Sicurezza
Cave bloccate, allarme occupazione
Il sindaco convoca Asl e Arpat: «Faremo nuovi accertamenti»
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CARRARA. Terremoto nel marmo per la tutela delle sorgenti. Occupazione a rischio per sedici lavoratori, mancanza al momento di condizioni per la cassa integrazione di sei mesi, dura reazione di sindacati e associazione industriali uniti nel contestare l’ordinanza dell’11 giugno, firmata dal sindaco Zubbani perchè l’intorbidimento registrato in maggio alle sorgenti Pizzutello e Gorgoglio secondo valutazioni tecniche sarebbe da collegare a due cave: la n.17 Ruggetta A dei fratelli Borghini e la n. 58 Crestola C degli imprenditori Tedeschi. Il direttore di cava Massimo Corniani, protesta: «Solo deduzioni, mancano prove certe». Le ha chieste il presidente uscente di Assindustria Favro, le chiede il nominando Alessandro Caro. Le prescrizioni su quell’area marmifera, a detta di lavoratori e sindacati, di fatto bloccano la cava Borghini (l’altra è ferma da oltre un anno). Bocciato dalle parti anche il provvedimento integrativo ipotizzato da Zubbani.
Il confronto. Il provvedimento integrativo approntato dal Comune per consentire almeno la ripresa di qualche attività (transito dei mezzi, taglio a secco) è stato giudicato insufficiente. Così ieri il sindaco non lo ha firmato e ha deciso di convocare per oggi Arpat e Asl per valutare la situazione. Obiettivo: ulteriori accertamenti. E’ terminata così la riunione svoltasi ieri a palazzo civico, presenti Zubbani, Alessandro Caro a Bani per Assindustria, Francesco Fulignani della Feneal Uil, Francesco Bertolucci della Fillea Cgil, una delegazioni di cavatori, Massimo Corniani direttore di cava e progettista, il comandante dei vigili urbani Alessandro Mazzelli, l’ingegner Franco Fini per il settore ambiente del Comune, il direttore generale Marco Tonelli, l’assessore provinciale alle politiche del lavoro Raffaele Parrini.
Alessandro caro ha esordito: «Siamo preoccupati per la situazione, c’è un’azienda ferma da 14 giorni. Ci sono commesse bloccate, e ditte che hanno avuto penali. Quindi occorre velocizzare. L’ordinanza pare definitiva e l’Inps fa difficoltà a concedere la cassa integrazione. La ditta è disponibile a essere monitorata per accertare le connessioni con l’intorbidimento delle sorgenti. Se saranno provate responsabilità, è pronta a fare tutto il necessario». Le sorgenti. Ma Caro è perplesso sui picchi di intorbidimenti che sono stati registrati, «picchi così alti - ha sostenuto Corniani - che ci sarebbe voluta 12 volte l’acqua che usiamo per i macchinari. E poi ha piovuto». Ma altre argomentazioni tecniche sono venute dall’ingegner Fini che ha spiegato come è nata l’ordinanza: non solo sulla base degli intorbidimenti delle sorgenti rilevati da Gaia il 9, 10 e 30 maggio scorsi (che hanno determinato sopralluoghi, e prove tecniche «sparando acqua e marmettola nelle fratture»), ma anche tenendo conto di studi del 2002 sulla connessione fra cave e Pizzutello.
Secondo Corniani però, «si poteva evitare l’ordinanza, affrontando il problema diversamente e con ulteriori accertamenti». Marco Tonelli ha rivelato che «l’Arpat voleva la chiusura», come dire che l’ordinanza comunale non punta a tagliare le gambe alle cave, ma solo a porre attenzione alle sorgenti. «Mi hanno detto che l’ordinanza era limitativa - ha spiegato Zubbani a sindacalisti e lavoratori - ma che non avrebbe comportato interruzioni della lavorazione. Poi dagli incontri con le ditte e Assindustria, è emersa la richiesta di chiarimenti, ferma restando la necessità di continuare gli accertamenti». Il posto di lavoro. Ora però, se da un lato le fonti che approvvigionano la rete idrica pubblica devono essere salvaguardate, dall’altro è esplosa la questione occupazionale: i lavoratori fermi, chiedono anche loro che si verifichi fino in fondo se la cava è un pericolo effettivo. Nell’attuale situazione, la commissione Inps - ha spiegato Bani - ha escluso la cassa integrazione ordinaria.
«Ci sarebbe quella fino a una durata di sei mesi - ha detto Bani - che è stata introdotta anni fa con l’emendamento Cordoni, ma è legata a provvedimenti per la messa in sicurezza entro tempi stabiliti. Con l’ordinanza attuale è difficile sostenere che c’è una “temporanea non sicurezza”». «Il titolare della cava - ha detto Fulignani - per ora si fa carico dei lavoratori, ma se perdura la situazione?». «C’è un’ urgenza: - ha incalzato Bertolucci - 16 lavoratori senza un futuro certo». I sindacati ce l’hanno un po’ anche con Legambiente, che ha chiesto un’ordinanza estesa a tutte le cave, perchè vengano tenute pulite a specchio. Ma la parola d’ordine di Angelo Zubbani ora è: accertare. C.C.
Il confronto. Il provvedimento integrativo approntato dal Comune per consentire almeno la ripresa di qualche attività (transito dei mezzi, taglio a secco) è stato giudicato insufficiente. Così ieri il sindaco non lo ha firmato e ha deciso di convocare per oggi Arpat e Asl per valutare la situazione. Obiettivo: ulteriori accertamenti. E’ terminata così la riunione svoltasi ieri a palazzo civico, presenti Zubbani, Alessandro Caro a Bani per Assindustria, Francesco Fulignani della Feneal Uil, Francesco Bertolucci della Fillea Cgil, una delegazioni di cavatori, Massimo Corniani direttore di cava e progettista, il comandante dei vigili urbani Alessandro Mazzelli, l’ingegner Franco Fini per il settore ambiente del Comune, il direttore generale Marco Tonelli, l’assessore provinciale alle politiche del lavoro Raffaele Parrini.
Alessandro caro ha esordito: «Siamo preoccupati per la situazione, c’è un’azienda ferma da 14 giorni. Ci sono commesse bloccate, e ditte che hanno avuto penali. Quindi occorre velocizzare. L’ordinanza pare definitiva e l’Inps fa difficoltà a concedere la cassa integrazione. La ditta è disponibile a essere monitorata per accertare le connessioni con l’intorbidimento delle sorgenti. Se saranno provate responsabilità, è pronta a fare tutto il necessario». Le sorgenti. Ma Caro è perplesso sui picchi di intorbidimenti che sono stati registrati, «picchi così alti - ha sostenuto Corniani - che ci sarebbe voluta 12 volte l’acqua che usiamo per i macchinari. E poi ha piovuto». Ma altre argomentazioni tecniche sono venute dall’ingegner Fini che ha spiegato come è nata l’ordinanza: non solo sulla base degli intorbidimenti delle sorgenti rilevati da Gaia il 9, 10 e 30 maggio scorsi (che hanno determinato sopralluoghi, e prove tecniche «sparando acqua e marmettola nelle fratture»), ma anche tenendo conto di studi del 2002 sulla connessione fra cave e Pizzutello.
Secondo Corniani però, «si poteva evitare l’ordinanza, affrontando il problema diversamente e con ulteriori accertamenti». Marco Tonelli ha rivelato che «l’Arpat voleva la chiusura», come dire che l’ordinanza comunale non punta a tagliare le gambe alle cave, ma solo a porre attenzione alle sorgenti. «Mi hanno detto che l’ordinanza era limitativa - ha spiegato Zubbani a sindacalisti e lavoratori - ma che non avrebbe comportato interruzioni della lavorazione. Poi dagli incontri con le ditte e Assindustria, è emersa la richiesta di chiarimenti, ferma restando la necessità di continuare gli accertamenti». Il posto di lavoro. Ora però, se da un lato le fonti che approvvigionano la rete idrica pubblica devono essere salvaguardate, dall’altro è esplosa la questione occupazionale: i lavoratori fermi, chiedono anche loro che si verifichi fino in fondo se la cava è un pericolo effettivo. Nell’attuale situazione, la commissione Inps - ha spiegato Bani - ha escluso la cassa integrazione ordinaria.
«Ci sarebbe quella fino a una durata di sei mesi - ha detto Bani - che è stata introdotta anni fa con l’emendamento Cordoni, ma è legata a provvedimenti per la messa in sicurezza entro tempi stabiliti. Con l’ordinanza attuale è difficile sostenere che c’è una “temporanea non sicurezza”». «Il titolare della cava - ha detto Fulignani - per ora si fa carico dei lavoratori, ma se perdura la situazione?». «C’è un’ urgenza: - ha incalzato Bertolucci - 16 lavoratori senza un futuro certo». I sindacati ce l’hanno un po’ anche con Legambiente, che ha chiesto un’ordinanza estesa a tutte le cave, perchè vengano tenute pulite a specchio. Ma la parola d’ordine di Angelo Zubbani ora è: accertare. C.C.
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