Sicurezza
San Carlo: in arrivo nuovi partner
Paolo Lombardi
Le voci sono insistenti ma ancora il contratto non è stato firmato
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MASSA. Nuovi partner per San Carlo Spa? Pare proprio di sì. Anche se Vittorio Lazzoni, amministratore delegato della società non parla. Anzi smentisce. Più per scaramanzia e ragioni di correttezza - il contratto non è ancora siglato, la partita non è ancora chiusa - che per altro. Le voci sull’operazione, tuttavia, a Massa circolano da diversi giorni. E dicono che fra l’azienda massese e una società di Lamezia Terme l’accordo per una partnership sia ormai in dirittura di arrivo. L’operazione prevederebbe l’ingresso nel capitale sociale di San Carlo Spa del gruppo calabrese - che ha il suo core business nel settore edile, ma ha anche interessi nel campo termale - e il conseguente ri-modellamento del consiglio di amministrazione. Alla cui guida dovrebbe rimanere il dottor Lazzoni, mentre gli altri soci potrebbero ridurre le loro partecipazioni.
Poco si sa del valore di questa trasformazione societaria, qualcosa di più si sente dire sull’impatto che essa avrà sull’azienda massese e sul territorio. Si parla, infatti - oltre che del rilancio del marchio dell’acqua minerale - di un rilancio del polo termale con costruzione di un centro di beauty farm e di una piscina. Strutture che si andrebbero ad affiancare alla palestra specializzata in terapie riabilitative e al ristorante Musì. Del passaggio di azioni alla San Carlo spa e dei progetti di rilancio-ampliamento è stata informata anche l’amministrazione civica e da Fabrizio Neri sarebbe arrivato un sostanziale ok. Solo pochi mesi fa, Lazzoni aveva detto che di vendita non se ne parlava. Ma aveva aggiunto: «Se un domani si farà avanti un acquirente con adeguate potenzialità, disposto a fare un’offerta che dia garanzie ai soci e garanzie di continuità della produzione, ben venga.
Il problema non è la proprietà, è il continuo criticare, mettere in negativo ciò che viene fatto sul territorio. Un difetto tipicamente massese...». In pratica vale il motto “mai dire mai”, nonostante l’amministratore delegato Lazzoni avesse detto a chiare lettere che le voci di vendita erano infondate, anzi la San Carlo stava lavorando sodo e stava crescendo. La produzione di acqua con marchio San Carlo è attestata su 1,5 milioni di litri l’anno; agli impianti di imbottigliamento lavorano stabilmente sei persone. Una produzione di nicchia, per una distribuzione mirata alle farmacie, ai negozi locali e, in minima parte, alla grande distribuzione. La San Carlo è del resto un’acqua curativa, non certo adatta - anche per il prezzo - alle scorte da supermercato delle famiglie italiane (come noto tra le più assetate consumatrici di acque imbottigliate), indicata sì per l’uso quotidiano, ma soprattutto come coadiuvante nella cura di diversi disturbi dell’apparato gastro-intestinale.
Poco si sa del valore di questa trasformazione societaria, qualcosa di più si sente dire sull’impatto che essa avrà sull’azienda massese e sul territorio. Si parla, infatti - oltre che del rilancio del marchio dell’acqua minerale - di un rilancio del polo termale con costruzione di un centro di beauty farm e di una piscina. Strutture che si andrebbero ad affiancare alla palestra specializzata in terapie riabilitative e al ristorante Musì. Del passaggio di azioni alla San Carlo spa e dei progetti di rilancio-ampliamento è stata informata anche l’amministrazione civica e da Fabrizio Neri sarebbe arrivato un sostanziale ok. Solo pochi mesi fa, Lazzoni aveva detto che di vendita non se ne parlava. Ma aveva aggiunto: «Se un domani si farà avanti un acquirente con adeguate potenzialità, disposto a fare un’offerta che dia garanzie ai soci e garanzie di continuità della produzione, ben venga.
Il problema non è la proprietà, è il continuo criticare, mettere in negativo ciò che viene fatto sul territorio. Un difetto tipicamente massese...». In pratica vale il motto “mai dire mai”, nonostante l’amministratore delegato Lazzoni avesse detto a chiare lettere che le voci di vendita erano infondate, anzi la San Carlo stava lavorando sodo e stava crescendo. La produzione di acqua con marchio San Carlo è attestata su 1,5 milioni di litri l’anno; agli impianti di imbottigliamento lavorano stabilmente sei persone. Una produzione di nicchia, per una distribuzione mirata alle farmacie, ai negozi locali e, in minima parte, alla grande distribuzione. La San Carlo è del resto un’acqua curativa, non certo adatta - anche per il prezzo - alle scorte da supermercato delle famiglie italiane (come noto tra le più assetate consumatrici di acque imbottigliate), indicata sì per l’uso quotidiano, ma soprattutto come coadiuvante nella cura di diversi disturbi dell’apparato gastro-intestinale.
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