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Alluvione di Aulla, la difesa: “Nessuna responsabilità umana”
Il difensore del dirigente comunale Marcelli: «Manca il nesso causale»
AULLA. La procura, dice, «attribuisce colpe su materie urbanistiche che non sono di competenza di figure prettamente politiche come un sindaco o un assessore». È il succo dell’arringa dell’avvocato Giovanna Daniele che difende Roberto Simoncini, ex sindaco ed ex assessore di Aulla, nel lungo processo sull’alluvione dell’ottobre del 2011 dove persero la vita due persone. Claudio Pozzi, 60 anni per sempre, sorpreso dal fiume di fango in cantina dove sarebbe sceso per prendere il vino e il gelato per la cena «e non per spostare la macchina. A dimostrazione del fatto che era una giornata tranquilla, senza allarmi», ha detto ieri in aula l’avvocato Daniele. L’altra vittima è Enrica Pavoletti, 78 anni, rimasta intrappolata in auto con il suo cane: il corpo è stato estratto dopo ricerche estenuanti da parte dei familiari.
Il fiume Magra, quel giorno, era il 25, straripò rompendo un argine e inghiottì tutto: le automobili, le case, il cinema, il municipio. La procura ha messo sotto accusa undici persone chiedendo pene pesante, soprattutto per gli amministratori del Comune. Cioè l’ex senatore socialista Lucio Barani, primo cittadino di Aulla negli anni precedenti al disastro, e Simoncini, alla guida della città quando l’evento si verificò e prima assessore: per il primo il pm Rappelli ha chiesto cinque anni e quattro mesi; per il secondo otto anni e dieci mesi.
La linea difensiva dell’avvocato di Simoncini è stata questa: se ci fossero delle responsabilità «umane» per quanto accaduto, andrebbero ricercate tra i dirigenti, gli unici, a detta sua, ad avere le competenze tecniche in materia urbanistica. La procura ha infatti puntato il dito sul piano di protezione civile del Comune di Aulla, sul funzionamento della cassa di espansione di Chiesaccia e sulla costruzione di nuove case all’interno dell’alveo del fiume. «L’assessore è solo il trait d’union tra il consiglio comunale e l’organo dirigenziale - ha detto -. Il sindaco è il rappresentante del Comune e non ha voce in capitolo». Daniele ha parlato anche di «vera persecuzione» nei confronti degli amministratori. «Si vuole cercare per forza un colpevole umano quando non c’è». Secondo l’avvocato, infatti, «l’istruttoria ha dimostrato che anche i dirigenti hanno fatto il loro lavoro nel rispetto della legge». Quindi «si è trattato di un evento naturale catastrofico» che non si poteva evitare.
La sua arringa è stata preceduta da quella di Luca Pietrini, che difende Mauro Marcelli, uno dei dirigenti del Comune di Aulla, sotto accusa. Secondo Pietrini «manca il nesso causale» che, nel campo del diritto, indica il rapporto che lega in senso naturalistico un atto, o un fatto, e l'evento che ne deriva. Se si tratta di un atto, può prendere le forme di una determinata condotta umana e il prodotto della stessa viene giuridicamente individuato come evento. Se si tratta di un fatto, viene considerato irrilevante per il diritto penale. L’avvocato ha citato in aula la sentenza della corte di appello di Torino sulla tragedia del Pavillon, sul monte Bianco, dove morirono 13 persone travolte da una valanga. Era il 1991. La perizia scoprì che la valanga era stata causata dal distacco di un pezzo del ghiacciaio del colle del gigante che quindi aveva scatenato una serie di eventi culminati con la morte degli sciatori. «Andava fatto un giudizio di prevedibilità ex ante di quel evento (l’alluvione, ndr) - ha detto il legale -; un giudizio fatto nel momento in cui gli imputati hanno posto in essere la condotta contestata. Condotta che comunque il processo ha dimostrato essere completamente legittima». Da qui la richiesta di assoluzione «perché il fatto non sussiste».
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