Il Tirreno

Lucca

Il personaggio

Da Montefegatesi ai Mondiali

di Luigi Spinosi
David in vetta a una montagna
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David in vetta a una montagna

David Bonaventuri impegnato nel ritiro ad Asiago con la Nazionale Amputati in attesa della convocazione alla Coppa del Mondo in Turchia al via a fine mese

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BAGNI DI LUCCA. Ci potrebbe essere anche un po’ di Valle del Serchio ai prossimi Mondiali di calcio. No, non ci riferiamo alla manifestazione in programma tra novembre e dicembre in Qatar, dai quali fra l’altro la nostra nazionale è stata esclusa, ma a un’altra manifestazione calcistica non meno importante. Anzi, per il suo significato, per il suo significato intrinseco, il campionato del mondo che inizierà a fine settembre in Turchia è ancora più significativo. Stiamo parlando della Coppa del Mondo della Nazionale Amputati.

Al momento, in attesa che il Ct Renzo Vergnani renda noti i nomi dei convocati al mondiale in programma in Turchia, è in corso ad Asiago il raduno degli azzurri. E tra loro, con ottime possibilità di essere tra i selezionati, vi è anche David Bonaventuri, 35 anni, di Montefegatesi, difensore dei campioni d’Italia dello Sporting Amp Football.

«Fino a sabato saremo ad Asiago – spiega David – poi, alla fine dei dieci giorni di ritiro ci saranno le convocazioni, spero davvero di esserci perché sarebbe un’esperienza meravigliosa».

La nazionale azzurra è inserita in un girone a dir poco difficile, con l’Angola campione del mondo, con l’Iraq che è un’altra grande squadra, e con l’Uruguay, che tra le formazioni sudamericane è una delle più forti, se non la più forte. Una geografia del calcio che rispecchia spesso una geografia del dolore: è il caso, nel nostro girone, dell’Angola e dell’Iraq. Il primo un Paese uscito da decenni di scontri fratricidi e dove ancor oggi, a 20 anni dalla fine della guerra civile, le mine antiuomo restano una calamità con cui la popolazione deve fare quotidianamente i conti. Guerra che, è cronaca ancor più recente, ha travolto l’Iraq, con il suo carico di morte e distruzione. Insomma, Paesi e uomini feriti che hanno trovato nello sport la forza di non arrendersi. La stessa grande e meravigliosa forza che, giusto dieci anni fa, ha trovato David. Una storia la sua che merita di essere raccontata, soprattutto in una società come l’attuale sempre più chiusa su sé stessa, dove rabbia e frustrazione sono le risposte più facili alle proprie difficoltà, anche quando queste sono alla fine poca cosa. Di certo non era poca cosa l’esperienza vissuta da David Bonaventuri: era un boscaiolo di 25 anni quando, mentre stava lavorando sul Monte Serra, fu travolto da un tronco di pino. L’albero lo ferì a una gamba che, successivamente, venne amputata. Una situazione che avrebbe probabilmente portato molti di noi ad arrendersi, ma c’è chi, proprio nel momento più buio può trovare la forza di lottare per raggiungere la luce. E David è una di queste persone.

Il grave handicap non gli ha impedito infatti di vivere una vita piena, casomai gli ha dato uno stimolo in più. Per fare un esempio tra i tanti, da amante della montagna e da appassionato di fotografia è autore di scatti meravigliosi, solo che per farli è capace di inerpicarsi nei luoghi più impervi del territorio. Padre, fotografo, escursionista, in prima linea nell’associazionismo di Bagni e Montefegatesi, David non ha nemmeno rinunciato a praticare il suo amato calcio. E anche qui con risultati straordinari, come dimostra la presenza ad Asiago. Il sogno adesso? Andare a Istanbul e ottenere un risultato storico: «L’obiettivo è passare il turno e arrivare ai quarti (il che porterebbe già l’Italia al suo miglior risultato nella storia del torneo ndr) e poi... vediamo. Noi ce la metteremo tutta». E in quest’avventura David non sarà solo: «Tutta Bagni mi fa sentire che c’è, che mi sostiene e che mi è vicina».

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