Gioco
Dante Unti, una maglia e tante lacrime: «Bello essere qui»
LUCCA. «Da quando è nato il Porta Elisa, ho visto tutte le partite della Lucchese. è stata una grande sofferenza non poter tornare qui per tanti mesi».
Bastano queste due frasi per descrivere quanto amore prova Dante Unti, prigioniero dal settembre 1943 all'aprile 1945 nel campo di concentramento polacco di Stablack, per quei due colori, il rosso e il nero, capaci di legare a una sola passione le diverse generazioni di un'intera città.
A tre giorni dal suo 103esimio compleanno (le candeline verranno spente mercoledì 9 novembre) il “sarto di Rughi” è stato omaggiato dal dirigente della Lucchese Bruno Russo di una speciale maglia celebrativa.
Se rispetto ad alcuni precedenti confronti storici ai quali Unti era presente (a cominciare da Lucchese-Alessandria della serie A versione 1947-1948, quando il 30 aprile i rossoneri si imposero per 2-1 ), questa volta il punteggio non ha sorriso al club cittadino, l’emozione vissuta in quelli attimi sugli spalti del Porta Elisa non verrà cancellata.
«Vorrei che ritornassero i tempi della Lucchese di Olivieri (portiere campione del mondo nel 1938 con la maglia azzurra, ndr), Viola, Perduca e Bertuccelli. Mi sembra di essere rinato a vedere quei ragazzi con la casacca rossonera in campo – racconta con le lacrime agli occhi Unti –. Un pomeriggio così sognavo da tanto tempo di poterlo vivere nuovamente».
Momenti toccanti anche per Bruno Russo, uno dei quattro soci che hanno permesso che il calcio a Lucca non scomparisse dopo il terzo fallimento nel giro di undici anni.
«Dante Unti deve essere un esempio per le nuove generazioni che si stanno avvicinando a questa maglia – dice il dirigente rossonero – è un privilegio essere a fianco di una persona che emoziona per quanto ha fatto nel corso della sua vita e per l'attaccamento alla Lucchese.
«Come società, siamo stati ben lieti di donargli questa maglia. Era il minimo che potessimo fare a chi porta la Lucchese nel cuore».
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