Sicurezza
Lucchese. La solita sconfitta
La squadra, subito il gol di Merola, non riesce pur spingendo a recuperare il risultato. Sprecate due ghiotte occasione e colpito nella ripresa il diciottesimo legno stagionale
PESCARA. La solita storia. La Lucchese dopo un buon avvio, dove fallisce una ghiotta occasione, va sotto, subisce, si smarrisce e rischia il tracollo. Nella ripresa reagisce, mette alle corde l’avversario, ma continua a sbagliare ghiotte occasione accumulando la solita dose di sfortuna – con il diciottesimo legno stagionale colpito – e al triplice fischio dell’arbitro torna a casa a mani vuote. La dodicesima sconfitta in 28 gare ha il sapore amaro della resa. Cambiare l’ordine delle cose a 10 turni dalla fine della regular season è utopia. Questa Lucchese è stata costruita male. Manca il carattere e la personalità delle formazioni che aspirano ai primi posti della classifica. Componenti che non compri al mercato: o sono insite nel dna degli interpreti oppure ti devi accontentare di un campionato dove la parola d’ordine sia una sola: salvezza evitando i playout. E questo, a oggi, dice la classifica e sono in grado di garantire gli interpreti. C’è solo un modo per salvare la stagione: arrivare in finale di Coppa Italia di C e possibilmente vincere come fecero 34 anni i “giovanotti” di Corrado Orrico. Quelli erano altri uomini e quello era un altro calcio.
Rinuncia al minutaggio
Per la sconfitta con il Pescara non è possibile appellarsi nemmeno alla giovane età degli interpreti in campo. La Lucchese, rinunciando al minutaggio, schierava due soli under dall’inizio (Chiorra e Cangianiello) contro i quattro dei biancazzurri (Floriani, Dagasso, Milani e Cangiano). Perché, eccezion fatta per il solito Gucher e per la generosità di Tumbarello, gli altri esperti hanno marcato visita. Davanti un mezzo disastro: Rizzo Pinna non l’ha mai vista, Magnaghi a digiuno da mesi e mesi non ha trovato di meglio di calciare addosso a Plizzari nell’area piccola, Disanto dopo meno di 4’ dall’avvio ha allargato troppo il compasso calciando abbondantemente a lato davanti al portiere abruzzese. Dietro poi Sabbione si è fatto anticipare spesso e volentieri da Cangiano rischiando il rosso e Benassai si è fatto surclassare in elevazione dal genietto Merola (cartellino del Napoli) destinato ad altri palcoscenici, ma che di testa, in considerazione della statura, difficilmente va in gol. Se a questo aggiungiamo la traversa colpita dal generoso Cuppone è facile intuire come il primo tempo dei rossoneri – schierati con il 3-4-3 con Fazzi centrocampista di destra – abbia lasciato a desiderare. E di fronte c’era un Pescara reduce da tre ko di fila (10 gol subiti) e dall’addio per motivi di salute del Maestro Zdenek Zeman con il debutto in panchina del vice Bucaro.
Una reazione sterile
Vero, nella ripresa la Lucchese sale di tono. Torna all’antico 4-2-3-1 con Russo avanzato e Visconti sulla linea dei terzini e costringe il Pescara a difendere in nove dietro la linea della palla. L’ingresso di Guadagni, che al 23’ st dal limite colpisce il palo a portiere battuto, infonde speranza alla truppa di Gorgone. Ma l’assedio sperato non arriva mai e nel finale serve un miracolo di Chiorra sullo scatenato Merola per evitare il gol del 2-0. La Lucchese si è cacciata in un tunnel che, senza un’inversione di tendenza, porta dritto ai playout.
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