Il dolore
L'allarme di Legambiente: rischio alluvionale alto
Gli ambientalisti: senza ravaneti spugna alle cave, picchi di piena fuori controllo
CARRARA. Un esperimento «a prova di increduli» per dimostrare, con una simulazione, quella che Legambiente chiama «fabbrica del rischio alluvionale», riferendosi alla «gestione dei bacini montani». E Legambiente Carrara lo fa in una lunga lettera che ha inviato nei giorni scorsi ai vertici di palazzo civico: dal sindaco ai dirigenti, passando per giunta e consiglieri. Il concetto esposto dalla sezione carrarese è chiaro: «Nonostante i lavori di sistemazione del Carrione, il centro città è soggetto a un rischio alluvionale elevato (quel che è peggio, progressivamente crescente) a causa della radicale trasformazione dei ravaneti, sempre più poveri di scaglie e più ricchi di terre: a parità di precipitazioni, dunque, i picchi di piena divengono più elevati», scrivono.
La situazione, fanno notare, non cambia con i Pabe (i piani attuativi dei bacini estrattivi, con la scheda 15, la più corposa, fresca d'approvazione in consiglio). «Segnalazioni e proposte avanzate da anni sono cadute nel vuoto, si rifiuta di credere che l’amministrazione sia talmente irresponsabile da accrescere intenzionalmente il rischio alluvionale». E allora l'esperimento, con tanto di video, «simulando con annaffiatoi, imbuti, sabbia, tubi, il comportamento di due bacini montani, uno privo di ravaneti e l’altro con ravaneti spugna». E arriviamo alla dimostrazione che conferma, per l'associazione, «in maniera inequivocabile la notevole riduzione del picco di piena prodotta dai ravaneti spugna. Un secondo esperimento dimostra che tale riduzione è dovuta sia all’effetto spugna (l’acqua assorbita dai ravaneti è sottratta alla piena) sia, in misura ben maggiore, all’effetto rallentamento dei deflussi: le acque piovane, costrette a compiere un percorso tortuoso e molto più lungo tra gli interstizi dei detriti del ravaneto, distribuiscono il volume d’acqua precipitato su un tempo più lungo, riducendo in tal modo il picco di piena.
A conferma della solidità scientifica della proposta – aggiungono –, Legambiente ricorda che il salvataggio dei ponti storici dalla demolizione o dall’innalzamento è proprio il frutto della sua richiesta alla Regione di ricalcolare le portate di piena tenendo conto della permeabilità dei ravaneti. Ne sono risultate portate più basse (di 40 m3/s) che hanno reso superflui gli interventi previsti sui ponti». La chiosa verso il Municipio è dura: «Un’amministrazione consapevole che l’attuale gestione dei bacini montani e le tendenze in atto agiscono come una “fabbrica del rischio alluvionale” e che, ciononostante, non si attivasse per invertire la rotta, sarebbe chiamata a risponderne nel caso, purtroppo prevedibile, di una futura alluvione».
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