Il Tirreno

Lucca

La storia

Dal Messico alla Media Valle per emulare il mito Buffon

di Luca Tronchetti
Dal Messico alla Media Valle per emulare il mito Buffon

La storia di Giulio Antonini Manrrique, portiere del GhiviBorgo

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LUCCA. Da cinque anni ha lasciato la famiglia e da tre il Messico, la città natale del padre, per inseguire un sogno: diventare un portiere di serie A. Emulare la gesta del suo idolo Gianluca Buffon «anche se - dice - con i piedi me la cavo bene e assomiglio al numero 1 del Barcellona, il tedesco Marc André ter Stegen». Lui è Giulio Antonini Manrrique, 18 anni, portiere titolare del GhiviBorgo da 36 mesi ad Empoli dai nonni materni e con esperienze nel settore giovanile dell’Atletico Lucca (poche partite disputate causa Covid) e una partita nell’under 18 dell’Empoli. Nessuno avrà scommesso un euro su questo ragazzo con doppio passaporto (messicano e italiano). E invece il “bebé” in otto partite indossando la maglia di titolare ha subito soltanto sei reti e la squadra, sino alla partita di domenica scorso allo Stefano Lotti di Poggibonsi, era imbattuto. «Prima di tutto voglio ringraziare il mio maestro Alfredo Gerace. Come me è stato come un padre e mi ha dato tanta fiducia che spero di continuare meritare. Mi ha scelto nell’Atletico Lucca e dopo la delusione di Empoli ha fatto in modo che potessi approdare in questa squadra, il GhiviBorgo, che per me è una seconda famiglia. Mi hanno accolto come un figlio e non posso deluderli. Infine mi preme sottolineare l’umanità e le capacità tecniche e professionali del nostro allenatore Massimo Maccarone. Dalla mia prospettiva posso giudicare meglio di qualsiasi altra persona. Il GhiviBorgo, contrariamente ad altre squadre di categoria, gioca al calcio. Andatevi a rivedere le partite con il Livorno e l’Arezzo, due corazzate del girone. Li abbiamo messi in grande difficoltà e meritavamo qualcosa in più del pari». Giulio Antonini Manrrique nasce in Italia, ma a tre anni la famiglia si stabilisce in Messico dove il padre lavora come animatore in un hotel. «Da piccolo giocavo a pallacanestro, ma un giorno, all’età di nove anni, venni coinvolto da mio fratello Leonardo che ne aveva sette in una partita di football. Mi misero in porta e sono rimasto stregato dal ruolo. Il mio sogno? Arrivare in serie A passando anche dalla nazionale azzurra under 18». Dai 13 ai 15 anni, il portiere ha militato nel Pacheco, formazione di serie A messicana dove è cresciuto il nazionale e attaccante del Napoli, Lozano: «Ci siamo sentiti un paio di volte al telefono». Prima delle partite adora ascoltare la musica: «Mi piace il reggaeton e adoro Maluma e Ozuna. Lego con tutti i miei compagni e sono certo che insieme ci toglieremo belle soddisfazioni».


 

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