva l’atterraggio. Anche i sanitari dell’ambulanza hanno avuto difficoltà a raggiungere il ferito, al punto che sono stati costretti a farsi aiutare da un residente di Codolo, Lino Tamagna, il quale ha caricato sul suo trattore i soccorritori e l’equipaggiamento.
Arrivati sul posto, i sanitari hanno praticato le prime cure al ferito, poi issato con il verricello sull’elicottero. In pochi minuti il velivolo ha raggiunto il pronto soccorso di Pisa: ma le condizioni di Amodeo erano nel frattempo peggiorate. Troppo il sangue perduto. È stato tentato un disperato intervento chirurgico per arginare l’emorragia. tutto inutile: attorno alle 16, lo sfortunato cacciatore ha cessato di vivere. La notizia ha raggiunto in breve i compagni di squadra che, affranti, stavano rientrando a casa. Francesco Gussoni, pontremolese e capo della squadra 40 cui apparteneva Rosario Amodeo, è comprensibilmente sconvolto. «Una battuta come tante altre - dice - in cui tutti sanno cosa fare e come comportarsi. Un tragico incidente, purtroppo, dovuto a chissà quale fatalità».
Dopo una veloce riunione, il gruppo dei cacciatori ha iniziato a raggiungere le postazioni assegnate e quindi attendere il passaggio dei cinghiali. Il resto della mattinata è trascorso normalmente, con gli uomini impegnati nelle varie operazioni di caccia. Poi, dopo una breve pausa, il gruppo ha iniziato la seconda battuta: attorno alle 12,30, improvvisa la tragedia. I cacciatori erano presumibilmente disseminati in una vasta area e ciascuno di loro doveva occupare un punto preciso, al fine di evitare incidenti. Come invece è avvenuto. Uno sparo tra la vegetazione, uno come chissà quanti altri in una battuta di caccia, il cui bersaglio non è stato però quello sperato: un improvviso grido di dolore, un urlo umano che ha gelato il sangue di tutti coloro che lo hanno udito, è stato il segnale inequivocabile che qualcosa di orribile stesse accadendo.
Rosario Amodio è finito a terra, colpito al fianco da un colpo di carabina per la caccia al cinghiale, forse un calibro 30/06, esploso da un altro cacciatore, pare uno spezzino di 46 anni (ma su chi ha sparato viene mantenuto da tutti uno strettissimo riserbo dato che la Procura ha avviato un’indagine per omicidio colposo): l’uomo, sempre cosciente, è stato soccorso dai compagni, alcuni dei quali vedendo la gravità della ferita, hanno velocemente telefonato al 118 i cui operatori hanno inviato sul posto una autoambulanza di Pontremoli, allo stesso tempo facendo alzare da Cinquale l’elisoccorso Pegaso 3. Dopo pochi minuti il velivolo era sulla verticale dell’incidente di caccia, ma la fitta vegetazione impediva l’atterraggio. Anche i sanitari dell’ambulanza hanno avuto difficoltà a raggiungere il ferito, al punto che sono stati costretti a farsi aiutare da un residente di Codolo, Lino Tamagna, il quale ha caricato sul suo trattore i soccorritori e l’equipaggiamento.
Arrivati sul posto, i sanitari hanno praticato le prime cure al ferito, poi issato con il verricello sull’elicottero. In pochi minuti il velivolo ha raggiunto il pronto soccorso di Pisa: ma le condizioni di Amodeo erano nel frattempo peggiorate. Troppo il sangue perduto. È stato tentato un disperato intervento chirurgico per arginare l’emorragia. tutto inutile: attorno alle 16, lo sfortunato cacciatore ha cessato di vivere. La notizia ha raggiunto in breve i compagni di squadra che, affranti, stavano rientrando a casa. Francesco Gussoni, pontremolese e capo della squadra 40 cui apparteneva Rosario Amodeo, è comprensibilmente sconvolto. «Una battuta come tante altre - dice - in cui tutti sanno cosa fare e come comportarsi. Un tragico incidente, purtroppo, dovuto a chissà quale fatalità».
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