Il Tirreno

Impiantato un cuore artificiale

All’Opa secondo intervento in Italia, il paziente sta bene

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MASSA. All’Opa è stato impiantato il secondo cuore artificiale italiano. Un intervento importante che ha salvato la vita ad Edoardo Danti, 63 anni, originario di Firenze ma residente da anni a Lido di Camaiore in Versilia. Danti al risveglio dopo il lunghissimo intervento ha chiesto «una birra ghiacciata» a conferma delle sue ottime condizioni post-operatorie. Il cuore artificiale gli servirà per arrivare in condizioni idonee al trapianto di un cuore da donatore. La notizia è stata data ufficialmente dall’Asl solo ieri mattina. «Dopo i primi due impianti eseguiti in Gernania e in Francia, del “cuore artificiale ausiliario” BestBeat (progettato, sviluppato e prodotto dalla NewCorTec italiana, su brevetto della società di ricerca Tecnobiomedica, partecipata dal Ministero dell’Università e della Ricerca, a seguito dell’approvazione del Ministero della Salute) è potuta iniziare - si legge nel comunicato - anche la sperimentazione in Italia del nuovo dispositivo, fortemente innovativo rispetto a quelli attualmente disponibili, frutto di una ricerca di oltre 25 anni, che ha coinvolto in modo preminente nella sperimentazione l’IFC-CNR, in particolare tramite la équipe di cardiochirurgia dell’adulto dell’Ospedale del Cuore di Massa, diretta prima dal dr. Paolo Ferrazzi e quindi dal dr. Mattia Glauber».

Il primo impianto di questo cuore è avvenuto a Pavia il primo giugno. Mentre lunedì 18 giugno il secondo impianto italiano è stato eseguito dall’équipe del dr. Glauber, in un paziente di 63 anni. L’Asl nel comunicato ripercorre il percorso clinico di Edoardo Danti. «Il paziente arrivava d’urgenza all’Ospedale Pasquinucci del CNR a Massa (oggi Ospedale del Cuore della Fondazione G. Monasterio) dal pronto soccorso dell’ospedale Versilia con quadro di grave shock cardiogeno postinfartuale. Il suo cuore aveva già subito 8 anni fa un infarto esteso che condizionava severamente la sua funzione cardiaca. Questo nuovo infarto è stato talmente compromettente da richiedere all’arrivo a Massa una rianimazione cardio-polmonare intensiva con intubazione e contropulsazione aortica. «In sala di emodinamica - continua il racconto - si faceva diagnosi di malattia coronarica trivasale con grave compromissione del circolo coronarico. Per la gravità della situazione clinica non veniva sottoposto né a angioplastica né a bypass aorto-coronarico. Dopo una iniziale apparente discreta ripresa si assisteva ad un nuovo peggioramento. Farmaci e contropulsazione non erano sufficienti a garantire una adeguata perfusione degli organi che per lo scarso apporto di ossigeno mostravano una progressiva disfunzione».

Così lunedì scorso le condizioni cardiache e generali lasciavano presagire che «senza un supporto circolatorio meccanico non sarebbe potuto sopravvivere e, si decideva pertanto di impiantare il ventricolo artificiale LVAD BestBeat». L’intervento sul Danti, iniziato alle 14, nonostante il cuore nuovo iniziasse a battere alle 18, terminava solo alle 4 del mattino. Dopo due giorni gli organi hanno mostrato una lenta ma buona ripresa al punto che il 21 nel pomeriggio il paziente veniva estubato. «Al risveglio - conclude l’Asl - chiedeva una birra ghiacciata e che gli venissero tolti un po’ di tubi perché desiderava alzarsi».

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