Il Tirreno

La denuncia del sindacato: mura ammuffite e sporcizia dove la gente si vaccina

La denuncia del sindacato: mura ammuffite e sporcizia dove la gente si vaccina

Salvadori (Uil Fpl): in via Bassa Tambura a Massa situazione da terzo mondo

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MASSA «L’ufficio di igiene di Massa è in condizioni da terzo mondo». La denuncia è di Claudio Salvadori, segretario della Uil Fpl di Massa Carrara. Una denuncia documentata con tutta una serie di foto che Salvadori allega alla sua nota. Un vero e proprio j’accuse su una situazione che, secondo il segretario della Uil Fpl, stride con tutte le raccomandazioni che vengono fatte in questo periodo di piena emergenza sanitaria, per la struttura dove vengono effettuate le vaccinazioni antinfluenzali.
«Scene come queste non si vedono neppure nel terzo mondo. Fanno accapponare la pelle: mura marce e piene di muffe, calcinacci che cadono a pezzi, radiatori che forse risalgono ai tempi della guerra, bagni guasti, lavandini intasati. Poi porte che hanno un’età da pensione chiuse con i lucchetti come biciclette alla stazione» dice Salvadori ì, o meglio scrive nella sua articolata nota.
«E, ancora, pareti piene di crepe. Non siamo in un ospedale abbandonato. Siamo all’ufficio igiene dell’Asl in viale Democrazia a Massa. Qui le persone vanno a fare le vaccinazioni. Non possiamo certo stupirci se poi esplodono focolai di contagio nelle strutture dell’Usl Toscana nord ovest se questa è la misura della gestione aziendale. Perché vale all’ufficio igiene come al distretto di via Bassa Tambura dove sono senza lavandino nello spogliatoio oppure ad Aulla, dove nello spogliatoio non sono rispettate le misure di sicurezza. Abbiamo richiesto un incontro urgente con la direttrice Maria Letizia Casani: è un anno che aspettiamo una sua convocazione. Non accetteremo altre inutili discussioni con collaboratori con varie competenze teoriche ma spesso inefficaci di stanza in quella che qualcuno, a quanto pare, considera la periferia dell’impero».
Una situazione al limite quella descritta dal segretario della Uil Fpl. Reportage fotografico alla mano, mostra quello che è il disastro delle strutture sanitarie territoriali (escluso il Noa).
«Se la gente è costretta a lavorare in contesti come questi è chiaro che la responsabilità del contagio non va cercata fra gli operatori ma nell’incompetenza di una struttura dirigenziale che gestisce un’azienda sanitaria di area vasta– continua Salvadori – Vogliamo per caso parlare di percorsi sicuri Covid-19 in queste condizioni? Ma per favore».
«A quanto pare - sottolinea ancora il sindacalista- l’Asl pensa di fermare il virus con una catenella, come al Pronto Soccorso».
E proprio sul Pronto Soccorso Salvadori fa una precisazione.
«Ci sono problemi peraltro segnalati da tempo: mandano un collaboratore di turno a fare un sopralluogo e rimandano al “poi passiamo”. E hanno il coraggio di puntare il dito contro gli operatori colpevoli, a loro dire, di prendere il virus fuori dalle strutture sanitarie e di portarlo loro dentro… Ridicolo. È così – conclude la sua nota il segretario della Uil Fpl – che giustificano la presenza di 16 operatori positivi al Pronto Soccorso? ».
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