Il Tirreno

La privatizzazione dell’Evam si fa, per il Cat ancora problemi

Claudio Figaia
La privatizzazione dell’Evam si fa, per il Cat ancora problemi

Nuovi partner per l’azienda dell’acqua, ma non basta il rifinanziamento di 1,4 milioni per il trasporto pubblico

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MASSA. Ricerca di un partner privato per l’azienda publbica delle acque sorgive Evam Spa; ricapitalizzazione “a metà” per l’azienda del trasporto pubblico Cat Spa. Il consiglio comunale approva così le strategie della giunta Neri sulla gestione delle imprese controllate. Lo fa con un voto a maggioranza e al termine di una seduta iniziata di buon mattino (era convocata alle 9) e terminata alle 18. Una prova di forza della maggioranza che - corroborata dalla nascita del super gruppo dell’Ulivo-Pd - ha dato il via libera a due operazioni (soprattutto per quanto riguarda Evam) su cui il sindaco contava molto. Evam. Cominciamo dall’azienda delle acque. Con l’avvio del procedimento di privatizzazione - ha detto il sindaco Fabrizio Neri - si mette in moto un procedimento che porterà all’entrata nella società di un partner privato. Si tratta di un passaggio contenuto nel programma della coalizione, un passaggio che noi condurremo tenendo fermi due punti: la tutela dell’occupazione e la valorizzazione del polo termale e del patrimonio idrico del territorio». Il meccanismo messo a punto dall’amministrazione è così sintetizzabile.

Il Comune affida a Fidi Toscana - la finanziaria della Regione Toscana - il compito di advisor: il ruolo cioè di individuare un’azienda intenzionata ad entrare nel capitale sociale di Evam. Questo investitore non acquisterà quote dal Comune, ma procederà a un acquisto di capitale fino a un tetto del 65%. «Il restante 35% consentirà alla mano pubblica - ha sostenuto Neri - di mantenere un controllo sulla società». I nuovi soci dovranno presentare un piano industriale che garantisca i posti di lavoro (oggi sono 25 i dipendenti di Evam) e rilanci l’azienda, puntando a una produzione annua di 50 milioni di bottiglie. Per quanto riguarda il piano sorgenti - ha detto ancora Neri - l’amministrazione ha definito un accordo per lo sfruttamento di una nuova sorgente di qualità con “Enel Rete Gas”. «Siamo ai primi passi, c’è tempo perché il risanamento avviato dell’Evam proceda. Quando il partner verrà individuato, si tornerà in consiglio». Venticinque i sì alla delibera proposta dalla giunta, 5 i no: quelli di Martina Nardi, Pier Paolo (Prc), Loreno Vivoli (Pdci), Franco Peselli (Sinistra democratica), Stefano Porzano (An).

No fondati - tra l’altro - sulla preoccupazione che l’azienda venga svenduta e abbandonata a se stessa. «Mi sono impegnato con un patronage assumendomi anche responsabilità patrimoniali personali - ha replicato Neri - per garantire gli anticipi di cassa ai dipendenti Evam. Non credo mi si possa accusare di disinteresse sulla questione». «Una pagina triste - commenta invece Paolo Gozzani, segretario di Flai Cgil - avremmo preferito che un bene come l’acqua restasse in mano pubblica. E siamo convinti che a fronte di un piano industriale che sta dando i suoi primi risultati in termini di aumento di ordinativi e fatturato, con l’avvio dello sfruttamento della sorgente Anorosa, si fosse rinviato questo passaggio. Il nostro timore è che a pagarla, alla fine, saranno i lavoratori, su cui caleranno i colpi della ristrutturazione dei privati. Senza garanzie dal partner pubblico». Cat. Prima di Evam era toccato al Cat. In discussione, la ricapitalizzazione dell’azienda - di cui il Comune è con Carrara l’azionista di riferimento - per evitare la messa in liquidità, anticamera del fallimento.

La manovra della maggioranza era già stata delineata: i soldi ve li diamo ma solo in parte. In altre parole: sì alla rinuncia dei crediti vantati verso Cat, ma so, o a una parte di essi, quelli ritenuti inesigibili; no a iniezioni cash di capitale. In altre parole: Massa si è impegnata a cancellare debiti del Cat per 1,4 milioni di euro, su 2,2 previsti; niente sottoscrizione di nuove azioni per 750mila euro. Il documento originario presentato dalla giunta prevedeva, inoltre, di rinviare a un secondo momento di un’eventuale sottoscrizione di capitale, ossia di riservarsi con successivo atto l’ulteriore sottoscrizione entro i limiti delle disponibilità di bilancio ed in base a opportuni accertamenti. Un emendamento presentato da Cesare Lorieri (Sinistra democratica) e approvato a maggioranza ha cancellato la parola eventuale dando qualche chance in più alla possibilità che il Comune sostenga ancora, finanziariamente, l’azienda. L’opposizione fa muro. Per Gerardo Ciarleglio, Forza Italia, è inutile continuare a versare soldi pubblici in un «carrozzone sempre gestito dalla sinistra e sempre in perdita. Bisogna, piuttosto, cedere l’azienda al privato».

Durissima anche la sinistra radicale, che accusa Margherita e sindaco di spingere Cat verso il fallimento e propone un emendamento - bocciato - per garantire un sostegno all’azienda di 3 milioni di euro. Ma le parole di Loreno Vivoli, Martina Nardi e degli altri dell’opposizione di sinistra, offre ai margheritini l’estro per una specie di vendetta postuma: «Proprio voi, che avete votato no al bilancio, agli aumenti serviti anche per far fronte al ripianamento del Cat, venite a contestare la nostra politica di contenimento delle spese». E ce n’è anche per la dirigenza Cat: «Ci sono stati errori gestionali - dice senza mezzi termini il capogruppo della Margherita Giovanni Ricci - dal deposito di via Catagnina alla finanza creativa sull’acquisto dei bus; e nessun avvio delle trattative, come invece stabilito, con il Consorzio Toscana trasporti». Finisce con il voto - 24 sì, 4 no e 2 astensioni - sulla manovra del Comune e una distanza sempre più ampia fra Ulivo-Pd e sinistra radicale.

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