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Lucchese, rischio playout senza tre innesti a gennaio. Il punto sulla situazione societaria

di Luca Tronchetti
Simone Magnaghi, con 4 reti nell’ultimo mese, è il bomber della Lucchese
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Simone Magnaghi, con 4 reti nell’ultimo mese, è il bomber della Lucchese

Servono un centrale rapido, un vero regista e una seconda punta. Nel corso della settimana sono attese novità a livello societario

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LUCCA. La situazione è chiara. A 180 minuti dalla fine del girone d’andata la Lucchese, complice dell’inattesa vittoria dell’Ascoli sul campo della Torres Sassari, è piombata in zona playout. Il ko con la Vis Pesaro certifica la sensazione dei cronisti e dello staff tecnico che, voci inascoltate nel deserto dei social, avevano invitato la società e i tifosi a volare basso, a pensare esclusivamente alla salvezza da raggiungere in fretta evitando la lotteria dei playout. Ma la media di un punto a partita, la difesa colabrodo (29 gol subiti, peggio ha fatto soltanto il fanalino di coda Legnago con 38 reti al passivo) e l’attacco decisamente anemico (16 reti, quart’ultimo posto davanti a Legnago, Milan Futuro e Sestri Levante) certificano lo stato dell’arte e amplificano i problemi che riguardano sia l’aspetto societario che quello sportivo perché, se è vero com’è vero, le sei sconfitte e gli otto pareggi (a fronte di soltanto tre vittorie, due fuori e una in casa) spesso sono state frutto di disattenzioni e amnesie difensive, errori in fase di possesso, preoccupanti amnesie in grado di vanificare quanto di buono fatto sino a quel momento. Nel mercato di riparazione urgono almeno tre rinforzi di qualità a fronte di sette-otto partenze di elementi che non danno garanzie sufficienti alla causa rossonera.

La difesa

Serve come il pane un centrale di personalità e di gamba. Un leader capace di dirigere il reparto ed essere rapido nelle chiusure in caso di ripartenza degli avversari. Perché, con tutta onestà, Sabbione e Fazzi impiegati nel ruolo di centrale difensivo nella retroguardia a tre hanno mostrato la corda in più di una circostanza. Decisamente meglio come braccetti della retroguardia. Dumbravanu, invece, quando è stato sistemato come centrale dei tre difensore è sembrato lento e impacciato. Insomma, a costo di sacrificare due-tre elementi, la società, se davvero vuol evitare gli spareggi salvezza, nel mercato di riparazione deve pensare a un centrale – non importa se under o over – che abbia un altro passo come, per esempio, Faedo e Delli Carri del Padova o Coppola della Vis Pesaro.

Il centrocampo

Inutile giraci intorno: manca un leader. Per carità, Tumbarello è un buon braccetto e Quirini, pur disponendo di buona personalità e capacità di inserirsi, non può cantare e portare la croce. Se poi aggiungi che il mediano Welbeck, un buon cagnaccio senza piedi delicati, è out per problemi di salute e Catanese – che si è rotto il setto nasale in uno scontro di gioco con Paganini a Pesaro e la sua partecipazione al derby di lunedì prossimo con l’Arezzo è in forse – è sembrato il lontano parente del calciatore ammirato appena 18 mesi fa a Pontedera, ecco che capisci come sia indispensabile una guida che dispensi fosforo e saggezza là in mezzo tagliando un paio di elementi.

L’attacco

La nota positiva di questo ultimo mese è aver ritrovato là davanti Magnaghi che, infortuni permettendo, può arrivare o avvicinarsi alla doppia cifra. Di contro però non c’è una spalla adeguata. Saporiti è un ottimo trequartista, non una seconda punta. Selvini e Sasanelli non hanno mostrato le loro qualità e Ndiaye Babacar è acerbo. Manca come il pane un giovane grezzo, ma fisicamente in grado di fare a sportellate come Yeboah (è al Monopoli, dove non gioca sempre titolare). Un elemento in grado di “strappare” e liberare dalla morsa difensiva la punta centrale (Magnaghi o Costantino, che, complici noie muscolari, è apparso piantato).

La società

Il dg Luigi Conte – che ha debuttato, senza troppa fortuna, nel suo nuovo ruolo a Pesaro – vedendo la partita avrà sicuramente capito che questa squadra per salvarsi va decisamente migliorata. Se il Gruppo Bulgarella è intenzionato a rimanere dovrà potenziare l’organico per salvare la categoria. Se invece vuol passare la mano faccia presto perché i possibili acquirenti – dopo che è tramontata la pista italo-canadese di Paul Scemma e consorte – potrebbero storcere il naso e fare dietrofront a fronte dell’ipotesi di retrocessione in D.


 

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