Il dolore
Niente posta, mancano i portalettere
Il sindacato denuncia una grave e cronica carenza di personale
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MARINA DI MASSA. Niente da fare: le Poste non riescono a dare un servizio di recapito della corrispondenza continuo, costante e sicuro. Almeno a Marina di Massa, dove ormai la consegna della posta è un terno al lotto, dove il passaggio del postino è diventato oggetto di divinazione come nell’antichità il volo degli uccelli, dove l’attesa di una missiva importante viene vissuta con l’ansia che si prova di fronte all’imponderabile forza del destino. Insomma, la posta come scommessa quotidiana. Il disservizio, reiterato e con andamento a singhiozzo, ha fatto da tempo inferocire la gente di Marina. Le proteste vengono registrate puntualmente da giornali e tv locali, ma anche dai sindacati delle Poste, negli uffici dei quali molte persone riversano la loro veemente protesta. Ma cosa succede nelle stanze di Poste Italiane? Perché questo pesante perdurare di disservizi? Questa incapacità di espletare un servizio importante ed essenziale che è alla base della vita della collettività?
Lo abbiamo chiesto al sindacato, la Slp-Cisl, nella persona del suo segretario provinciale Fabio Tognoni. E abbiamo scoperto una semplice quanto drammatica realtà che spiega il motivo di questa allarmante situazione: alle Poste manca personale. Tognoni è uno che le Poste le conosce bene. E che ancor meglio consoce la situazione della gestione dei portalettere, avendo egli stesso svolto quella mansione (di cui conserva tuttora la qualifica) per ben 15 anni. «L’unico problema sul fronte del recapito - esordisce Tognoni - è che nell’ufficio che serve la zona di Massa manca il personale. Le Poste hanno iniziato a riorganizzare gli uffici nel 2006 e hanno terminato nell’aprile scorso. Questo ha comportato che il Centro Primario di Distribuzione (Cpd) di Massa fosse strutturato con 53 zone di recapito, il che vuol dire 53 postini e personale per sostituire quelli assenti per malattia, ferie o altro. Ma se le Poste non integrano anche il personale che va in pensione o che viene destinato ad altri incarichi, se, in una parola, non assume altro personale succede che tutto quanto si blocca, va in tilt.
Capita magari che, per ovviare a un’assenza improvvisa, mettano in pista un poveretto inesperto di una certa zona con 150 chilogrammi di posta. E le conseguenze si vedono. E le pagano gli utenti incolpevoli». Tognoni non trova attenuanti a Poste Italiane: «Occorre garantire la consegna sistematica della posta. Se qualcuno si ammala ci deve essere chi lo sostituisce. Come mai questa azienda non capisce questa cosa così elementare? Per far funzionare le Poste ci vuole personale. Sembra che l’azienda non riesca a capire per tempo dove e quando verrà a manacare il personale e che quindi non vi provveda. Non c’è, nella dirigenza delle Poste, una visione in prospettiva, neanche a breve termine». Poi Tognoni esprime un dubbio che molti nutrono, magari senza dirlo a voce alta: «Sembra che le Poste abbiano come unico obiettivo quello di raggiungere gli obiettivi... finanziari».
Poi Tognoni fornisce qualche possibile soluzione al problema: «La soluzione vera è quella di assumere personale, ma mi pare valida anche quella portare il personale già in forza alle Poste nei propri luoghi di origine. Mi spiego: ci sono massesi che lavorano a Empoli o a Prato. Con quale voglia vanno a lavoro? Facciamoli invece rientrare a Massa, dove vivono, e sono convinto che non solo accetteranno con entusiasmo il trasferimento, ma che qui lavoreranno più volentieri e con maggior rendimento».
Lo abbiamo chiesto al sindacato, la Slp-Cisl, nella persona del suo segretario provinciale Fabio Tognoni. E abbiamo scoperto una semplice quanto drammatica realtà che spiega il motivo di questa allarmante situazione: alle Poste manca personale. Tognoni è uno che le Poste le conosce bene. E che ancor meglio consoce la situazione della gestione dei portalettere, avendo egli stesso svolto quella mansione (di cui conserva tuttora la qualifica) per ben 15 anni. «L’unico problema sul fronte del recapito - esordisce Tognoni - è che nell’ufficio che serve la zona di Massa manca il personale. Le Poste hanno iniziato a riorganizzare gli uffici nel 2006 e hanno terminato nell’aprile scorso. Questo ha comportato che il Centro Primario di Distribuzione (Cpd) di Massa fosse strutturato con 53 zone di recapito, il che vuol dire 53 postini e personale per sostituire quelli assenti per malattia, ferie o altro. Ma se le Poste non integrano anche il personale che va in pensione o che viene destinato ad altri incarichi, se, in una parola, non assume altro personale succede che tutto quanto si blocca, va in tilt.
Capita magari che, per ovviare a un’assenza improvvisa, mettano in pista un poveretto inesperto di una certa zona con 150 chilogrammi di posta. E le conseguenze si vedono. E le pagano gli utenti incolpevoli». Tognoni non trova attenuanti a Poste Italiane: «Occorre garantire la consegna sistematica della posta. Se qualcuno si ammala ci deve essere chi lo sostituisce. Come mai questa azienda non capisce questa cosa così elementare? Per far funzionare le Poste ci vuole personale. Sembra che l’azienda non riesca a capire per tempo dove e quando verrà a manacare il personale e che quindi non vi provveda. Non c’è, nella dirigenza delle Poste, una visione in prospettiva, neanche a breve termine». Poi Tognoni esprime un dubbio che molti nutrono, magari senza dirlo a voce alta: «Sembra che le Poste abbiano come unico obiettivo quello di raggiungere gli obiettivi... finanziari».
Poi Tognoni fornisce qualche possibile soluzione al problema: «La soluzione vera è quella di assumere personale, ma mi pare valida anche quella portare il personale già in forza alle Poste nei propri luoghi di origine. Mi spiego: ci sono massesi che lavorano a Empoli o a Prato. Con quale voglia vanno a lavoro? Facciamoli invece rientrare a Massa, dove vivono, e sono convinto che non solo accetteranno con entusiasmo il trasferimento, ma che qui lavoreranno più volentieri e con maggior rendimento».
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