Attenzione
I cavatori, tra paura e legame con la cava, e c’è chi lassù fu colpito da ictus a 78 anni
Piero Calchini era presidente della Adolfo Corsi, ebbe il malore nel 2012. Il figlio: non poteva fare a meno di salire fin qui
CARRARA. «Il marmo di Carrara è un tesoro di rara bellezza, strappato a fatica dalla pancia della montagna, che offre lavoro ad un indotto di 8mila persone e genera un fatturato di 1 miliardo di euro l’anno. Ma quello del cavatore è da sempre anche uno dei mestieri più antichi e pericolosi, basta pensare che negli ultimi 13 anni nei bacini estrattivi di Carrara si sono avuti più di 1200 feriti e 12 morti sul lavoro». Ad affermarlo è il giornalista Salvo Sottile nella prima delle 5 nuove puntate di “Prima dell’Alba”, programma settimanale “on the road” da lui condotto su Rai 3. In questa prima trasmissione, che andrà in onda stasera alle 23,10 e che abbiamo visto in anteprima, Sottile incontra, tra gli altri, alcuni cavatori della cava Campanili di Colonnata, lavorata dalla azienda Successori Adolfo Corsi Srl, della famiglia Corsi, raccontando le toccanti storie di questi uomini, le cui famiglie portano avanti da generazioni un mestiere duro e rischioso, pilastro economico della terra apuana. Il primo che incontra è Cristian Zeni, 32 anni, cavatore da 8, che, mentre l’alba sta per sorgere, accompagna il conduttore in jeep fino alla cava. Il giovane racconta di alzarsi ogni mattina alle 5 per recarsi al lavoro e di farlo per onorare la tradizione di famiglia, perché anche suo nonno era cavatore e si svegliava ogni giorno alle 3 del mattino, impiegando tre ore solo per raggiungere a piedi la cava in cui lavorava ed altrettante per tornare a casa.
Dopo aver ricordato che il materiale proveniente dalle oltre 100 cave presenti a Carrara costituisce il 30% dell’esportazione italiana di minerali, Sottile chiede a Cristian se quello del cavatore è un mestiere pericoloso. «Per svolgere questo lavoro -risponde l’interlocutore- cento occhi non sono sufficienti. Intorno a noi sono in funzione macchinari molto grossi ed occorre la massima attenzione. La mia fidanzata teme sempre che possano telefonarle per dirle che mi è successo qualcosa».
Il dialogo esalta anche il pregio ed il valore del nostro marmo, materiale unico al mondo che sembra non conoscere crisi. Quando l’auto inizia ad arrampicarsi sulle strade che conducono ai monti Sottile fa notare che esse sono prive di guardrail. «Pensa che i camionisti scendono da queste vie carichi di blocchi di marmo pesanti fino a 30 tonnellate -commenta Zeni-. Qualcuno di loro, a causa di guasti agli autocarri o per inesperienza, è anche finito di sotto, ma questo tipo di incidenti, per fortuna, si verificano raramente». Una volta raggiunto il piazzale della cava, il conduttore traccia un breve excursus storico. «Michelangelo -ricorda Sottile- venne qui per scegliere i blocchi in cui scolpire la Pietà ed il Mosè, al quale, appena completato, chiese perché non parlasse. Fin da allora il mestiere di cavatore è sempre esistito, tramandato di generazione in generazione».
Il giornalista viene accolto con grande cordialità da altri lavoratori, tra cui il capocantiere Claudio Colombo, che racconta di essere entrato in cava a 18 anni e di essere in servizio da 37. Viene poi spiegato che in questo sito lavorano attualmente 16 operai. Il più anziano è Nildo Ricci, che andrà in pensione a dicembre. Anch’egli ricorda di avere incominciato a 17 anni. «All’inizio -spiega Ricci- ero un po’ spaventato da questo lavoro, ma poi ne sono rimasto affascinato. Da una parte, sono contento di andare in pensione, ma sono anche dispiaciuto, perché dovrò lasciare i miei colleghi, con cui mi trovo veramente bene».
A condurre Sottile, sempre in jeep, alla parte più alta della cava, che raggiunge quasi i 900 metri, è Paolo Calchini, al lavoro da 40 anni e proveniente da una famiglia di cavatori, a cominciare dal bisnonno. «Mio nonno- racconta Calchini- lavorava in cava e c’è pure morto, per un infortunio. Mio padre Piero, invece, ha continuato a farlo fino a 78 anni, ma poi ha dovuto smettere a causa di un ictus, che lo ha colpito proprio in cava, nel 2012; è poi deceduto per le conseguenze di quel malore due anni fa. Aveva iniziato giovanissimo, per poi diventare il presidente della società che lavora questa cava, attiva dal 1811 e gestita ancora oggi dagli eredi del fondatore; era così legato a queste cave, che anche a quell’età non poteva fare a meno di salire ogni giorno qui; era in pensione, ma i Corsi lo avevano fatto presidente della società. Un legame fortissimo, quello tra cavatori e cave».
In chiusura della trasmissione, alle prime luci dell'alba, Sottile cita il un vecchio detto: «Il monte dà, il monte prende».
«A Carrara -chiarisce il giornalista- il marmo è sia genius loci che diabolus loci, perché offre lavoro, ma sa anche prendere la vita». “Prima dell’Alba” è un format originale Stand by Me di Simona Ercolani. A cura di Claudio Moretti, scritto da Coralla Ciccolini, Luca De Risi e Olivia Bernardini, Giulia Soi, con la consulenza di Salvatore Merlo. Regia di Daniele Babbo, Produttore Esecutivo Stand by Me Gregory J. Rossi, Produttore Esecutivo Rai Laura Fusco.
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