Il Tirreno

«D'Alema, ferma la causa al Sudafrica»

Beisso: Red Graniti e Finstone ritirino l'azione presso la Banda Mondiale. Contenzioso fra due ditte del granito e governo di Pretoria. Appello di “Carrara in movimento” al ministro degli esteri

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CARRARA. Il ministro degli esteri Massimo D'Alema dovrebbe essere in Sudafrica il 9 e 10 di questo mese, e nella sua visita occuparsi anche del caso internazionale scoppiato fra due aziende del lapideo e il governo di Pretoria, che per legge impone l'ingresso di un socio sudafricano. A contestare sono Red Graniti e Finstone, due colossi del settore. Ma in questa vicenda si alza la voce dell'associazione “Carrara in movimento” presieduta da Elena Beisso ex candidata alle primarie dell'Ulivo, che chiede a D'Alema e al presidente della Regione Claudio Martini di non offrire assistenza alle due ditte.
Un messaggo inviato anche alle due ditte, al Consolato e all'ambasciata della Repubblica Sudafricana. In particolare a D'Alema, che potrebbe fare un'opera di mediazione fa presente la storia, ossia «quello che il Sudafrica di Nelson Mandela, il Sudafrica del dopo Apartheid, delle lotte pacifiste e della Riconciliazione, ha rappresentato e rappresenta per noi». “Carrara in movimento” chiede altresì che le ditte in questione «ritirino l'azione intrapresa presso la Banca mondiale contro il governo del Sudafrica» e al ministro «di non offrire alcuna assistenza alle ditte in questione».

«Il Governo del Sudafrica, democraticamente eletto, si è dato nel 1996 una Costituzione che, assieme a quella italiana nata dalla Resistenza, è una delle migliori al mondo per l'attenzione che pone alla tutela dei diritti dei cittadini senza alcuna discriminazione di razza, sesso, età, abilità o disabilità. Il governo sudafricano punta a creare condizioni sociali ed economiche che riequilibrino lo svantaggio enorme dovuto all'apartheid». Da qui i dispositivi messi in atto dal governo africano, che «ha sottratto la titolarità dei diritti su tutte le risorse minerarie della Repubblica ai privati, le ha dichiarate “patrimonio del popolo del Sud Africa” e ne ha affidato la custodia allo Stato per il “benessere di tutti i sudafricani”». E' stato previsto che le imprese si adoperino per assicurare l'ingresso nella proprietà di investitori “neri” per una quota non inferiore al 26%, entro il 2014. L'inadempimento alla legge in questione comporta il non rilascio di nuove licenze per lo sfruttamento delle miniere o il non rinnovo di quelle scadute.

Il contenzioso è all'attenzione della Banca Mondiale.
«Non comprendiamo - dice l'associazione - come fanno le Aziende in questione a ritenersi vittime di una “discriminazione alla rovescia” di fronte a queste condizioni e all'entità dello svantaggio economico e sociale che vive la stragrande maggioranza della popolazione sudafricana. Si potrebbe discutere se con questo atto il governo sudafricano sarà in grado di raggiungere il suo scopo, così come si potrebbe pensare che misure di altra natura, potrebbero essere più efficaci, ma non si può certo negare la realtà storica e attuale sulla quale poggia il provvedimento in questione. Comunque, il Governo sudafricano democraticamente eletto ha deciso e legiferato in tal senso e noi riteniamo un imperativo etico oltre che civico, rispettare il processo di democratizzazione in atto nel Paese, riconoscendo così la storia di un popolo e le sue sofferenze. Ci appelliamo pertanto sig. Ministro, al Suo senso civico del rispetto delle regole di un paese democratico come il Sudafrica, così come al convinto sostegno che la Sua parte politica offrì al popolo sudafricano nella lotta contro la disumana segregazione». E chiedono la mediazione di D'Alema perchè la Finstone e la Red Graniti ritirino l'azione intrapresa».

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