Il Tirreno

Caccia al Tir pirata che ha ucciso l'artigiano

Cinzia Carpita

La polizia stradale ha subito avviato le indagini dopo l'investimento sulla A12. E' stato travolto da un veicolo nei pressi del casello di Carrara: era sceso dal furgone per controllare il carico che trasportava

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CARRARA. E' caccia all'automezzo “pirata”, forse in Tir, che ha investito e ucciso sul colpo ieri sull'autostrada Genova-Livorno, all'altezza dello svincolo di Carrara, Daniele Esu, artigiano di 37 anni, residente a Massa, sposato e con due figli. Doveva essere una normale giornata di lavoro, come tante altre. Era uscito di casa, aveva salutato la famiglia, e poi con il collega era salito sul furgone per portare dei tubi a una ditta. A destinazione non c'è mai arrivato. A Casa ad abbracciare la moglie e i due bambini non tornerà mai più. Sull'identità del mezzo investitore, sono in corso indagini da parte della Polizia stradale del distaccamento di Viareggio. Il collega della vittima, sotto choc, forse non ha capito subito cosa era accaduto. Il giovane di origine argentina, che a quanto risulta alla Polstrada era seduto nel furgone quando Daniele Esu è sceso per controllare la stabilità del carico trasportato, forse non si è reso subito conto di quanto vedevano i suoi occhi: il giovane volare sull'asfalto davanti a lui, e restare immobile. E forse in qui momenti di incredulità, non ha potuto neppure mettere a fuoco l'immagine del veicolo investitore. Dopo un'attimo non c'era più.
La polizia stradale cerca un autoarticolato, sulla base dei primi dati raccolti sul luogo dell'incidente. Un compito non facile, senza molti elementi certi.
Certo è invece che la vita di Daniele Esu si è spezzata improvvisamente all'una e trenta circa, sotto il sole, su quel tratto di autostrada che chissà quante volte aveva percorso, per andare al lavoro oppure anche per portare la famiglia da qualche parte.
Il destino ieri era in agguato: lo scrupolo nel voler controllare il carico, ha indotto il giovane artigiano a fare quella fermata sulla corsia di emergenza. Una fascia autostradale che dovrebbe essere sicura, ma che invece è diventata per lui come l'inferno. In un solo istante, tutto è cambiato. E lui era lì steso sull'afalto, senza vita.
Mentre il collega deve avere provato tutta la disperazione che si prova di front a una tragedia, nel non poter fare nulla di più che chiedere aiuto.
L'ambulanza del 118, chiamata sul posto proprio dal collega della vittima, si è però fermata là, su quel tratto di strada, senza ripartire a sirene spiegate. E un lenzuolo è stato pietosamente steso sul corpo del giovane investito.

Si sono formate file di veicoli, per cinque o sei chilometri in quel tratto di A12, poco dopo il casello di Carrara verso Sarzana, e la polizia stradale è intervenuta per regolare il traffico, mentre effettuava i rilievi di legge, e avviava le ricerche per identificare il veicolo “pirata”. Nel tardo pomeriggio di ieri, per quanto si è potuto apprendere, gli esiti erano ancora negativi.
Ma gli agenti di polizia del distaccamento di Viareggio non lasceranno nulla di intentato. Dopo il nulla osta del magistrato di turno, il corpo dell'artigiano è stato trasportato all'obitorio del nostro ospedale, a disposizione dell'autorità giudiziaria.
I familiari sono stati con grande cautela avvisati nella giornata di ieri.
Un dolore enorme è entrato nella loro casa.
La notizia si è poi diffusa fra i vicini e i conoscenti destando grande sgomento.

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