Sicurezza
Due atti intimidatori al presidente della San Vincenzo di Carrara
Gomme squarciate e citofono di casa bruciato. «Ho paura per la la mia incolumità, l’autore dei gesti è una persona che conosciamo»
Carrara. «Chi fa del bene non può essere costretto a vivere nella paura»: questo l’amaro commento del presidente dell’associazione benefica San Vincenzo Fernando Mazzoni, vittima di ben due violenze a scopo intimidatorio nel giro di pochi giorni. Martedì 26 novembre il suo citofono è stato incendiato. E non solo; in precedenza, nella notte a cavallo tra martedì 19 e mercoledì 20 gli pneumatici del furgone dell’associazione - che era parcheggiato nei pressi delle roulotte di via delle Pinete - sono stati squarciati. Si tratta del mezzo col quale la San Vincenzo trasporta quotidianamente derrate alimentari destinate ai cittadini più bisognosi.
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«L’autore di questi gesti inconsulti mi ha minacciato personalmente», aggiunge Mazzoni, che ha già denunciato l’atto vandalico e annuncia misure analoghe per il rogo del pulsante del citofono. «È venuto a casa mia, mettendo in pericolo l’incolumità mia e della mia famiglia. Si tratta di una persona che si è già rivolta alla nostra associazione per ricevere assistenza e che insiste in continue richieste di denaro. Ha problemi psichiatrici e di dipendenza che lo rendono pericoloso per il prossimo. La mia amarezza è duplice: innanzitutto è impensabile aiutare il prossimo, a titolo completamente gratuito, anzi rimettendoci di tasca propria, come facciamo noi della san Vincenzo, e poi vederci ripagati con questa moneta da chi vorremmo assistere. Poi mi sento isolato, non so chi possa proteggermi. Per questo vorrei richiamare con forza l’attenzione delle forze dell’ordine e di piazza 2 Giugno su questo fenomeno. Non dobbiamo arrivare alle estreme conseguenze per correre ai ripari: prevenire è meglio. Purtroppo questi gesti sono sintomo di una degenerazione morale diffusa, nonché di uno stato di abbandono in cui spesso vengono lasciati i soggetti più deboli. Temo che quel pulsante bruciato sia un avvertimento, che il prossimo rogo sarà quello della mia auto. Chi dedica la sua vita alla beneficenza, seguendo i precetti cristiani nel loro significato più profondo, non può essere costretto a vivere nel terrore» conclude Mazzoni.
Una vicenda, come si può ben capire, delicata, che investe anche i profili sanitari e di assistenza. L’appello lanciato da Fernado Mazzoni è preciso, l’auspicio è che ci possano essere interventi preventivi prima che la situazione degeneri ulteriormente. Ma giù le gomme squarciate e un citofono dato a fuoco sono qualcosa più di campanelli d’allarme da ascoltare. —
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