Il Tirreno

La sentenza

L’Inps le chiede di restituire il reddito di cittadidanza ma vince la causa in tribunale

L’Inps le chiede di restituire il reddito di cittadidanza  ma vince la causa in tribunale

Secondo l’istituto non ne aveva diritto perché viveva con il marito ma la coppia era separata

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MASSA Era stata accusata dalla procura di aver percepito il reddito di cittadinanza indebitamente per aver omesso la presenza del marito nel nucleo familiare. Eppure lei, dal marito, si era separata nel giugno del 2019. Si è chiusa con un “non luogo a procedere” la disavventura burocratica di una cinquantenne di Massa a cui l’Inps aveva chiesto di restituire tutti i 5mila euro percepiti nel corso dell’anno.
Secondo la procura la donna «al fine di ottenere indebitamente il beneficio del reddito di cittadinanza», nella domanda presentata in un patronato, «ometteva di indicare la presenza nel nucleo familiare del coniuge convivente e i redditi percepiti da costui in qualità di dipendente di Poste italiane, nella misura di 20.948,75 euro nel 2017». Così facendo, sempre secondo l’accusa, avrebbe percepito indebitamente 4.593,81 euro.
Da qui la denuncia per la violazione della legge del 28 gennaio del 2019 nel punto in cui stabilisce i requisiti reddituali e patrimoniali che un nucleo familiare deve avere per percepire il sussidio. E cioè: un Isee inferiore a 9.360 euro; un valore del patrimonio immobiliare, diverso dalla casa di abitazione, non superiore a una soglia di 30mila euro; un valore del patrimonio mobiliare non superiore a una soglia di 6mila euro, aumentata di 2mila ogni componente il nucleo familiare successivo al primo, fino a un massimo di 10mila euro, incrementato di ulteriori mille per ogni figlio successivo al secondo; un valore del reddito familiare inferiore ad una soglia di 6mila euro annui moltiplicata per il corrispondente parametro della scala di equivalenza (la soglia viene incrementata a 7.560 euro ai fini dell'accesso alla pensione di cittadinanza. In ogni caso la soglia vien incrementata a 9.360 euro nei casi in cui il nucleo sia in affitto).
Secondo la procura la donna aveva violato il primo punto, quello in merito all’Isee. L’avvocato difensore, Corrado Ceccarelli, però, ieri, davanti al giudice dell’udienza preliminare Dario Berrino, ha sottolineato il fatto che la donna, nel periodo in cui ha percepito il reddito di cittadinanza, viveva da sola perché era già separata dal marito. Il problema è che lui non aveva ancora cambiato la residente. La cinquantenne era quindi in buona fede quando ha chiesto (e ottenuto) il sussidio. Da qui la decisione del giudice che ha emesso una sentenza di non luogo a procedere. 
 M.C

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