Il dolore
Lavoratori dell'Evam senza stipendio
C.F.
Niente mensilità di maggio né quattordicesima per i 24 dipendenti
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MASSA. Imbottiglia acqua minerale, ma ha problemi di liquidità. Succede così che all’Evam suona di nuovo il campanello della crisi: i 24 dipendenti sono ancora in attesa dello stipendio di maggio e della quattordicesima mensilità (di solito pagata ai primi di giugno). Un segnale ulteriore delle difficoltà in cui ancora si dibatte l’azienda a partecipazione pubblica (il Comune detiene la quasi totalità delle azioni), impegnata in un faticoso tentativo di risanamento. Stamani è in programma un’assemblea dei lavoratori con le organizzazioni sindacali per fare il punto su questo ennesimo problema. Possibile, ma non scontato, che nel frattempo l’azienda abbia trovato il modo per far fronte al pagamento degli stipendi e che già in assemblea venga comunicato l’arrivo dei soldi, o perlomeno di un congruo anticipo.
La situazione resta, tuttavia, tesa. E non solo per la non certo felice prospettiva delle ventiquattro famiglie dei lavoratori Evam che rischiano di passare l’estate senza soldi. In gioco c’è il futuro dell’azienda che produce l’acqua Fonteviva, da più parti considerata «un gioiellino sprecato», cioè una piccola realtà in grado però di fare utili e stare sul mercato. Cosa che non è riuscita a fare in questi ultimi anni, complice anche un’estate particolarmente siccitosa che ha ridotto la disponibilità di materia prima e fatto perdere quote di mercato all’azienda. La disponibilità recente di utilizzare una nuova sorgente e il piano industriale messo a punto dal consiglio di amministrazione hanno poi avviato un processo di risanamento non concluso ma tuttavia «in marcia», almeno a sentire i dirigenti di Evam.
Su tutto, la prospettiva di privatizzazione, con la ricerca di un partner privato, come stabilito dal programma dell’amministrazione Neri, che è poi l’azionista pressoché unico della Spa delle acque massese. La strategia del Comune è di risanare Evam (anche attraverso una serie di finanziamenti avvenuti negli anni scorsi) per valorizzarne gli asset e cederla «al meglio». Le difficoltà incontrate, però, rischiano di costringere la mano pubblica a mettere sul mercato una società in crisi (e quindi con un valore molto più basso) o a decidere nuove iniezioni di denaro per salvarla.
Stefano Benedetti, consigliere di An, ha presentato un’interpellanza sul caso in cui parla di «scelte sbagliate effettuate negli ultimi anni e di una mala gestione dal punto di vista industriale e commerciale, che hanno portato l’azienda verso una situazione fallimentare irreversibile, nonostante le ricapitalizzazioni milionarie fatte dal Comune ed i progetti di rilancio presentati dalla dirigenza e dagli amministratori». Secondo il consigliere del centrodestra, il Comune avrebbe dovuto avviare anni fa la privatizzazione. Invece, le cose si sono svolte, sostiene «in modo da tale da far ipotizzare una qualche “strategia occulta” da parte di qualcuno molto interessato alla privatizzazione». Benedetti attribuisce poi a Comune e dirigenti la responsabilità della crisi e annuncia che si rivolgerà a Corte dei Conti e Procura «per accertare se esistono responsabilità dirette di coloro che hanno fatto errori e scelte sbagliate».
La situazione resta, tuttavia, tesa. E non solo per la non certo felice prospettiva delle ventiquattro famiglie dei lavoratori Evam che rischiano di passare l’estate senza soldi. In gioco c’è il futuro dell’azienda che produce l’acqua Fonteviva, da più parti considerata «un gioiellino sprecato», cioè una piccola realtà in grado però di fare utili e stare sul mercato. Cosa che non è riuscita a fare in questi ultimi anni, complice anche un’estate particolarmente siccitosa che ha ridotto la disponibilità di materia prima e fatto perdere quote di mercato all’azienda. La disponibilità recente di utilizzare una nuova sorgente e il piano industriale messo a punto dal consiglio di amministrazione hanno poi avviato un processo di risanamento non concluso ma tuttavia «in marcia», almeno a sentire i dirigenti di Evam.
Su tutto, la prospettiva di privatizzazione, con la ricerca di un partner privato, come stabilito dal programma dell’amministrazione Neri, che è poi l’azionista pressoché unico della Spa delle acque massese. La strategia del Comune è di risanare Evam (anche attraverso una serie di finanziamenti avvenuti negli anni scorsi) per valorizzarne gli asset e cederla «al meglio». Le difficoltà incontrate, però, rischiano di costringere la mano pubblica a mettere sul mercato una società in crisi (e quindi con un valore molto più basso) o a decidere nuove iniezioni di denaro per salvarla.
Stefano Benedetti, consigliere di An, ha presentato un’interpellanza sul caso in cui parla di «scelte sbagliate effettuate negli ultimi anni e di una mala gestione dal punto di vista industriale e commerciale, che hanno portato l’azienda verso una situazione fallimentare irreversibile, nonostante le ricapitalizzazioni milionarie fatte dal Comune ed i progetti di rilancio presentati dalla dirigenza e dagli amministratori». Secondo il consigliere del centrodestra, il Comune avrebbe dovuto avviare anni fa la privatizzazione. Invece, le cose si sono svolte, sostiene «in modo da tale da far ipotizzare una qualche “strategia occulta” da parte di qualcuno molto interessato alla privatizzazione». Benedetti attribuisce poi a Comune e dirigenti la responsabilità della crisi e annuncia che si rivolgerà a Corte dei Conti e Procura «per accertare se esistono responsabilità dirette di coloro che hanno fatto errori e scelte sbagliate».
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