Il Tirreno

MASSA

Uccise l'ex moglie e si suicidò, l'Inps chiede 124.000 euro alle figlie. L'ente: "Somme dovute, ma seguiamo il caso"

L'inaugurazione nel 2017 del monumento in ricordo di Cristina Biagi, in piazza Aranci a Massa
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L'inaugurazione nel 2017 del monumento in ricordo di Cristina Biagi, in piazza Aranci a Massa

I soldi richiesti alle eredi minorenni, rimaste orfane dopo l'omicidio suicidio, per indennizzare un uomo ferito dal padre quel giorno. Anche i deputati locali Ricciardi (5 Stelle) e Nardi (Pd) lavorano per non far pagare agli eredi la cifra richiesta dall’Istituto

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MASSA. Uccise l'ex moglie, ferì gravemente l'uomo che credeva erroneamente essere il suo rivale in amore e si suicidò. Una tragedia avvenuta il 28 luglio 2013 a Marina di Massa (Massa Carrara), che ha reso orfane due bambine le quali ora, in quanto eredi dell'uomo che sparò, sono state chiamate dall'Inps a pagare 124.000 euro. Questa la spesa sostenuta dall'Istituto come indennità di malattia e per l'assegno di invalidità erogato all'uomo sopravvissuto.

Marco Loiola, 40 anni, operaio, quel giorno d'estate di sei anni fa uccise la ex moglie, Cristina Biagi, 38 anni, sparandole all'interno del ristorante dove la donna lavorava suicidandosi subito dopo. Poche ore prima Loiola aveva tentato di uccidere un amico della coppia: raggiunto da sei colpi di pistola l'uomo riuscì a sopravvivere, con conseguenze per le quali l'Inps ha ora chiesto il conto alle due figlie di Loiola.

Una "richiesta legittima, anche se immorale - spiega Francesca Galloni, avvocato della famiglia Biagi -. Se Loiola fosse stato ancora in vita, ovviamente l'Inps avrebbe chiesto a lui la somma. La legge prevede che si rifaccia sulle eredi". Le due ragazzine, dopo la morte dei genitori, hanno ereditato un immobile, la cui vendita tra l'altro non copre la cifra dovuta all'Inps e "una pensione che il nonno, loro tutore, mette da parte per il loro futuro", spiega l'avvocato. "Purtroppo - aggiunge - è previsto anche il recupero coattivo se la somma non verrà erogata nei tempi. Per questo ho chiesto un incontro con Inps, sperando che, valutando la situazione, receda dalla richiesta o che si arrivi a transare una cifra inferiore, che possa essere pagata nel tempo dalle figlie di Cristina Biagi, che ricordo essere una vittima di femminicidio".

Lo zio delle due ragazzine, Alessio Biagi, in un post su Fb firmato anche dai nonni materni, si rivolge pure al Capo dello Stato Sergio Mattarella, parlando di una "vicenda legale umanamente orribile". "Questa è la nostra battaglia", spiega: spesso si dimentica "ciò che queste tragedie lasciano indietro: figli, in molti casi minorenni, affidati alle cure dei nonni, degli zii, che hanno il difficile compito di crescere, educare, arginare con tutto l'amore possibile un vuoto e un dolore comunque impossibile da colmare. Nel nostro caso" si "è aggiunta una richiesta di risarcimento. Questa è la vicenda della famiglia Biagi, invitata a pagare una cifra mostruosa per evitare un procedimento giudiziario, che rendiamo pubblica per sensibilizzare l'Italia".

IL SOSTEGNO DELLA POLITICA

Già intervenuta la vice presidente della Camera, Mara Carfagna, chiedendo al presidente dell'Inps Pasquale Tridico di occuparsi personalmente del caso: "La richiesta dell'Inps è legittima", spiega, ma "in sostanza si tratta di una grave ingiustizia e di un'ulteriore sofferenza inflitta a due ragazzine già travolte da una immane tragedia".

L’avvocato Francesca Galloni aggiunge: «Siamo stati contatti dai deputati Riccardo Ricciardi (Movimento 5 Stelle, ndr) e Martina Nardi (Partito democratico, ndr): oltre a esprimere vicinanza e chiedere informazioni nel dettaglio, ci hanno rassicurato. Faranno cioè tutto quello che è nelle loro possibilità e nel loro potere per sostenerci in questa battaglia al massimo livello istituzionale». Ancora Galloni, legale della famiglia Biagi: «L’interessamento dei nostri rappresentanti istituzionali è un ottimo inizio, e speriamo che porti a qualcosa di concreto soprattutto per le due minori, cioè che Inps faccia marcia indietro oppure abbatta la cifra richiesta con un saldo e stralcio. Purtroppo, su questo tema lo Stato è un Giano Bifronte. Da una parte lavora per costituire un fondo per i risarcimenti ai familiari delle vittime di femminicidio, come nel caso di Cristina Biagi, dall’altro c’è un istituto nazionale direttamente riferibile allo Stato, che chiede dei soldi agli stessi familiari. I nostri parlamentari, comunque, ci hanno rassicurato che questo meccanismo non vada avanti».

L'INPS: RECUPERO SOMME DOVUTO, MA SEGUIAMO IL CASO

L'Inps "segue da tempo" il caso delle due minorenni di Massa Carrara, rimaste orfane per l'omicidio della mamma da parte del padre poi suicida. Lo precisa l'Istituto in una nota spiegando che "la richiesta avanzata dall'Inps, che mira a recuperare le somme erogate a un'altra vittima di Marco Loiola, è legittima e vincolata, come riconosciuto dallo stesso avvocato della famiglia. L'ufficio medico legale ha riconosciuto una prestazione invalidante e ha ritenuto sussistere un nesso di causalità fra le lesioni riportate dall'assicurato e il ferimento provocato dal Lojola, ex marito della compagna della vittima, per cui l'Inps è tenuto, ai sensi della normativa in vigore, a recuperare le somme".

Peraltro, prosegue la nota, "data la particolarità della vicenda sotto il profilo umano, nel 2017 la Sede di Massa Carrara, prima d'inviare una lettera finalizzata ad interrompere la prescrizione, ha avuto cura di contattare i destinatari della lettera, con l'impegno a non attivare per il momento alcuna azione legale per il recupero coattivo".

Gli uffici di Massa, spiega ancora l'Inps, "hanno altresì supportato la famiglia per ogni prestazione dovuta. Nel mese di ottobre 2019 gli Uffici hanno dovuto inviare una seconda diffida interruttiva della prescrizione, senza però porre in essere alcuna azione giudiziale per il recupero coattivo del credito. Finora si è cercato di operare col massimo tatto e, come detto, si  preannunciata la lettera volta ad interrompere la prescrizione nelle more dell'individuazione di una soluzione che, nel rispetto della legalità, tenga conto della particolare situazione delle due eredi minorenni. Nei prossimi giorni la dirigenza e l'avvocatura locale riprenderanno i contatti con l'avvocato della famiglia per individuare una soluzione che contemperi la legalità e la situazione familiare".

LA STATUA DIVELTA

I 124.000 euro richiesti dall’Inps è l’ultima beffa della dolorosa vicenda Biagi. Una decina di giorni fa lo sfregio di ignoti a “Sophia”, la statua di piazza Aranci che ricorda Cristina Biagi e tutte le donne vittime di femminicidio. Un monumento inaugurato l’8 ottobre 2017 di fianco a una panchina nella principale piazza della città e da allora vandalizzato ben cinque volte. L’ultima la più dolorosa: statua divelta, come violentata. Tanto che il fratello di Cristina, Alessio Biagi, aveva subito espresso il desiderio di portare altrove quel simbolo. Il caso poi trattato dal consiglio comunale per ribadire che il posto di “Sophia” è proprio in piazza Aranci, e alcuni volontari che si sono occupati di riparare la stele e dargli nuova vita. E infine l’altro episodio salito agli onori delle cronache: la distruzione della panchina rossa di piazza Garibaldi, anche questa simbolo della violenza contro le donne, riparata a tempo di record dall’associazione Viva, che l’ha legata con dei nastri che la tengono in piedi.

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