Lutto
Lucchese: ora la priorità è la scelta dell’allenatore
Sono in pole position Maraia, Contini e Banchieri, ma salgono le quotazioni di Gaetano Fontana e Totò Di Natale
LUCCA. Una settimana per cercare di rimettere assieme i cocci e provare a costruire una squadra che abbia come unico obiettivo la permanenza in Lega Pro anche attraverso i playout. Il clamoroso dietro front della famiglia Scali – del figlio Nicky e di altri non meglio identificati soci calabro-australiani – ha creato scompiglio all’interno del club provocando inevitabili dissapori tra chi, a torto o a ragione, aveva puntato forte sul gruppo che dagli anni Cinquanta costruisce e vende mobili e dal 2004 è quotato in borsa (il socio Bruno Russo) e chi, invece, aveva manifestato un certo scetticismo (legato sia alle tempistiche di acquisizione, sia alla fideiussione) preferendo proseguire con lo stesso gruppo di lavoro della passata stagione (Pagliuca in panchina e la conferma di buona parte dell’organico piazzatosi all’ottavo posto) per poi cedere la mano magari entro la fine del 2022 (il direttore generale Mario Santoro e il diesse Daniele Deoma). Adesso che la frittata è fatta e servita, che Nicky Scali non si è comportato con la dovuta serietà, c’è soltanto da rimboccarsi le maniche per di tempo non ce n’è più e in giro non ci sono cordate affidabili disposte in pochi giorni a mettere in piedi una due diligence acquistando una società di calcio e accollandosi i debiti (tra 1,4 e 1,5 milioni, stando alle stime fatte dai professionisti di Nicky Scali e il sindaco revisore della Lucchese, Liban Varetti) lasciando ad altri la possibilità di operare sul mercato. Domani alle 14,30 allo stadio il presidente Alessandro Vichi ha convocato una conferenza stampa per cercare di fare chiarezza su quanto accaduto e per ridefinire ruoli e posizioni all’interno della compagine sociale. In sostanza chi, d’ora in poi, si occuperà di cosa. Un suddivisione che servirà a non ingenerare più equivoci, commistioni e sovrapposizioni.
La posizione di Russo Nessun pentimento, ma tanta amarezza nelle parole di Bruno Russo, il socio che da febbraio-marzo aveva convintamente battuto la pista degli imprenditori stranieri, della famiglia calabrese trapiantata in Australia dove aveva racimolato una discreta fortuna: «Ero convinto che quella fosse la scelta migliore per dare un futuro alla Lucchese. Erano stati firmati dei pre-contratti e la due diligence era andata bene. Sono basito e non mi capacito di cosa può essere andato storto. Sinceramente non mi convincono le motivazioni indicate nell’ultima mail in cui si parla di congiuntura infelice, di problemi legati alla geopolitica e alla guerra in Europa. Dietro deve esserci dell’altro, ma probabilmente non lo scopriremo mai. Non ho mai avuto dubbi sulla bontà della scelta, ma le cose sono andate diversamente da quanto mi aspettavo. Rivendico la mia buona fede, ma adesso dobbiamo guardare avanti e cercare di trovare le soluzioni migliori».
Come se ne esce In queste ore il pallino del gioco è in mano al direttore sportivo Daniele Deoma che ha 48-72 ore di tempo per sciogliere il modo dell’allenatore. Ai nomi di Maraia, Banchieri, Contini, Scazzola si sono aggiunti nelle ultime ore quelli di Gaetano Fontana, tecnico dell’Imolese ancora vincolato al club emiliano e protagonista di una miracolosa salvezza con una squadra imbottita di under, e di Totò Di Natale in uscita dalla Carrarese dove nella scorsa stagione è riuscito a conquistare un posto nei playoff con una squadra giovane e sbarazzina. Una cosa è certa: vietato sbagliare. Perché con la partenza ad handicap della Lucchese dovere cambiare le carte in tavola a metà stagione non farebbe che peggiorare equilibri già delicati. Oltre al nuovo mister, il suo secondo dovrebbe essere Simone Angeli, il direttore Deoma sta riprendendo i rapporti con numerosi club (in pole position c’è anche la Salernitana degli ottimi ds Giulio Migliaccio e Morgan De Santis) in primis con il Milan per poter riavere il centrocampista Frigerio e ottenere la punta Tonin. C’è poi da sistemare le questioni legate allo staff sanitario e al settore giovanile. Tanta carne al fuoco da cucinare in tempi ristretti. Mai un’estate tranquilla per la povera Lucchese.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
