Il Tirreno

Lucca

Il punto più alto in carriera è stata la convocazione in Europa League

Michele Masotti
Belloni con il pallone tra i piedi
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Belloni con il pallone tra i piedi

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Strano a dirlo ma con i suoi 27 anni, Niccolò Belloni, che ha alle spalle tante stagioni in cadetteria, è uno degli elementi più esperti della Lucchese targata Guido Pagliuca. Partito in sordina a causa di un’operazione per guarire la pubalgia, il giocatore massese in poco tempo si è ritagliato uno spazio importante nello scacchiere tattico del mister cecinese. Una maturità che traspare, al di là della sapienza con cui si muove in campo, dalle parole con le quali Belloni analizza il delicato momento vissuto per la ripresa dei contagi da Covid.

«Stiamo vivendo questo momento di incertezza con grande attenzione, concentrandoci sugli allenamenti con la speranza che il campionato possa riprendere al più presto – è l’auspicio del fantasista massese –. Già adesso ci attenderanno dieci partite nell’arco di 41 giorni; figuriamoci cosa potrebbe significare l’ulteriore slittamento della ripresa della stagione»

Avvicinatosi per la prima volta a casa il classe 1994, nato calcisticamente nel Tirrenia Ronchi (all’epoca Academy dell’Inter nda), ha parole importanti per la città dell’arborato cerchio. «Ho sempre ritenuto la piazza di Lucca meritevole di categorie importanti, non avendo nulla da invidiare a tante che attualmente militano in Serie B. I nostri tifosi sono fantastici per il calore che ci danno ogni domenica, accompagnandoci anche nelle trasferte più lontane. Sanno benissimo che la Lucchese di questa stagione dispone di un grosso potenziale».

Le 11 presenze stagionali di Belloni sono state caratterizzate da un crescendo rossiniano in fatto di rendimento. Impiegato nel delicato ruolo di raccordo tra centrocampo e attacco, al trequartista rossonero manca solo la prima gioia con la Pantera. «Sto cercando con insistenza il gol. Prima della sosta con il mister ho lavorato molto per giungere alla conclusione con maggiore facilità. Inizialmente, essendomi operato a metà luglio, ho pagato la ricerca dell’intensità che giustamente Pagliuca richiede a tutti».

Allenato nel corso degli anni da tecnici del calibro di Dal Canto, Scazzola e Novellino, il numero 30 rossonero è rimasto impressionato dalle capacità tattiche e umane di Guido Pagliuca. «Il mister, che è stato anche il vice di Baroni a Cremona, sa preparare benissimo sul campo i match, facendo rendere alla grande elementi alle prime esperienze in categoria. Il campionato disputato sin qui da due giovani come Visconti e Frigerio ne è un esempio calzante. Caratterialmente tenere sul pezzo una rosa giovane ci sta dando dei grossi vantaggi poiché approcciamo al confronto con la giusta mentalità. Ci tengo a rimarcare come il nostro sia un gruppo affiatato, aspetto importante in un torneo dove, ad eccezione delle prime, si assiste ad un certo livellamento».

Nato come ala per poi essere spostato alle spalle delle punte ad Arezzo grazie ad un’intuizione di Dal Canto, Belloni, dopo una piccola parentesi all’età di 13 anni allo Spezia, ha fatto tutta la trafila nel settore giovanile dell’Inter. «Aver disputato per due stagioni nella Youth League, dove peraltro è arrivato il successo nella prima edizione, è stato una esperienza molto formativa – ricorda Belloni, che nel tempo libero viene seguito da un personal trainer e cerca di stare con gli amici –. Confrontarsi con squadre straniere in impianti moderni ti permette di crescere. L’esordio con la maglia dell’Inter nella semifinale di Coppa Italia (edizione 2012-2013) a San Siro contro la Roma davanti a 60.000 spettatori resterà sempre nel mio cuore. In quella stagione Stramaccioni mi aveva, di fatto, aggregato con i campioni della prima squadra, tra cui molti reduci dal triplete del 2010».

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di Redazione web