Il Tirreno

Lucca

L'intervista

Il ds Frara difende Gorgone e guarda al calciomercato

di Luca Tronchetti
Alessandro Frara direttore sportivo della Lucchese
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Alessandro Frara direttore sportivo della Lucchese

«Quest’anno il discrimine tra  playoff e playout è davvero sottile»

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LUCCA. Vuole crescere professionalmente assieme alla Lucchese. Alessandro Frara, 41 anni, inizia con i colori rossoneri il suo percorso di direttore sportivo e responsabile del mercato di una squadra professionistica. D’accordo, sino a un paio d’anni fa è stato collaboratore di Ernesto Salvini come ds del Frosinone nell’anno dei playoff, e per due stagioni ha ricoperto lo stesso ruolo nel vivaio dei gialloblù del Lazio che gli è valso anche il premio al Galà del Calcio. Ma adesso, da cinque mesi a questa parte, la gestione dei rapporti con giocatori, procuratori, agenti e dirigenti di Lega grava sulle sue spalle. Frara è rimasto il ragazzo di un tempo: serio, corretto, leale, poco incline alla luce dei riflettori e lontano anni luce dai social: «Le difficoltà maggiori erano legate alla fidelizzazione visto che in quel territorio a monopolizzare il mercato erano soprattutto la Roma e in parte Lazio. Un po’ come in Toscana dove Fiorentina ed Empoli sono bacini attrattivi. Per poter arrivare a competere con quelle superpotenze occorrono tempo, strutture e istruttori. L’acquisizione di Saltocchio va in quella direzione. Così come l’assunzione di allenatori con una determinata mentalità e rapporti di buon vicinato con le società provinciali di settore giovanili, come, per esempio, il Tau Calcio con cui abbiamo iniziato a parlare. Servono 5-6 anni per avere i frutti del lavoro del settore giovanile che per i club di provincia è l’unico che paga. Ho letto critiche anche ingenerose dopo la sconfitta al Manuzzi nonostante aver giocato alla pari per 80 minuti. Ma vorrei chiarire che i cinque under schierati in campo con Cristian Shpendi che l’anno prossimo vedrete in A con il gemello Steven facevano parte della squadra Primavera 2 che due stagioni orsono dominarono il campionato con il Frosinone che venne promosso ai playoff. Pieraccini, Francesconi, Berti, Giovannini, David non nascono dal nulla, ma sono il frutto di un lavoro lungo e paziente».

Dopo un avvio scoppiettante la squadra è scivolata fuori dai playoff. Come si spiega questa flessione di risultati e questa involuzione nel gioco.

«Ho sempre detto che questo girone era particolarmente complicato e c’erano almeno 6-7 squadre più attrezzate della nostra. La società da quando è arrivata ha utilizzato i termini ambiziosi e pluriennale. Che non sono, come qualcuno potrebbe credere, antitetici. La serietà si coltiva nel tempo e le vittorie sono frutto di un percorso. Il grande entusiasmo manifestato sino alla partita contro il Pescara non deve trasformarsi in depressione e feroce critica dopo alcuni rovesci. Capisco l’umore dei tifosi, che sono la parte bella del calcio, ma noi addetti ai lavori dobbiamo mantenere un necessario equilibrio. Andate a rivedervi le partite: contro la Torres nei primi 20 minuti abbiamo colpito una traversa e sfiorato ripetutamente il gol sino al loro vantaggio, contro gli abruzzesi dopo l’espulsione di Tiritiello la squadra ha subito 30 secondi dopo il pari con un loro giocatore in fuorigioco, a Ferrara l’arbitro non ha convalidato il gol di Guadagni che avrebbe chiuso il match fischiando un offside inesistente e con il Pontedera un palo ha impedito il pari che avremmo meritato. A guardare bene ci mancano 3-4 punti considerando che con la Virtus Entella il pari era il risultato che meglio rispecchiava l’andamento della partita. Se sommate i nostri attuali punti, considerando che dobbiamo recuperare una partita, a quelli che avremmo dovuto avere vedrete che la Lucchese staziona tra il settimo e l’ottavo posto in linea con i programmi. Quest’anno il discrimine tra playoff e playout è davvero sottile. Ma siamo fiduciosi per i prossimi impegni a partire dalla delicata sfida con la Vis Pesaro».

Tra le critiche che vengono mosse la rinuncia frettolosa a Bachini, uomini contati in mezzo al campo e un attacco anemico che non finalizza la mole di gioco.

«Prima di tutto ho voluto confermare 13-14 elementi della passata stagione a conferma che chi aveva operato non aveva sbagliato interpreti. A questi abbiamo aggiunto giovani per fare il minutaggio ed esperti in grado di prendere per mano la squadra. Bachini? Un buon giocatore, ma la scelta di rinunciare alle sue prestazione è arrivata di comune accordo. Sapeva che con noi non sarebbe partito titolare. Una soluzione condivisa considerando che avevamo il giovane Merletti, cresciuto all’ombra di Tiritiello e Benassai, e abbiamo preso un elemento esperto come Sabbione che ha vinto dei campionati anche se è stato penalizzato dagli infortuni. A centrocampo c’è un giovane come Djibril, con caratteristiche più offensive, che sta crescendo. Se la squadra non finalizza non è giusto scaricare tutte le colpe su Magnaghi e Romero che lavorano per il gruppo. Comunque voglio tranquillizzare la tifoseria. Gennaio è ancora lontano, ma la società è vigile sul mercato e si muoverà per migliorare i reparti» .

Gorgone è stato in bilico il mese scorso?

«Per me e per il presidente Bulgarella non è mai stato in discussione. Gorgone fa parte del progetto Lucchese. È un allenatore di grande livello con idee di gioco moderne e in linea con il calcio di questi anni. Lo vedo molto vicino al modo di giocare di Spalletti, Di Francesco, De Zerbi, Aquilani e Andreazzoli. Sono certo che sarà strada».
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