Il dolore
Il fuoco distrugge 10 ettari di bosco
Incendi tra Guadine, Forno e San Carlo. Mobilitati 5 elicotteri
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MASSA. Hanno bruciato per diverse ore le colline intorno a Massa ieri pomeriggio. Tre gli incendi che hanno fatto fare gli straordinari ai pompieri, alla forestale e ai volontari della Vab: una ventina di uomini e cinque elicotteri si sono dati il cambio per gettare migliaia di litri d’acqua sopra le fiamme per circoscrivere i roghi e salvare le abitazioni da un disastro che poteva essere di proporzioni peggiori. A prendere fuoco prima è stata la zona tra Guadine e Forno, poi le colline del Candia e infine, verso sera, San Carlo (all’altezza della curva del Biancolino). Alla fine gli ettari di bosco andati in fumo sono dieci.
Il primo fumo è stato avvistato verso le 13 dalle parti di Guadine. L’allarme è scattato immediatamente, anche perché la giornata era abbastanza ventosa e il rischio che le fiamme si estendessero era alto. Come poi si è puntualmente verificato. Guadine è stato il punto più colpito: sono stati divorati quasi dieci ettari di bosco. Le cause dell’incendio? Non c’è la certezza ma è quasi sicuramente colpa dell’uomo: tutto è partito dal ciglio della strada e quindi o è stato un piromane oppure un automobilista che si è sbarazzato della cicca di sigaretta gettandola dal finestrino. Secondo gli investigatori è più probabile il dolo, anche se ancora non sono state trovate tracce.
Elicotteri. La giornata è stata caratterizzata dal rumore delle pale degli elicotteri. Un via vai ininterrotto dalle colline al mare e dal mare alle colline. Due autobotti intanto stavano nei pressi del rogo per i rifornimenti volanti. Un lavoro massacrante per i vigili del fuoco che stavano a contatto con le fiamme sopportando temperature infernali. Il loro intervento però è stato decisivo per circoscrivere l’incendio e salvare le abitazioni. Nessuna casa è stata sfiorata dal rogo, scongiurando quello che poteva essere un esodo particolarmente pericoloso.
Fiume evacuato. Chi invece ha dovuto sloggiare sono state le persone che avevano deciso di passare la giornata al fiume Frigido. L’ordine di evacuazione è stato dato nel primo pomeriggio, quando la temperatura era diventata insopportabile: il rischio era che il colare sgretolasse le rocce dove i bagnanti si erano sistemati per prendere il sole. C’era il pericolo concreto che le terrazze naturali finissero in mille pezzi all’improvviso facendo cadere nel vuoto chi si trovava sopra.
Il precedente. Due settimane fa, sempre in Candia, era scoppiato un altro incendio. Doloso. Un rogo di vaste proporzioni appiccato sulle colline con studiata premeditazione, pensato a tavolino e appiccato da più persone. Tre i focolai. E due i tentativi: il primo fallito, l’altro riuscito, 24 ore dopo. Quella volta i vigili del fuoco furono impegnati per circa 24 ore in turni faticosi - due squadre, per un totale di dodici uomini, quattro camion e una camionetta da bosco - insieme alle squadre della Vab e della protezione civile. I piromani hanno colpito di sera, verso le 21, come aveva raccontato un testimone che non era riuscito a comprendere da quale punto preciso arrivasse il pericolo - il primo levarsi del fumo dal fitto della vegetazione. Quindi, verso le 22, l’allarme generale e le fiamme già alte che prendevano a espandersi minacciose e crepitanti. Dunque, un primo tentativo fallito - una sorta di prova generale - poi l’azione vera e propria: la”squadra” di piromani che colpisce il Candia. E che colpisce di notte per evitare che l’arrivo dei Canadair ponga subito fine alla loro folle impresa.
Il primo fumo è stato avvistato verso le 13 dalle parti di Guadine. L’allarme è scattato immediatamente, anche perché la giornata era abbastanza ventosa e il rischio che le fiamme si estendessero era alto. Come poi si è puntualmente verificato. Guadine è stato il punto più colpito: sono stati divorati quasi dieci ettari di bosco. Le cause dell’incendio? Non c’è la certezza ma è quasi sicuramente colpa dell’uomo: tutto è partito dal ciglio della strada e quindi o è stato un piromane oppure un automobilista che si è sbarazzato della cicca di sigaretta gettandola dal finestrino. Secondo gli investigatori è più probabile il dolo, anche se ancora non sono state trovate tracce.
Elicotteri. La giornata è stata caratterizzata dal rumore delle pale degli elicotteri. Un via vai ininterrotto dalle colline al mare e dal mare alle colline. Due autobotti intanto stavano nei pressi del rogo per i rifornimenti volanti. Un lavoro massacrante per i vigili del fuoco che stavano a contatto con le fiamme sopportando temperature infernali. Il loro intervento però è stato decisivo per circoscrivere l’incendio e salvare le abitazioni. Nessuna casa è stata sfiorata dal rogo, scongiurando quello che poteva essere un esodo particolarmente pericoloso.
Fiume evacuato. Chi invece ha dovuto sloggiare sono state le persone che avevano deciso di passare la giornata al fiume Frigido. L’ordine di evacuazione è stato dato nel primo pomeriggio, quando la temperatura era diventata insopportabile: il rischio era che il colare sgretolasse le rocce dove i bagnanti si erano sistemati per prendere il sole. C’era il pericolo concreto che le terrazze naturali finissero in mille pezzi all’improvviso facendo cadere nel vuoto chi si trovava sopra.
Il precedente. Due settimane fa, sempre in Candia, era scoppiato un altro incendio. Doloso. Un rogo di vaste proporzioni appiccato sulle colline con studiata premeditazione, pensato a tavolino e appiccato da più persone. Tre i focolai. E due i tentativi: il primo fallito, l’altro riuscito, 24 ore dopo. Quella volta i vigili del fuoco furono impegnati per circa 24 ore in turni faticosi - due squadre, per un totale di dodici uomini, quattro camion e una camionetta da bosco - insieme alle squadre della Vab e della protezione civile. I piromani hanno colpito di sera, verso le 21, come aveva raccontato un testimone che non era riuscito a comprendere da quale punto preciso arrivasse il pericolo - il primo levarsi del fumo dal fitto della vegetazione. Quindi, verso le 22, l’allarme generale e le fiamme già alte che prendevano a espandersi minacciose e crepitanti. Dunque, un primo tentativo fallito - una sorta di prova generale - poi l’azione vera e propria: la”squadra” di piromani che colpisce il Candia. E che colpisce di notte per evitare che l’arrivo dei Canadair ponga subito fine alla loro folle impresa.
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