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Il commento

Inchiesta sul marmo, un consiglio ai comuni: andate a guardare le carte

Massimo Braglia
Inchiesta sul marmo, un consiglio ai comuni: andate a guardare le carte

I comuni di Massa e Carrara chiedano finché è possibile durante le indagini preliminari di consultare i documenti del processo su turbativa d'asta e nero che riguarda Franchi e Rossi

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MASSA-CARRARA. Un consiglio non richiesto ci permettiamo di dare alle amministrazioni comunali di Massa e di Carrara: chiedano di poter costituirsi parti civili nel procedimento sul nero e sulla presunta turbativa d’asta, chiedano di poter aver accesso agli atti, almeno nella fase delle indagini preliminari in cui questo sarà possibile. Perché insomma, soprattutto per Carrara, ma anche per Massa (nella proporzione di uno a dieci, ma è comunque un elemento chiave dell’economia cittadina massese), il marmo significa moltissimo, in termini di lavoro, sviluppo, immagine. E poi, perché no, alcuni dati dell’inchiesta potrebbero essere molto utili in chiave tassazione.Sappiamo che dal 2002, da quell’incredibile delibera del consiglio comunale di Carrara, il marmo non viene più tassato sulla base del "valore di mercato" ma sulla base del valore medio; la delibera portò delle variazioni al regolamento degli agri marmiferi voluto dalla giunta Fazzi Contigli (94-98).

Adesso è in discussione un nuovo testo, mentre Massa, in 91 anni (avrebbe dovuto approvarlo nel 1928 secondo la Legge Mineraria) non ne ha mai avuto uno (lo avrà entro il 31 dicembre); fino alle delibere della giunta Persiani, tutti i tipi di marmo pagavano, a prescindere della qualità, 17,3 euro la tonnellata. Da circa un anno non più. Prima, stessa tassazione per il blocco più prezioso come per quello diciamo così meno ricercato. L’inchiesta, pur con tutti i distinguo d’obbligo (ne abbiamo già scritto, la legislazione rispetto all’evasione fiscale permette di aggiustare il tiro nell’esercizio successivo), parte comunque da alcuni elementi che le amministrazioni avrebbero tutto l’interesse ad approfondire, e cioè il valore vero dei blocchi "king", over the top. Ad oggi, per calcolare il cervellotico valore medio, si parte dall’assunto che il valore massimo di un blocco di statuario di prima scelta sia 3.400 euro circa, per Carrara; Calacatta, 3.150; gli altri, dalla metà in giù. Su Massa, il valore più alto è il Bianco P di Cava Piastreta (2mila euro la tonnellata). Dopo vari calcoli e percentuali di quantità estratte, ne esce un valore medio: a Carrara, il massimo è per Cava Ruggetta (568,65 euro a tonnellata), per Massa, Rocchetta Caldia (354,40); su quei valori medi vengono calcolati i tributi di competenza comunale.

Ma se, come sostiene la Finanza, in quelle dodici operazioni il prezzo dichiarato era metà del reale, sarebbe d’uopo per il Comune sapere oggi qual è il vero valore top, e riparametrare la tassazione. E per Massa, sarebbe il caso di approfondire sui motivi per i quali c’era così tanto interesse a prendere cava Bore Mucchietto, che ha un valore medio di 292,5 euro la tonnellata. Il Comune di Carrara ha annunciato, per il prossimo regolamento degli agri marmiferi, un Osservatorio con il quale arrivare a un valore medio più preciso possibile. Sarebbe un passo avanti, ma mai come la tassazione blocco per blocco, su valori di mercato.

Una rivoluzione? Di trasparenza, senz’altro.Condivisibile, assolutamente, la premialità per chi crea lavoro: Massa e Carrara hanno bisogno di lavoro, non di finanza e vendite all’estero.

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