Gioco
Bergamini non si ferma e punta più in alto: «Nel 2022 l’Everest in condizioni estreme»
Nell’anno appena trascorso è riuscito a scalare e a dare il nome a una vetta inesplorata della catena dell’Himalaya
Michele Citarella
Riccardo Bergamini continua a far parlare di sé e dei suoi importanti risultati sportivi. L’alpinista lucchese, 45 anni, è riuscito a scalare una vetta della catena dell’Himalaya che mai nessuno finora aveva raggiunto. Una scalata che entra ufficialmente nella storia dello sport nazionale ed internazionale. Il raggiungimento della vetta fino ad ora inesplorata è nato quasi per caso, come racconta lo stesso Bergamini: «Ero partito insieme al mio compagno di cordata Matteo Stella per scalare il monte Cholatse. Eravamo arrivati a buon punto ma, dopo aver raggiunto i 6 chilometri di altezza ci siamo resi conto che era forte il rischio di valanghe e così abbiamo preferito non rischiare la vita restando travolti. Siamo tornati indietro fino a fare rientro al campo base». Una arrampicata che si preannunciava piena di rischi: «Durante la salita sono caduto in un buco apertosi all’improvviso. Non mi sono perso d’animo e sono riuscito a risalire dal ghiacciaio». Potevano i due atleti fare rientro in Italia senza togliersi alcuna soddisfazione e senza raggiungere l’obiettivo prefissato alla partenza? Certo che no: «Nella nostra tenda ci siamo messi a guardare mappe e planimetrie e abbiamo deciso di scalare una vetta del tutto nuova e mai esplorata da alcun essere umano. C’era molta neve, ma siamo riusciti a salire in cima e cancellare le difficoltà trovate nella precedente salita».
La soddisfazione è stata grandissima: «Siamo arrivati ad oltre 6000 metri senza bombole di ossigeno. Il paesaggio e le sensazioni provate in cima alla vetta sono impossibili da descrivere. Abbiamo avuto la gioia di dare i nomi alla cima raggiunta, che non aveva ancora una denominazione: Santa Barbara e Santa Chiara. La prima è patrona, oltreché di minatori e vigili del fuoco, anche dei bravi ragazzi; la seconda è in ricordo di una amica deceduta a 45 anni e madre di due bambini».
Il viaggio è iniziato il 3 novembre scorso con l’arrivo in Nepal ed è proseguito a Katmandu, dove è stato fatto il necessario rifornimento di cibo (riso coniglio e tante patate, con acqua, tè e caffè) e altri beni primari. La prima parte della salita è durata per tre giorni e ha visto i due italiani camminare lungo i sentieri e fare sosta in alcuni villaggi ai piedi dell’Himalaya. Il ritorno, avvenuto il 25 novembre, è stato caratterizzato dalla visita ad alcune località povere del Nepal con la donazione di biscotti provenienti dall’Italia (pasticceria Giotto di Padova) e altri beni essenziali a un orfanotrofio. Questa opera di volontariato, accompagnata ai successi sportivi, sono valsi a Bergamini il ricevimento dal sindaco di Lucca Alessandro Tambellini.
Come è stata vissuta questa attività di alpinista ai massimi livelli da parte dell’azienda in cui lavora e come è vissuta dalla propria famiglia? «Devo ringraziare l’azienda per cui lavoro, la Sofidel, che mi offre questa opportunità e sponsorizza le mie trasferte. Anche in famiglia trovo seguito e consenso nel corso degli anni». Per il 2022, gli obiettivi di Bergamini sono altrettanto ambiziosi. «Mi sto allenando per scalare nuovamente l’Everest, senza bombole di ossigeno. Spero di riuscire a organizzare il tutto per la prossima primavera. Nel frattempo, faccio tanta corsa e prove di scalata sulle pareti delle Alpi Apuane». Bergamini ha poi il sogno nel cassetto: scalare l’Everest nei mesi invernali, raggiungendo la vetta più alta del pianeta in condizioni estreme. Cosa non facile in tempi di pandemia: «Oltre alla difficoltà incontrate nel raggiungere le cime S. Barbara e S. Chiara, le difficoltà di queste trasferte sono anche burocratiche, mi riferisco alle pratiche per presentare il greenpass e i protocolli anticovid».
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