Il Tirreno

in cava si muore

"Sono stato io a farlo diventare cavatore"

Il papà di Gian Paolo Salini non si dà pace. La mamma dell’imprenditore ricoverata per malore

4 MINUTI DI LETTURA





MASSA. Maria Assunta era andata a letto già da un po’, Andrea invece era rimasto a guardare un po’ di televisione sul divano ma si stava prendendo sonno anche lui. Era finita la serata per i coniugi Salini, non pensavano mai che invece era iniziato l’incubo. A mezzanotte Andrea è stato svegliato da una scampanellata: è andato a vedere chi era a quell’ora ma non ha visto nessuno. È rientrato a casa, ma mentre stava per richiudere la porta per andare a dormire un’altra scampanellata lo ha fatto precipitare ancora una volta fuori, quasi si sentisse che era capitato qualcosa di brutto...

Sono stati gli amici a dire ad Andrea che era successo un incidente a Gian Paolo. L’uomo si è vestito e insieme alla moglie è partito verso Forno: «Quando sono arrivato lassù e ho visto ambulanza, carabinieri e pompieri ho capito che per mio figlio non c’era più nulla da fare», racconta appoggiato all’edificio che custodisce le spoglie del suo ragazzo. È sotto choc Andrea Salini, cavatore sessantenne con gli occhi che sembrano di ghiaccio. Eppure è lui che fa coraggio al resto della famiglia, all’altro figlio che non ha voglia di parlare, alla moglie e a tutti quelli che lo avvicinano per le condoglianze. «L’ho visto - sospira - in quel sacco e non ho più la forza di guardarlo. Aveva la mano chiusa quasi volesse tentare di acciuffare un appiglio, ha provato a salvarsi ma non c’è riuscito».

«Domenica - continua - eravamo tutti riuniti al mare, abbiamo passato una bella giornata spensierati e allegri. Oggi piangiamo Gian Paolo». Qualche secondo di sospensione, forse per gustarsi gli ultimi frammenti di felicità, e il racconto prosegue: «A Ferragosto siamo stati in Trentino, una vacanza che Gian Paolo aveva voluto per godersi un po’ i bambini dopo mesi che lo avevano visto lavorare come un mulo». Uno che lavorava sodo, come ricordano tutti quelli che lo conoscevano. Con una passione per il marmo, trasmessa proprio da Andrea, cavatore in cooperativa. «Aveva studiato all’alberghiero ed era diventato cuoco - dice il capofamiglia -, gli piaceva cucinare e sembrava quella la sua strada. Invece un giorno l’ho portato con me in cava ed è stato amore a prima vista. Da allora non ha più voluto fare altro, finché quattro mesi fa si è messo in proprio con alcuni soci per guadagnare».

Salini senior non ha paura del futuro, anche se sa che Gian Paolo è una parte della sua vita che non c’è più. Nuora e nipoti non resteranno soli: «Staranno con noi - gli si inumidiscono gli occhi -, come hanno sempre fatto. Tutte le domeniche erano a casa nostra perché eravamo un tutt’uno. Con Michela si sono sposati giovani, poi è arrivato Nicolò e infine Beatrice. Loro sono la nostra esistenza e noi siamo la loro, in questo momento non possiamo perdere la testa».

Maria Assunta, moglie di Andrea e mamma di Gian Paolo, ha passato tutta la mattina accanto al figlio. Ha pianto, si è disperata ma non ha perso di vista la sua creatura quasi a voler esorcizzare la morte. Uno sforzo tremendo che l’ha sfiancata nel pomeriggio, quando digiuna e senza più voglia di lottare, è stata colta da un malore. È stata portata in reparto per le prime cure, ma ha soltanto bisogno di riposare. Anche il piccolo Nicolò ha avuto un piccolo malore - per precauzione è stato portato all’Opa -, quando il nonno gli ha detto che papà non c’era più.

Andrea aveva chiesto il permesso allo psicologo che aveva acconsentito, ma il ragazzino aveva già capito tutto (gli avevano detto che il babbo si era fatto male) e alla conferma dei suoi sospetti ha avuto un crollo. Niente di preoccupante, comunque. Gian Paolo Salini era originario di Bedizzano, dove la sua famiglia è molto conosciuta: lo zio Giuseppe era lo storico custode della scuola elementare. Il fratello Sergio ha un negozio di parrucchiere, Icons, nel centro storico di Carrara. Sconforto anche tra i soci della Escavazioni Bianco mix srl, società fondata da poco da Gian Paolo, che era anche il presidente. Maurizio Felsini non ha parole: «Quella cava l’abbiamo aperta da quattro mesi. Gian Paolo era un gran lavoratore, faceva di tutto. Era un lavoratore instancabile».

Oltre ai tre soci, la ditta avevamo assunto anche un operaio. Le esequie si terranno oggi pomeriggio alle 16 nella chiesa di Bedizzano, mentre il corteo funebre partirà alle 15.30 dall’obitorio.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

La manifestazione

Firenze, oltre 2.000 studenti in corteo: «Se ci togliete il futuro noi vi blocchiamo il presente»

di Redazione Firenze