Il Tirreno

Squadra a otto per governare Massa

Rossana Lazzini

Il sindaco lascia a casa Brizzi e Andreani, confermati gli altri assessori

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Non ci sono state sorprese nella ricomposizione della squadra amministrativa del Comune di Massa. Come già annunciato, e come in molti si aspettavano, il sindaco Fabrizio Neri ieri pomeriggio ha ripresentato la giunta una squadra formata da otto assessori, dalla quale sono rimasti fuori l’assessore Marco Andreani della Margherita e l’assessore Fabrizio Brizzi dei Democratici di Sinistra. Una scelta con la quale il primo cittadino intende lasciare aperta la porta all’Unione.

La decisione dell’azzeramento era appunto stata presa per creare anche in città l’Unione e anche per dare slancio al suo finale di legislatura. Una mossa politica radicale e a suo modo coraggiosa. Coraggiosa anche la decisione di restringere il numero degli assessori, perché è inutile nasconderlo qualche mal di pancia all’interno dei partiti questa decisione l’ha portato. «Una decisione che ha diversi significati: - ha spiegato il sindaco Fabrizio Neri - uno strettamente politico e l’altro, invece, anche di messaggio alla città che, in un momento in cui sempre più spesso si parla di riduzioni, di sprechi della politica, può prendere atto della scelta fatta che va incontro a questo tipo di richieste».

La scelta dei nomi che dovevano restare fuori da questo percorso è stata fatta in totale autonomia dalle segreterie dei partiti. «Io torno a ripetere che nella mia decisione di effettuare un azzeramento della giunta non c’era nessun riferimento all’operato svolto dai miei assessori, anzi colgo l’occasione per ringraziare sia Andreani che Brizzi per il lavoro svolto: è stata una scelta politica, così come quella di comunicarmi i nomi di chi doveva proseguire questo percorso».

Il sindaco non lo dice, ma per quanto riguarda la revoca delle deleghe all’assessore della Margherita Marco Andreani è probabile che abbia pesato la dichiarazione che lo stesso ha fatto alcune settimane fa, ossia il fatto che lui nel Partito Democratico non ci sarà. Per quanto riguarda invece l’assessore Fabrizio Brizzi sembra aver pesato la posizione assunta in occasione dell’ultimo congresso comunale della Quercia, ossia la scelta di appoggiare la candidatura Minuto in alternativa a quella - vincente e più filo-Neri - del neosegretario Gianluca Brizzi. Gli assessori ora ci sono, ma nessuna delega è stata ancora assegnata. «Non escludo che ci sia una nuova distribuzione delle deleghe - ha spiegato il primo cittadino - visto che, mancando due assessori, anche quelle deleghe tornano a disposizione. Questa questione la valuterò nei prossimi giorni; da oggi, comunque, la giunta è operativa».

Unica nomina confermata è quella del vice sindaco, che resta all’assessore Stefano Alberti. Insieme al sindaco tornano a far parte della squadra amministrativa anche Giorgio Raffi (Democrazia Repubblicana), Sabino Antonioli (Sdi), Dina Dell’Ertole, Aldo Bugliani, Fabrizio Panesi (Margherita), Stefano Alberti, Maurizio Morelli e Osvaldo Bennati (Ds). «Se parliamo di Partito Democratico - ha aggiunto il sindaco Neri - in questa giunta su otto assessori sette fanno parte del futuro Partito Democratico. E anche questa è una questione che in futuro andrà affrontata».

Neri resta comunque convinto che questo sia il momento giusto per costruire l’Unione anche a Massa. «Le condizioni politiche per la nascita dell’Unione - sostiene Neri - ci sono tutte: esistono un quadro nazionale, uno regionale e uno locale di riferimento che favoriscono questo processo. Qualche segnale comincia ad arrivare dalle forze politiche ed è per questo che abbiamo deciso di tenere la porta aperta per costruire un’alleanza più ampia. Abbiamo individuato alcuni punti programmatici di intesa per il fine legislatura: sul Piano strutturale, prima di tutto, e anche l’anticipazione a quest’anno della stesura del bilancio di previsione 2008. Se si troverà consenso sul documento economico fondamentale per l’amministrazione di Massa - ragiona il sindaco - sarà più facile definire un programma condiviso per gli anni a venire. Se tutte le forze politiche credono nell’Unione e non la considerano soltanto uno slogan elettorale, le condizioni ci sono».

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