Sicurezza
Lucchese Carattere e sacrificio le armi per conquistare i playoff
Lavoro e umiltà fondamentali per un gruppo che ha margini di crescita
LUCCA. Una vittoria che rigenera l’ambiente e infonde fiducia e morale a una squadra che – sul piano dell’agonismo, della generosità e del lavoro – ha poche rivali in categoria. Giusto godersi questo momento esaltante con una vittoria su un campo ostico come quello di Ferrara che in campionato mancava da 88 anni nella concreta speranza di bissare il successo lunedì sera (ore 20,45) al Porta Elisa contro un Rimini – orfano del tandem Morra-Lamesta (non adeguatamente sostituiti) – reduce da due sconfitte interne e con una difesa tutt’altro che irreprensibile (cinque gol subiti in tre partite). Un po’ di entusiasmo fa bene ed è sicuramente salutare. L’importante è che, alla prima sconfitta, l’ambiente non ricada subito nella depressione cosmica e nelle accuse lanciate alla parte tecnica (allenatore in primis) che invece è una componente fondamentale per cercare di raggiungere l’obiettivo stagionale che restano le posizioni di rincalzo dei playoff. Perché, al di là dell’impegno, dell’abnegazione, della maglia intrisa di sudore, nello sport come nella vita ci sono dei valori. E, con la massima onestà e trasparenza, ci sono squadre (e società) decisamente più attrezzate, che hanno organici di spessore con elementi di categoria superiore o con in rosa top player della Lega Pro. Ci riferiamo senza mezzi termini a Virtus Entella, Torres e Pescara, ma anche a Ternana, Ascoli, Perugia e alla stessa Spal destinata, con maggiore accortezza tattica, a risalire la china. La Lucchese se mantiene la mentalità operaia mostrata con la Spal, se sfrutta le corsie esterne dove in questo momento Quirini e Antoni stanno facendo la differenza e se affronta tutte le partite come se fossero una finale può lottare per un posto al solo assieme ad Arezzo (ha speso oltre 3 milioni), Gubbio (oltre due), Vis Pesaro e Rimini senza considerare il solito Pontedera guastafeste e il Campobasso di Braglia che deve ancora amalgamare la rosa completamente rinnovata rispetto a quella dell’anno scorso in serie D. Di certo c’è che l’undici messo in campo domenica a Ferrara è sembrato, allo stato, la migliore formazione possibile in attesa che Gemignani entri in condizione, Visconti recuperi lo smalto di due stagioni orsono e che gradualmente possano essere inseriti i giovani in rosa: da Dumbravanu a Frison, da Selvini a Sasanelli, da Giacchino a Botrini. Senza considerare i recuperi di Magnaghi e in futuro pure di Gucher. Positive le prestazioni di Saporiti – autore di due assist che hanno fruttato altrettanti gol – che deve però essere più concentrato nell’arco di tutta la partita (tende di tanto in tanto ad estraniarsi dal gioco) e di Catanese, un leader silenzioso, che gioca meglio a sinistra (c’è già Tumbarello), ma si adatta a tutti i ruoli del centrocampo, capisce le varie situazioni di gioco (quando c’è da spingere e quando occorre gestire), ma che non dispone di piedi delicati per ribaltare immediatamente l’azione da difensiva a offensiva. Ed è bene sottolineare con la matita rossa che Claudio Ferrarese ha operato nel miglior modo possibile in considerazione di un budget praticamente inesistente con 16 operazioni in entrata (diversi giovani patrimonializzati) e 12 in uscita. Ecco, se la Lucchese ha due certezze quelle portano il cognome di Gorgone e Ferrarese.
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