Sicurezza
Monaco non assolve la Lucchese «Quel gol è figlio di disattenzione»
L’ex allenatore era sugli spalti per assistere al match contro l’Ancona
LUCCA. Tra i 2.642 spettatori che hanno assistito alla sfida del “Del Conero”, risoltasi con un botta e risposta nell’arco dei dieci minuti finali, c’era pure Francesco Monaco. Ancona-Lucchese rappresenta per il 63enne di Latiano una sorta di partita del cuore. Sulla panchina dorica Monaco ottenne una promozione in B nella stagione 2007-2008 mentre con i colori rossoneri ha vinto in due vesti diverse. Dapprima come leggendario capitano della Lucchese di Maestrelli, doppia promozione dalla C2 alla B con allegati cinque tornei in cadetteria, poi come allenatore della formazione salita nei professionisti nell'annata 2019-20. «Per quanto visto in campo, la Lucchese avrebbe meritato la vittoria – afferma Monaco – I rossoneri, messi molto bene in campo, avevano eseguito alla perfezione il piano partita impostato da Maraia. Tiritiello e compagni hanno tenuto in mano le redini del gioco, tenendo nella loro metà campo i marchigiani e rischiando solo per una disattenzione in fase di palleggio. Mi ha impressionato tanto De Maria, terzino in grado di abbinare qualità tecniche a una buona tenuta fisica. Posso immaginare quanta rabbia abbiano provato questi ragazzi, arrivati a un centimetro dalla qualificazione al secondo turno».
Decisamente di tenore opposto, al di là dell'epilogo, il giudizio sulla prova fornita dai padroni di casa. «Non mi aspettavo un'Ancona così rinunciatario – prosegue Monaco –. Fatico a comprendere quale sia stato il vantaggio di aver cambiato allenatore a due giornate dalla fine. Tatticamente i dorici hanno perso quell'aggressività e capacità di attaccare gli spazi tipiche delle squadre di Colavitto (sostituito da Donadel ndr)».
Riguardo al gol di Mondonico, l’ennesimo subito dalla Lucchese su situazioni di palla inattiva, Monaco ritiene che sia derivato da una mancanza di attenzione. «Di solito quando si prende gol su questi lunghi lanci, alla base c’è sempre l’assenza, anche minima ma fatale, di concentrazione – chiosa l'ex capitano –. In quel momento i rossoneri avevano in campo Bachini, Tiritiello, De Maria e lo stesso Romero, elementi alti almeno 1,85 cm. Deve esserci stato un errore di comunicazione altrimenti non si spiega come Panico, immune da colpe, sia finito a marcare Mondonico».
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