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Un nipote d’arte per la Lucchese Gli obiettivi di Alberto Picchi

Luca Tronchetti
Un nipote d’arte per la Lucchese Gli obiettivi di Alberto Picchi

Suo nonno Leo giocò nel Torino e il suo prozio era il leggendario Armando  Domenica il centrocampista ritrova la Pistoiese, la squadra che lo ha lanciato

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Luca Tronchetti

LUCCA. Per lui c’è solo il calcio. E non poteva essere altrimenti quando di cognome fai Picchi e nella culla dopo quattro mesi ti sistemano accanto un pallone. Perché Alberto Picchi, 24 anni, centrocampista della Lucchese, proviene dalla dinastia dei Picchi. Suo nonno Leo, ex calciatore del Livorno e del Torino tra gli anni Quaranta e Cinquanta, era fratello del grande Armando Picchi mitico capitano dell’Inter del presidente Angelo Moratti e del Mago Herrera che negli anni Sessanta dominava il calcio italiano, europeo e mondiale. Strano, ma un ragazzo con simili prestigiosi natali tifa Juve: «Ho preso dalla mamma Raffaella, bianconera sfegatata, e poi anche il grande Armando aveva iniziato, dopo la parentesi labronica, la sua carriera da tecnico nella Vecchia Signora. E dicono tutti che se la malattia non avesse preso il sopravvento sarebbe diventato un meraviglioso allenatore. Comunque il mio idolo assoluto è stato Ronaldo: non CR7, ma il Fenomeno brasiliano. Quando lo vedevo giocare in tv mi esaltavo, nessuno è mai stato come lui».

Babbo Federico, grande interista, lo ha instradato verso il pallone: «Ho iniziato nei pulcini della Banditella Livorno e per sette stagioni, fino alla primavera, sono andato all’Empoli». Poi la Spal: «Nell’anno sbagliato. Gli estensi vinsero il campionato e mister Semplici si affidò, giustamente, ai più esperti e per me non ci fu grande spazio, anche se è stata un’esperienza per certi versi esaltante». Domenica Alberto torna dove tutto è iniziato, a Pistoia: «Con gli arancioni ho espresso il mio valore e ho capito che potevo davvero fare il calciatore professionista. È stata una stagione fantastica con Indiani in panchina e giocatori come Vrioni, Ferrari, Luperini e Hamlili che mi hanno aiutato e insegnato molto. Domenica sarà una bella emozione rivedere quei colori e quello stadio, ma sono un professionista e ora nella mia testa c’è solo la Lucchese». Poi, dopo la rottura dei legamenti, ad Arezzo, negli ultimi due anni, Picchi non ha giocato con continuità: «Problemi fisici e una situazione societaria non troppo stabile hanno limitato il mio rendimento. A Lucca ho ritrovato Belloni e Baldan, due elementi di grande livello desiderosi di riscattare l’ultima stagione». Se adesso è nella Lucchese lo deve a mister Pagliuca: «Mi ha voluto fortemente e lo ringrazierò sempre. Non è piaggeria, ma credo che sia a livello di serie A per come prepara in modo minuzioso le partite in settimana, per come studia l’avversario e per come ti responsabilizza. Quando entri in campo sai benissimo cosa devi fare. Il carattere? Ognuno ha il suo: io con lui mi trovo benissimo e vorrei ripagarlo della fiducia. Purtroppo ho perso l’inizio della stagione per il l Covid e sono rimasto indietro nella preparazione». A Lucca si trova molto bene: «La società è puntuale e non ci fa mancare nulla e i tifosi ci sono vicini. Obiettivi? Intanto pensiamo a raggiungere 42-43 punti necessari per evitare i playout. Poi vedremo dove possiamo arrivare».

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