Il Tirreno

Processi, da 4 a 11 anni per avere la sentenza

Maurizio Centini
Processi, da 4 a 11 anni per avere la sentenza

In tribunale mancano tecnologie, giudici, cancellieri e personale ausiliario

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MASSA. È emergenza a palazzo di giustizia. Se i tribunali d'Italia sono al collasso, quello di casa nostra non sta meglio. Anzi. Nei corridoi della costruzione di piazza De Gasperi si lavora in continuo stato di disagio, precarietà, difficoltà. Mancano fondi, manca personale di ogni livello, mancano strumenti tecnologici. I giudici sono oberati di lavoro e le loro agende sono zeppe di appuntamenti. Capita che abbiano a ruolo anche una decina di cause in un giorno, salvo poi essere costretti a rinviarne la maggior parte ad altra (lontana) data perché alle 13,30 il personale di cancelleria finisce il proprio turno, venendo così a mancare colui che redige gli atti, mentre dal canto suo il magistrato sarebbe disponibile ad andare avanti a oltranza.

 Mille cause per ogni giudice. La sezione del civile ordinario, come spiegò tempo fa il presidente del tribunale Carlo Vallini, secondo una recente statistica, approssimata per difetto, ha pendenti quasi 4mila procedimenti. «Con l'abolizione dei Goa (i giudici onorari) - aveva spiegato il presidente - altre 600 vecchie cause sono recentemente arrivate dalla sezione stralcio a gravare sulla sezione. Il tribunale riesce a tirare avanti, tra lentezze e problemi, solo grazie alla buona volontà di taluni giudici, cancellieri e personale ausiliario, che si accollano turni di lavoro pesanti e perfino mansioni e compiti che non sono i loro».

 Cause di lavoro. Le cause di lavoro - spiega l'avvocato Gian Luigi Fondi di Carrara - «sono in continuo aumento e vanno a intasare sempre di più l'agenda, già zeppa, dei giudici. Il che fa allungare i tempi delle cause stesse, dilatando la distanza delle date di due udienze successive di uno stesso procedimento e, di conseguenza, anche le rispettive sentenze». Dunque la materia del lavoro, «che per la sua natura delicata trovava prima nei tribunali percorsi più veloci grazie all'urgenza che le era riconosciuta», dice ancora Fondi, è ridotta ora alla stregua di qualsiasi altro capitolo di diritto civile.
 La situazione - spiega ancora Fondi - «non migliora per le cause di mobbing o di reintegro nell'attività lavorativa. Così le cause di lavoro si protraggono mediamente per 5/6 anni prima di giungere a sentenza».

 Cause penali. L'amministrazione dei procesi penali è anch'essa impantanata nei lacci che causano i ritardi strutturali della giustizia, ma in maniera meno pesante di quello civile. «La durata dei procedimenti per reati penali è a Massa mediamente di 2-2,5 anni, a fronte di una media nazionale di circa 3 anni. Ma il settore penale - come ben spiega l'avvocato Dino Del Giudice - ha, per sua stessa natura, una peculiarità che alleggerisce il peso di ritardi e lentezze: il fatto che una delle due parti in causa veda di buon occhio - e addirittura auspichi - il massimo ritardo della sentenza. Infatti, mentre nel processo civile ciascuna delle parti in causa richiede la sentenza nella speranza di veder prevalere la tesi che le dà ragione, nel settore penale è la parte offesa da un reato a richiedere al più presto giustizia, mentre se il presunto reo è davvero il reo, a costui fa gioco ogni ritardo e, addirittura, punta alla caduta in prescrizione del suo reato».

 In questo settore, spiega ancora Del Giudice, vista la carenza di organico dei magistrati giudicanti, «è facilissimo il ricorso al rinvio dell'udienza, che è minimo di 3/4 mesi». Poi chiosa: «Una prescrizione del reato è una sconfitta della giustizia e una beffa che si va ad aggiungere al danno per la vittima di un delitto».

 Mancanza di organizzazione. In Tribunale c'è - a detta di alcuni avvocati massesi - disorganizzazione strutturale e logistica. «Se ufficiali giudiziari e ufficio del giudice di pace fossero nello stesso immobile del tribunale - spiega l'avvocato Alberto Rimmaudo - si risparmierebbe tempo e non si dovrebbe correre da una parte all'altra, o chiedere rinvii per l'impossibilità di partecipare a udienze che si tengono contestualmente innanzi al giudice di pace o in Tribunale». Lo stesso dicasi per le incombenze delle notifiche, quando ci sono udienze in Tribunale.

 Decreti ingiuntivi. Spesso i decreti ingiuntivi, spiega ancora volta l'avvocato Rimmaudo, «che dovrebbero essere decisi entro 30 giorni, superano abbondantemente tale termine. Altrove è stata sperimentata la procedura on line e il provvedimento viene reso in 48 ore».

 Sentenze. Le sentenze, attese per anni dai ricorrenti, talvolta hanno un ulteriore ritardo che sa di beffa amara. Capita infatti che i giudici - racconta ancora Rimmaudo - «emettano una sentenza e che questa resti "sconosciuta" agli interessati perché manca il personale per la battitura della stessa. Per altre ancora, invece, il deposito non viene nemmeno comunicato e gli avvocati devono fare la fila in cancelleria. E non mancano i casi di legali che, scaduto il termine per l'appello, hanno visto passare in giudicato sentenze che neppure avevano letto».
  

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