Il Tirreno

Allarme sorgenti, bloccate due cave

Borghini: lavoro fermo e rischio di cassa integrazione, farò ricorso

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CARRARA. Mano tesa alle imprese, lo aveva detto in campagna elettorale Angelo Zubbani, ma la prima ordinanza firmata dal nuovo sindaco è stata una mannaia per la cava numero 17 “Rigetta A” Calacata Crestola del fratelli Paolo e Gianni Borghini, che si sono visti porre dei vincoli su un’area estrattiva, dopo controlli ambientali. L’ordinanza riguarda anche la cava 58 “Crestola C” con legale rappresentante Riccardo Tedeschi. «E’ stata notificata venerdì scorso e ha determinato - dice Paolo Borghini - il blocco della nostra attività da lunedì. Abbiamo 11 cavatori e 5 operai sul piazzale. Chiederemo la cassa integrazione. E faremo ricorso al Tar». L’ordinanza è scattata dopo controlli effettuati il 9, 10 e 30 maggio alle sorgenti del Pizzutello e Gorgoglio (nel versante di Torano). “Si sono verificati - si legge nell’ordinanza - anomali intorbidimenti non concomitanti con precipitazioni piovose nell’area e pertanto attribuibiili a fattori antropici”.

«Noi lavoriamo la nostra cava da 30 anni - dice Riccardo Tedeschi - e non abbiamo mai creato problemi, oltretutto siamo inattivi da oltre un anno. Ora l’intorbidamento delle sorgenti: ma secondo me non è certa la connessione con le cave. Che fare? Senza acqua non si può tagliare il marmo. Ma l’ordinanza va rispettata. Faremo per il meglio». «Lavoriamo la cava da 29 anni - dice Borghini - e il Comune ci aveva appena autorizzato dei nuovi piani di lavorono. Ora questa ordinanza che interessa una zona di circa 100 metri per trenta». L’imprenditore, che è anche capogruppo del settore escavazione per l’Associazonie provinciale degli industriali, è amareggiato. Sostiene che, i vincoli posti dall’ordinanza comunale, sono tali da non consentirgli di continuare l’attività.

Ma il provvedimento è stato firmato dal sindaco Zubbani sulla base di necessità ambientali, spiegate nella stessa ordinanza, in cui si fa riferimento a riunioni tecniche del 18 maggio e 4 giugno scorsi, fra Arpat, Asl, Gaia, Settore ambiente e Marmo del Comune, per analizzare il fenomeno dell’intorbidimento delle sorgenti riscontrato. E’ stato deciso che «al fine di tutelare le risorse idriche destinate al consumo umano è necessario provvedere a imporre le seguenti prescrizioni nell’utilizzo dell’area indicata con lettera A nella cartografia allegata comporendente anche la porzione di territorio posta nel sottosuolo». In sostanza nell’area in questione, viene imposto: «Assoluto divieto di utilizzare o stoccare, anche temporaneamente, qualsiasi sostanza pericolosa o rifiuto; mantenimento dei piazzali di cava ricadenti nella stessa area sempre sgombri da marmettola, terre o altri materiali fini; assoluto divieto di utilizzare tecniche di taglio che prevedono l’uso di acqua e liquidi in genere o che prevedono il contatto con la sezione di taglio di grassi o altre sostanze che possono percolare nelle fratture».

Viene chiesto di predisporre «cordoli, canalette o altre strutture atte a regimare e allontanare le acque meteoriche dall’area indicata» e ciò dovrebbe essere fatto «nel termine di 15 giorni» dalla notifica dell’ordinanza. Inoltre viene ordinata la «permanente impermeabilizzazione delle fratture presenti, utilizzando materiali e tecniche non inquinanti». Viene chiesta infine una planimetria che indichi dove si trovano le fratture che possono essere sede di circolazione idrica. I destinatari dell’ordinanza possono fare ricorso al Tribunale regionale amministrativo nei termini di legge. Borghini intende farlo. Non pensava che i sopralluoghi effettuati dai tecnici nelle scorse settimane, avrebbero portato a questo esito. E se il Comune ha proceduto ai fini della tutela dell’ambiente, ora si apre un problema occupazionale. «Con quei vincoli non posso lavorare. Dopo l’ordinanza abbiamo sgomberato l’area dai macchinari. Valuteremo la richiesta di cassa integrazione, abbiamo già avvisato i sindacati. Sedici lavoratori, la mia famiglia e quella di mio fratello, i camionisti che venivano in cava. Tutto fermo».

Stamani Borghini intende prendere ulteriori contatti con gli uffici comunali, per vedere cosa sia possibile fare per rispettare le prescrizioni dell’ordinanza e al tempo stesso per rendere possibile la prosecuzione dell’attività in cava. E affronterà anche il problema dei lavoratori, a seguito dell’attuale fermo dell’attività. L’ordinanza, non sembra dare molto spazio, soprattutto perchè vengono chiesti interventi precisi: ossia l’impermeabilizzazione delle fratture nella roccia (evidentemente c’è il timore che le acque meteoriche torbide possano finire nelle sorgenti che alimentano l’acquedotto) e la realizzazione di canalette per convogliare le acque piovane lontano dall’area in questione.

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