Gioco
Cup, la protesta dei lavoratori di Massa-Carrara. «Rischiamo il posto. Ora basta»
La Cisl: precari anche da 20 anni, hanno affrontato il Covid senza riconoscimenti. Preoccupazione per il nuovo appalto: « L’Asl internalizzi il nostro servizio»
Massa. Pennarelli alla mano, hanno sfogato la loro rabbia su grandi cartelloni. Hanno scritto a chiare lettere che non si sentono tutelati, che non vedono riconosciuti i loro diritti, che temono, dopo anni di impegno, di perdere il posto. E quei cartelloni li hanno affissi all’ingresso di ospedali, case della salute, distretti. Sono i lavoratori dei Cup (i centri unici prenotazione): tornano a chiedere che il servizio venga internalizzato dall’azienda sanitaria.
A farsi portavoce di esigenze e timori è la Cisl. Enzo Mastorci, segretario Cisl Fp , spiega che « lavoratori e lavoratrici dei Cup, più di altri, sono stati sottoposti ad un enorme stress lavorativo durante il periodo Covid. Nessuna cassa integrazione, nessun lavoro agile per loro, ma una loro presenza fisica in prossimità degli ospedali, dei distretti sanitari. Senza nessun dispositivo di protezione individuale. Esami sierologici fatti con grande ritardo ed ora la beffa».
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Poi Mastorci chiarisce quale è stata la beffa a cui si riferisce:«A fronte di un cambio di appalto rinviato a causa di alcuni ricorsi da parte delle aziende partecipanti, la Regione, attraverso Estar, ha deciso di andare spedita verso il cambio di appalto per il prossimo 1 luglio. Quando i lavori per il cambio di appalto sono nel vivo, eccola la beffa: non verrebbe rispettata la clausola di salvaguardia che garantisce lavoratrici e lavoratori e non verrebbe assicurata la continuità contrattuale e questo potrebbe mettere a rischio i posti di lavoro ed i diritti acquisiti da parte di chi lavora nei Cupanche da oltre vent’anni. Venti anni di precarietà. Ad oggi nessuno ha dato garanzie sull’occupazione ma queste lavoratrici e questi lavoratori indispensabili e inivisibili meritano. Quando l’appalto fu progettato - ricostruisce Mastorci - era stato garantito che aveva capienza economica del 20% superiore all’appalto esistente ma ora qualcuno sta cambiando le “carte in tavola”. Abbiamo, con Cgil, e Uil, dichiarato lo stato di agitazione. Già nel 2012 le lavoratrici ed i lavoratori patirono una riduzione di orario e salariale. Nessuno di loro ha contratto a tempo pieno. Nel passaggio di appalto del 2012 tutti passarono dal contratto delle coop al contratto multiservizi perdendo scatti e anzianità. Adesso il quadro normativo è cambiato e un cambio di contratto equivale alla perdita dei diritti acquisiti. Sembra che Cns (Consorzio che ha vinto la gara di appalto )non abbia ancora visitato i posti di lavoro per verificare e garantire la sicurezza».
E nella nostra provincia - assicura Mastorci - il quadro è ancora più compesso « perché il soggetto affidatario all’interno del Consorzio che si è aggiudicato l’appalto una cooperativa che già fa parte dell’associazione di impresa che attualmente conduce il servizio, ma che da mesi non sta garantendo una corretta retribuzione . Nei giorni scorsi la stessa cooperativa Cooplat ha inviato una missiva in cui sostanzialmente dichiarava la propria difficoltà nel garantire una continuità gestionale dovuta a problemi economici. I soci stessi della cooperativa sono stati chiamati, negli ultimi periodi, a versare somme alla cooperativa stessa. Non è accettabile che Asl e Regione rimangano inermi, deve essere previsto un percorso di stabilizzazione e internalizzazione. Assieme a Cgil e Uil abbiamo organizzato un’ assemblea per giovedi e dopo aver dichiarato lo stato di agitazione, percorreremo ogni strada possibile per fermare questo scempio di lavoratrici e lavoratori spesso oggetto di imprecazioni , offese ed anche aggressioni verbali e non solo, perché rappresentano la prima interfaccia della Asl». —
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