La manifestazione
Ex Motta, «i migranti sono vittime»
«Esasperazione comprensibile, ma il degrado è voluto»
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MARINA DI MASSA. Tutti d’accordo, a destra e sinistra, su un punto: la ex colonia Motta è una zona di estremo degrado. Ma se la destra, che il problema della sicurezza lo cavalca programmaticamente, chiede da tempo lo sgombero della colonia dagli stranieri che la occupano, la sinistra cosa fa? Finora ha taciuto. Con qualche imbarazzo. Ora, però ci provano i ragazzi della Rete del precariato sociale (vicino al circolo La Comune, sinistra radicale) a dire la loro, a togliere ad An & C. il monopolio degli interventi sulla ex Motta.
Ieri mattina un gruppo di giovani della Rete hanno organizzato un’iniziativa sulla ex colonia per sostenere la loro posizione. «Comprediamo l’esasperazione degli abitanti - spiega Simone Ortori - per la situazione di crescente degrado creatasi a seguito di anni di consapevole e scientifico abbandono di quegli stabili, oggi riparo per persone prive di ogni altra prospettiva di vita».
Ma bisogna anche ricordare, proseguono i ragazzi della Rete del precariato, «che questo degrado non è nato da un giorno all’altro, ma è stata tacitamente consentito all’interno di un disegno speculativo su quelle aree. Cioè: prima si fanno diventare un ghetto, sprofondarne il valore, poi le si acquista e magari si passa anche come difensori della qualità del territorio. Noi siamo contro il degrado ma non contro chi ne è vittima, ovvero i senzatetto, i migranti, i poveri che sopravvivono nella Motta».
Occorre, dunque, dicono i giovani dell’ultrasinistra, «decongestionare una situazione che rischia di diventare incontrollabile» E gli enti locali devono dare risposte, anche minime, alla giusta e disperata voglia di vivere dei migranti, potenziando le strutture di prima accoglienza, l’assistenza sanitaria, dando più operatori sociali, incentiviamo lo scambio fra le culture».
Ieri mattina un gruppo di giovani della Rete hanno organizzato un’iniziativa sulla ex colonia per sostenere la loro posizione. «Comprediamo l’esasperazione degli abitanti - spiega Simone Ortori - per la situazione di crescente degrado creatasi a seguito di anni di consapevole e scientifico abbandono di quegli stabili, oggi riparo per persone prive di ogni altra prospettiva di vita».
Ma bisogna anche ricordare, proseguono i ragazzi della Rete del precariato, «che questo degrado non è nato da un giorno all’altro, ma è stata tacitamente consentito all’interno di un disegno speculativo su quelle aree. Cioè: prima si fanno diventare un ghetto, sprofondarne il valore, poi le si acquista e magari si passa anche come difensori della qualità del territorio. Noi siamo contro il degrado ma non contro chi ne è vittima, ovvero i senzatetto, i migranti, i poveri che sopravvivono nella Motta».
Occorre, dunque, dicono i giovani dell’ultrasinistra, «decongestionare una situazione che rischia di diventare incontrollabile» E gli enti locali devono dare risposte, anche minime, alla giusta e disperata voglia di vivere dei migranti, potenziando le strutture di prima accoglienza, l’assistenza sanitaria, dando più operatori sociali, incentiviamo lo scambio fra le culture».
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