Sicurezza
La palla a Bulgarella: «La Lucchese e la città mi piacciono molto»
Ma l’imprenditore edile non ha fretta di chiudere
LUCCA. Ama realizzare le cose belle. Al primo posto mette il suo lavoro di costruttore. Edilizia di qualità: da Favignana a Misurina, da Pisa (con un albergo e quattro strutture) sino all’ex Colonia Olivetti di Marinella di Sarzana (Cinque Terre) che diventerà uno splendido resort. E poi il calcio, una grande passione che lo ha sempre animato e che lo ha visto protagonista prima nella sua città, Trapani, portata senza impiegare grandi risorse a un passo dalla B con in panchina Ignazio Arcoleo e poi, per circa sei mesi, il Pisa di Gian Piero Ventura che fu a un passo dalla promozione in A persa ai playoff. Andrea Bulgarella, 77 anni, originario di Erice, ma ormai toscano d’adozione, resta un inguaribile sognatore. E quando si butta un’impresa – edilizia o sportiva che sia – lo fa con grande trasporto. É a Milano per lavoro quando lo contattiamo al telefono. Ed è logico che l’argomento sia il suo ingresso nella Lucchese: «Sono una persona seria e responsabile. Certo che ho parlato con la società e sono stati avviati contatti con il dirigente Mario Santoro. Ho anche ottimi rapporti con il sindaco Mario Pardini, un manager e soprattutto una gran bella persona. Lucca è una città magnifica dove ho operato e conto di lavorare ancora. Mi piace il bello, prediligo la qualità anche nel recupero delle aree dismesse. Mi ritengo un uomo del fare e non delle chiacchiere. Quando verrà il momento, quando tutto sarà compiuto, allora potrò parlare di calcio. Nel frattempo le posso dire che ho visto Pontedera-Lucchese e che ho notato nell’undici rossonero un giocatore di grande personalità come quelli che piacciono a me. Porta il mio stesso nome, Andrea, e indossa la fascia di capitano. Si chiama Tiritiello. Ecco io adoro le persone capaci di trascinare gli altri. Lui è stato determinante nel derby». Un paragone, forse ardito, a quello che lui considera alla stregua di un figlio: Marco Materazzi: «Ha iniziato nel mio Trapani con Arcoleo allenatore. Un ragazzo straordinario su cui nessuno puntava, nemmeno il padre, e che aveva perduto da poco la mamma. Ho pianto quando è diventato campione del Mondo e a casa ho la maglia azzurra con la sua dedica: “Ad Andrea con grande stima e riconoscente”. In quel Trapani c’erano ragazzi che nella vita poi hanno fatto strada. Penso a Vincenzo Italiano, oggi tecnico della Fiorentina, a Salvatore Tedesco che portai a Gaucci in A e a tanti altri. Sì, la Lucchese mi interessa e al momento opportuno saprete».
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