La manifestazione
Gorgone Il bilancio e l’attesa
«Lucchese in corsa per i playoff sino a 180’ dalla fine, ma le grandi favorite erano altre Ho un contratto sino alla prossima stagione, ma non sarà mai questo il problema»
Venti partite dentro i playoff, 16 a uno-due punti dal decimo posto, una squadra sempre propositiva con ogni avversario che è giunta in semifinale di Coppa Italia pur disponendo di un organico decisamente inferiore a Cesena, Perugia, Carrarese, Spal, Entella, Pescara, Torres, Gubbio, Arezzo e Ancona e che sino alle ultime giornate era al primo posto come numero di tiri in porta, nei primi cinque a livello di possesso palla e che ha colpito 21 legni mostrando una buona dose di sfortuna.
Per Giorgio Gorgone una prima stagione da capo allenatore che si è conclusa con un bilancio soddisfacente visto che la Lucchese è sempre stata fuori dai playout e nelle prime sette-otto gare di campionato ha sciorinato un gioco aggressivo e divertente.
Mister può tracciare un suo bilancio personale da allenatore rossonero.
«É stata una stagione intensa disputata in un girone difficilissimo, sicuramente il più complicato degli ultimi anni, con la Lucchese che ha battagliato sino alla penultima giornata per cercare di conquistare la post season e che è arrivata sino alla semifinale di Coppa Italia di serie C. Un torneo complicato che ci ha visto sempre in corsa per qualcosa di positivo. Una cosa penso vada riconosciuta a questa squadra: che ha cercato sempre per cercare di vincere contro chiunque, forse a volta troppo».
Qualche errore che riconosce di aver commesso in queste 38 partite di campionato e nelle altre di Coppa.
«Sicuramente sì. Ci sarebbero alcune partite che rifarei correggendole, come Gubbio in trasferta e Pontedera in casa, mentre qualcun altra (Fermana, Vis Pesaro e Sestri al Porta Elisa) la rifarei perché sono sicuro che porteremmo la vittoria a casa per quanto avevamo prodotto».
Gli infortuni quanto hanno condizionato il cammino della squadra?
«Non mi piace creare alibi, ma credo che le condizioni fisiche non ottimali di una coppia di centrali top della categoria non ci abbiano agevolato Tiritiello prima e Benassai dopo hanno avuto problemi e la loro assenza, nei momenti topici della stagione, ci ha creato un disagio importante. E anche in avanti con Fedato out per tutto il girone di ritorno, sono stato condizionato nelle scelte degli interpreti da mandare in campo. Anche il modulo iniziale (4-2-3-1) è stato modificato (3-4-3 o 3-4-2-1) in funzione dei giocatori a disposizione e in certi casi dell’avversario tenendo fermo però il modo di costruire con un centrocampista che si abbassa con esterno difensivo che sale di più dell’altro. Tuttavia al di là degli schemi tattici per vincere le partite e per controllare il gioco servono calciatori di qualità, bravi nell’uno contro uno, capaci di creare occasioni da rete e concretizzarle, ma anche di saper soffrire al momento giusto controllando con lucidità le partite soprattutto quando riesci a passare in vantaggio».
Il rapporto con il presidente
«Molto franco, schietto e sincero. Anche se quest’anno non è stato presente come avrebbe voluto è stato sempre vicino alla squadra e mai contro i giocatori o l’allenatore. Una persona vera e passionale che ha sperato, come tutti del resto, di arrivare a disputare la finale di Coppa Italia vivendo quell’eliminazione con l’amarezza di un grande tifoso. Credo che di me abbia apprezzato l’onestà intellettuale, la chiarezza e il gioco prodotto dalla squadra. Il mio futuro? Ho un contratto che mi lega al club anche per la prossima stagione, ma non sarà mai questo il problema. Con Bulgarella e Lo Faso mi sono già incontrato e ci siamo dati appuntamento alla prossima settimana o nel momento in cui sarà stato deciso il nome del prossimo direttore sportivo. Quello sarà il momento delle valutazioni. Qualunque sia la scelta sarà indispensabile un confronto perché sarebbe un errore per tutti non vi fosse unità d’intenti tra le componenti tecniche. Eventuali contrasti provocherebbero un corto circuito che non farebbe del bene alla Lucchese».
Parte della tifoseria è delusa dalla componente tecnica.
«I tifosi hanno passione, ci mettono il cuore, si sono entusiasmati all’inizio ed è normale che sia. Ricordo l’entusiasmo di Ferrara e mi dispiace non aver alimentato quello che stavano sperando. Tuttavia sta a noi – allenatore e dirigenti – per onestà dover essere corretti e obiettivi nelle valutazioni di una rosa. Poi il calcio riserva sempre stagioni imprevedibili perché il calcio sa essere imprevedibile. Però a inizio stagione nessuno citava la Lucchese. Non ricordo un addetto ai lavori parlare della Lucchese. Per tutti c’erano almeno 10 squadre davanti e se tutte avessero rispettato i pronostici ancora oggi nessuno ci metterebbe nelle prime dieci. Ecco perché bisogna analizzare obiettivamente le rose. La passione ci porta a non essere obiettivi, ma la realtà poi ti porta il conto».
Lei che è abituato a lavorare con i giovani ha trovato in questo organico un ragazzo che può rappresentare un asset per il futuro della Lucchese?
«Quirini. Ha grandi potenzialità e una buona personalità nonostante l’età. Se inizia a capire che deve migliorare in certi dettagli potrà fare la differenza in questo campionato e aspirare a categorie superiori».
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