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Calcio: la storia

Lucca, finisce la favola del River Pieve, dagli amatori ai vertici dell’Eccellenza: «Il segreto del miracolo? Siamo un gruppo di amici»


	L'esultanza del River Pieve alla fine della regular season (foto da Facebook)
L'esultanza del River Pieve alla fine della regular season (foto da Facebook)

La società annuncia sui social: «Troppo vecchi e stanchi per poter continuare in questo modo, in una categoria così importante»

30 maggio 2024
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PIEVE FOSCIANA. Una lunga lettera sulla pagina Facebook – che rimarrà, viene precisato – a spiegare, ma anche a riepilogare, mettendo in fila le tappe di una bella storia di calcio: quel calcio di provincia dal sapore in parte forse un po’ amarcord, lontano dai riflettori, dai big, fatto di amicizia, allenamenti dopo il lavoro e lo studio, condivisione. Divertimento e passione. È la lettera che hanno scritto dalla società River Pieve che annuncia la fine di quella che è stata una bella avventura calcistica, partita dal campionato amatori e che è arrivata in poco tempo, a sorpresa probabilmente, fino ai vertici del campionato di Eccellenza.

La lettera

«Con un groppo alla gola – scrivono sui social – siamo ad annunciare che l’avventura finisce qui. Dopo 15 anni in Figc, di cui gli ultimi quattro in Eccellenza, abbiamo preso la sofferta decisione di chiudere la squadra. Siamo tutti consapevoli di aver raggiunto obiettivi al di sopra delle nostre possibilità, francamente impensabili nel 2009 quando iscrivemmo una squadra di amatori, nata pochi anni prima, al campionato di Terza categoria. In questi anni, con enormi sacrifici, siamo riusciti a diventare una delle più importanti realtà calcistiche della Provincia e la prima squadra in Garfagnana, senza mai avere avuto un campo nostro, vagabondando tra decine e decine di strutture diverse per allenamenti e partite, senza aiuto da parte di nessuno. Oggi siamo troppo vecchi e stanchi per poter continuare in questo modo, in una categoria così importante, nonostante aver centrato per due anni consecutivi gli ambiti playoff del campionato di Eccellenza».

E aggiungono ancora: «L’unica fusione possibile sarebbe stata quella con l’altra squadra di Pieve Fosciana, il paese a cui siamo legati e di cui portiamo i colori. Purtroppo, non per colpa nostra, non è stata possibile. Il River chiude e il titolo di Eccellenza verrà ceduto a una squadra locale dal passato illustre, ma che oggi milita in una categoria minore. Rimane un gruppo di amici che in tutti questi anni è rimasto compatto, che ha sempre discusso e condiviso ogni decisione importante e sempre deciso all’unanimità. Questo è forse il vero e unico segreto del piccolo miracolo calcistico». E concludono: «Il nostro pensiero va a tutti i giocatori, gli allenatori, i componenti dello staff tecnico e tutti quelli che in questi anni hanno dato una mano alla squadra e all’organizzazione degli eventi per supportare la squadra, ai tifosi e ai nostri fratelli argentini che ci tifano e seguono con affetto da così lontano. Grazie di cuore, rimarrete tutti per sempre parte della famiglia River Pieve».

Cosa succede adesso

Come abbiamo scritto nei giorni scorsi, il Castelnuovo acquisterà il titolo sportivo del River Pieve che dopo molte stagioni, senza mai retrocedere, è pronto ad abbandonare il panorama calcistico. Lo fa salutando dopo aver acciuffato i playoff di Eccellenza, categoria dalla quale ripartirà la nuova avventura con il nome e i colori del Castelnuovo. Spiegava nelle scorse settimane il presidente del River, Roberto Tamagnini: «Penso che l’affare andrà in porto, siamo al 99% della trattativa che ora abbiamo messo in stand by per concentrarsi sui playoff: quello che sta succedendo sul campo è incredibile. Siamo partiti dagli Amatori poi nel 2009-10 il salto nei campionati federali e da lì una continua salita fino a vivere un’altra volta i playoff in Eccellenza. Tutto questo tra mille difficoltà, contro società più blasonate e più organizzate e noi senza un impianto costretti a cambiare spesso sede. Un sacrificio accettato sempre da tutti, dai dirigenti allo staff tecnico ai calciatori. Siamo partiti come un gruppo di dieci amici, qualcuno per ragioni professionali non vive più qui e questo ci sta portando a riflettere».

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