Toscana
Dietro a un pallone a tutte le età: a Lucca impazza il calcio camminato
Vietato correre e fare contrasti: le regole di una disciplina salutare e inclusiva. Nella Piana di Lucca è nata la società sportiva Walking Football, la sua storia
LUCCA. Ci possono giocare uomini e donne, giovani o meno giovani, con fisico possente o esile ed è un modo di praticare il calcio in modo talmente inclusivo che non richiede necessariamente di essere atleti instancabili o sopraffini artisti della pedata. Sono questi i segreti del calcio camminato, disciplina sportiva che si sta facendo largo e vede coinvolte quaranta persone tra maschi e femmine di diverse fasce di età della Piana di Lucca, dove è nata la società sportiva Walking Football (affiliata Uisp) con lo scopo di divulgare questa disciplina e farne conoscere i benefici fisici.
A presentare il Walkng Football è Giacomo Cipriani, docente di Scienze motorie e allenatore di calcio Uefa B, conosciuto nel mondo del pallone per essere stato calciatore del Lammari e poi tecnico della Trebesto e ora della formazione juniores del S. Macario Oltreserchio. «Sto portando avanti con passione e dedizione questa attività insieme a un gruppo di persone con compiti diversi ma altrettanto utili. Ci ritroviamo settimanalmente al “calcetto sul tetto” a Mugnano, facciamo qualche esercizio e poi ci mettiamo in campo per la partita».
Inclusione, benessere psicofisico e socializzazione sono i tre punti di forza di questo sport: «I benefici del calcio camminato sono stati oggetto della mia tesi di laurea: nell’occasione ho coinvolto medici di varie specializzazioni tra cui il dottor Carlo Giammattei, all’epoca primario di medicina sportiva e tutti i test effettuati confermano che l’attività sportiva con questi ritmi e un contatto fisico al minimo fa bene a chi ha avuto traumi a ginocchia e caviglie ma anche a chi soffre di obesità e diabete. Serve soltanto impegno per camminare a passo svelto e in modo costante. Stiamo monitorando anche i benefici sull’invecchiamento e sulla capacità di alleviare i disturbi cardiovascolari».
Chi ha giocato a calcio è necessariamente avvantaggiato e può allungare la propria carriera anche oltre i quaranta anni? Secondo Cipriani, niente è scontato: «Chi ha fatto qualche partita, ex calciatori compresi, conferma le difficoltà iniziali nel controllare l’istinto di correre per raggiungere la palla e per superare un avversario. Le regole sono chiare: vietato correre e fare contrasti al limite. L’allenamento serve per gestire al meglio le tentazioni del calcio a undici e per aumentare l’impegno fisico, privo di strappi ma costante». Interessante scoprire come Cipiani si è avvicinato al calcio camminato. «L’ho scoperto dialogando con la mia collega Sara Attanasio. In provincia di Pisa lei era già attiva nello sperimentare questo sport e mi ha proposto di farne argomento di tesi. Anche dopo gli studi, questo sport è entrato a far parte della mia vita. Vedere persone con difficoltà cardiologiche o di peso migliorare la propria salute è motivo di enorme soddisfazione: lo sport è anche questo».
Nelle parole del mister anche un accenno storico: «Abbiamo trovato notizie del calcio camminato che risalgono ai primi anni del ventesimo secolo, quando gruppi di persone non certo “atletiche” si dilettavano in questo modo per recuperare da alcuni tipi di invalidità e dai postumi del primo conflitto mondiale. Per incentivarne la pratica, venivano chiamati ad arbitrare dei calciatori della massima serie in quel periodo. Il primo regolamento internazionale risale al 2011, recepito in Italia nel 2016».
Dopo uno sguardo al passato, Cipriani guarda al futuro: «Auspichiamo la nascita di gruppi anche in Valle del Serchio mentre esiste già un gruppo a Camaiore. Nelle prossime settimane faremo dimostrazioni nel pisano e in altre località della Toscana. In questa stagione abbiamo giocato e ci siamo allenati in campi di calcetto per giocare in sei contro sei. Auspico di trovare un accordo con il Comune per avere una palestra e affrontare al meglio i periodi invernali».
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