Lutto
Ricominciata la vita di Sofia, la neonata salvata dall'Opa
Margherita Mazzarella
Operata con un intervento d'eccezione per asportarle un tumore al cuore
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MASSA. Sofia dorme placida nella sua culla all'ospedale Paquinucci. Sta bene, entro martedì potrebbe essere dimessa. Non sa, forse lo saprà un giorno, che è figlia di un quasi-miracolo: di un intervento chirurgico d'avanguardia che le ha salvato la vita. Sofia Monaco, pratese, un mese ancora da compiere, lo scorso 8 agosto è stata sottoposta - all'Opa di Montepepe - ad un delicato intervento di cardiochirurgia finalizzato ad asportare dal suo cuore una massa tumorale della grandezza di oltre due centimetri e già individuata in fase prenatale.
La piccola, nata alle 19,35 del 23 luglio con parto cesareo, è rimasta per oltre sei ore in sala operatoria, dove l'èquipe guidata dal dottor Bruno Murzi ha asportato dal suo muscolo cardiaco una massa insolitamente grande e posizionata quasi interamente all'interno del ventricolo sinistro. «Per asportare il tumore dal cuore della piccola è stato necessario estrarre quasi completamente il muscolo dal torace, - ha spiegato Murzi - tranciare sia l'aorta che la polmonare e poi procedere alla rimozione della massa dalla cavità. La particolarità di questo intervento è data dal fatto che la massa tumorale era piuttosto grande, e posizionata in modo tale da mettere a rischio il funzionamento di un ventricolo, che avrebbe potuto ostruirsi. In fase di intervento chirurgico non è stato facile procedere alla rimozione della massa tumorale - ha detto il cardiochirurgo - dato che intervenire su un muscolo piccolo come quello di un neonato è di per sé difficile, e lo diventa ancor di più in casi come questo, in cui anche l'ubicazione del corpo da estrarre è critica».
Questi tumori sono in parte sconosciuti - ha detto la dottoressa Giusti, un altro dei medici che ha seguito in ogni fase la vicenda di Sofia - perché sono piuttosto rari negli adulti, e dei veri casi eccezionali nei neonati: quel che certo è che una diagnosi prenatale come quella che è stata possibile per Sofia ed una modalità di intervento specifica come quella che è stata applicata nel suo caso possono bastare per salvare la vita dal bambino».
Il successo di questo intervento è stato possibile sia grazie alla diagnosi, nota fin dalla 26esima settimana di gravidanza, sia all'ottimo funzionamento di una rete sanitaria regionale che ha consentito a medici ed esperti di tutta la regione di collaborare ed intervenire. Ed, in effetti, alla vicenda della piccola Sofia hanno partecipato tutti: in primis i giovani genitori Serena e Mirko, ma anche e soprattutto i medici del nostro ospedale pediatrico e quelli dell'ospedale di Prato, dove è cominciata l'avventura della bambina.
«Era l'11 aprile quando attraverso una normalissima ecografia morfologica ho scoperto che la mia bambina aveva un'anomalia cardiaca raccontato con emozione la mamma Serena Tassi, 34enne insegnante di inglese - e da quel momento tutto è diventato più difficile e tutto ha cominciato a spaventarci, perché non sapevamo niente di preciso, anche se abbiamo capito fin da subito di essere in buone mani. Nel giro di pochi giorni il dottor Periti, lo specialista di Prato che mi ha consigliato di venire a Massa per farmi seguire da uno specialista dell'Opa, mi ha informato che il bambino aveva un tumore al ventricolo sinistro. Da quel momento in poi ogni 15 giorni sono stata sottoposta ad ecografie fetali dalle quali emergeva chiaramente che la massa tumorale stava crescendo insieme al feto. Ad un certo punto questa crescita si è arrestata. Il parto era previsto per il 3 agosto, ma il 23 luglio mi sono sentita male ed i tempi sono stati anticipati: ho partorito la sera stessa, ed ho potuto vedere Sofia soltanto per qualche secondo, prima che fosse ospitata nel reparto di terapia intensiva, da cui mi arrivavano costantemente notizie su di lei».
La bambina stava bene - ha detto il padre Mirko Monaco, di professione meccanico - «ma la presenza del tumore continuava a farci paura. Dopo pochi giorni è stata fissata la data dell'intervento, che grazie a tutti i medici di questa struttura e non solo è andato bene. Vogliamo ringraziare tutti quelli che ci sono stati vicini e ci hanno aiutato a salvare la vita a nostra figlia in modo professionale e del tutto gratuito».
Sottoposta ad esami specifici già in fase prenatale e trasferita nel reparto di cardiochirurgia pochi minuti dopo la sua nascita, operata dopo dieci giorni ed immediatamente destinata al reparto di terapia intensiva, ben poco è stato - finora - il tempo che la piccola ha trascorso con mamma Serena e papà Mirko. I quali avranno però, da ora in poi, molto, molto tempo per tenerla tra le braccia. Prima di regalarle un già desiderato fratellino.
La piccola, nata alle 19,35 del 23 luglio con parto cesareo, è rimasta per oltre sei ore in sala operatoria, dove l'èquipe guidata dal dottor Bruno Murzi ha asportato dal suo muscolo cardiaco una massa insolitamente grande e posizionata quasi interamente all'interno del ventricolo sinistro. «Per asportare il tumore dal cuore della piccola è stato necessario estrarre quasi completamente il muscolo dal torace, - ha spiegato Murzi - tranciare sia l'aorta che la polmonare e poi procedere alla rimozione della massa dalla cavità. La particolarità di questo intervento è data dal fatto che la massa tumorale era piuttosto grande, e posizionata in modo tale da mettere a rischio il funzionamento di un ventricolo, che avrebbe potuto ostruirsi. In fase di intervento chirurgico non è stato facile procedere alla rimozione della massa tumorale - ha detto il cardiochirurgo - dato che intervenire su un muscolo piccolo come quello di un neonato è di per sé difficile, e lo diventa ancor di più in casi come questo, in cui anche l'ubicazione del corpo da estrarre è critica».
Questi tumori sono in parte sconosciuti - ha detto la dottoressa Giusti, un altro dei medici che ha seguito in ogni fase la vicenda di Sofia - perché sono piuttosto rari negli adulti, e dei veri casi eccezionali nei neonati: quel che certo è che una diagnosi prenatale come quella che è stata possibile per Sofia ed una modalità di intervento specifica come quella che è stata applicata nel suo caso possono bastare per salvare la vita dal bambino».
Il successo di questo intervento è stato possibile sia grazie alla diagnosi, nota fin dalla 26esima settimana di gravidanza, sia all'ottimo funzionamento di una rete sanitaria regionale che ha consentito a medici ed esperti di tutta la regione di collaborare ed intervenire. Ed, in effetti, alla vicenda della piccola Sofia hanno partecipato tutti: in primis i giovani genitori Serena e Mirko, ma anche e soprattutto i medici del nostro ospedale pediatrico e quelli dell'ospedale di Prato, dove è cominciata l'avventura della bambina.
«Era l'11 aprile quando attraverso una normalissima ecografia morfologica ho scoperto che la mia bambina aveva un'anomalia cardiaca raccontato con emozione la mamma Serena Tassi, 34enne insegnante di inglese - e da quel momento tutto è diventato più difficile e tutto ha cominciato a spaventarci, perché non sapevamo niente di preciso, anche se abbiamo capito fin da subito di essere in buone mani. Nel giro di pochi giorni il dottor Periti, lo specialista di Prato che mi ha consigliato di venire a Massa per farmi seguire da uno specialista dell'Opa, mi ha informato che il bambino aveva un tumore al ventricolo sinistro. Da quel momento in poi ogni 15 giorni sono stata sottoposta ad ecografie fetali dalle quali emergeva chiaramente che la massa tumorale stava crescendo insieme al feto. Ad un certo punto questa crescita si è arrestata. Il parto era previsto per il 3 agosto, ma il 23 luglio mi sono sentita male ed i tempi sono stati anticipati: ho partorito la sera stessa, ed ho potuto vedere Sofia soltanto per qualche secondo, prima che fosse ospitata nel reparto di terapia intensiva, da cui mi arrivavano costantemente notizie su di lei».
La bambina stava bene - ha detto il padre Mirko Monaco, di professione meccanico - «ma la presenza del tumore continuava a farci paura. Dopo pochi giorni è stata fissata la data dell'intervento, che grazie a tutti i medici di questa struttura e non solo è andato bene. Vogliamo ringraziare tutti quelli che ci sono stati vicini e ci hanno aiutato a salvare la vita a nostra figlia in modo professionale e del tutto gratuito».
Sottoposta ad esami specifici già in fase prenatale e trasferita nel reparto di cardiochirurgia pochi minuti dopo la sua nascita, operata dopo dieci giorni ed immediatamente destinata al reparto di terapia intensiva, ben poco è stato - finora - il tempo che la piccola ha trascorso con mamma Serena e papà Mirko. I quali avranno però, da ora in poi, molto, molto tempo per tenerla tra le braccia. Prima di regalarle un già desiderato fratellino.
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