Proteste
Il Cristianesimo e il lavoro secondo Berneri
Gian Ugo Berti
Il tema dell'incontro promosso da Alfredo Mazzucchelli
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CARRARA. L'anno prossimo ricorrerà il 75º anniversario dalla morte di Camillo Berneri, il filosofo anarchico ed antifascista, ucciso a Barcellona dai controrivoluzionari stalinisti nella guerra di Spagna. Se chiedessimo oggi ai giovani carrarini chi sia questo personaggio, ben pochi saprebbero rispondere. Qualcun altro, con i capelli bianchi, forse sì. Ecco perché Alfredo Mazzucchelli ha organizzato, presso il salone della Fondazione Cassa di Risparmio, un incontro su un particolare aspetto del suo pensiero, "Il Cristianesimo ed il lavoro", prendendo spunto dalla nuova edizione dello scritto, con la prefazione di Susanna Berti Franceschi. Chi è dunque Berneri? Un libertario rivoluzionario, lo definisce la stessa Susanna Berti Franceschi ovvero un uomo capace di rivoluzionare, cioè di cambiare radicalmente, ma al contempo deciso a seminare per poi raccogliere i frutti. Gli ha fatto eco lo storico Beniamino Gemignani che ha messo in rilievo gli aspetti del cristianesimo che più s'avvicinano all'anarchismo, citando passi eloquenti dell'attività comunistica descritta negli "Atti degli Apostoli". Dal canto suo, Susanna Berti Franceschi identifica il concetto del lavoro secondo Berneri, nel "principio della realtà". Il lavoro appare cioè al lavoratore come dignità, ma anche e soprattutto come una pena enorme. In pratica, l'azione, il contatto, la modificazione e l'operazione sull'oggetto, la collaborazione, la soddisfazione del bisogno, sono per l'uomo, in quanto antitetici al principio del piacere, fonte insieme di soddisfazione, ma anche di pena e dolore.
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