Sicurezza
«Lucchese, squadra costruita con intelligenza Per batterla servono pazienza e concentrazione»
Giammarioli, ds del Grosseto, non ha mai vinto al Porta Elisa e il dirigente sportivo teme le qualità di Francesco Fedato
Luca Tronchetti
LUCCA. Ha vinto campionati con il Gubbio e la Cremonese, ma lo stadio Porta Elisa gli è sempre stato ostico. Da diesse degli eugubini nel 2010 la formazione umbra ottenne un pari dopo essere stata sconfitta in casa nel girone d’andata, mentre nella stagione 2016-17 – era l’8 dicembre di cinque anni orsono – da direttore sportivo dei lombardi venne battuto per 1-0 consolandosi a fine stagione con la promozione in B dei grigiorossi. Stefano Giammarioli, navigato dirigente sportivo, nella stagione in corso si è seduto dietro la scrivania del Grosseto, prossimo avversario della Lucchese. «Faccio i miei complimenti a chi ha allestito la squadra. Una rosa costruita con grande intelligenza senza spendere una fortuna. Una formazione che gioca un calcio propositivo, difficile da affrontare per chiunque. E poi hanno un giocatore a cui sono molto legato: Francesco Fedato. L’ho voluto a Gubbio e conosco bene le sue qualità tecniche. É un giocatore che può fare la differenza e che saputo gestire bene è in grado di trascinare la squadra. Credo che al Porta Elisa la spunterà chi avrà la pazienza di attendere il momento giusto per colpire. Lucca è una città stupenda che mi ha sempre affascinato: per una volta mi piacerebbe vincere su quel campo». Quando Giammarioli è arrivato a Grosseto sapeva bene che la società non aveva grandi mezzi economici e che faceva affidamento ai prestiti, alle valorizzazioni e al minutaggio. Ma era convinto che la formazione biancorossa potesse avere una situazione migliore in classifica: «Per il gioco espresso e per i tanti giovani in campo non meritiamo il penultimo posto in classifica. – dice Giammarioli – Ho trovato un ambiente sano, trasparente, genuino con persone perbene e i due presidenti che dal primo giorno hanno parlato chiaro e non hanno fatto promesse o voli pindarici andando al di là di quelle che sono le loro disponibilità economiche. Faccio presente che sino a quattro anni fa il Grosseto era in Eccellenza e da due stagioni è in C. Il nostro obiettivo, dichiarato alla vigilia, è il mantenimento della categoria senza indebitare la società e tenendo i conti in ordine. I tifosi hanno capito e ci sostengono con pazienza e affetto per questi colori».
La domanda sorge spontanea: cos’è accaduto dopo i playoff dell’anno scorso?
«Per esigenze di bilancio abbiamo cambiato molto. Sono stati presi in prestito ragazzi di valore come Siniega, Semeraro, Sereni e altri come Salvi, Barosi e Raimo sono rimasti e presto ne sentiremo parlare in categoria superiore. Purtroppo alcuni veterani come Gorelli, Dell’Agnello, De Silvestro, si sono infortunati ed è venuto meno quel giusto mix necessario per gestire alcune situazioni durante le partite. Una classifica bugiarda perché, al di là di un paio di trasferte, la squadra ha sempre giocato alla pari con gli avversari. Purtroppo i miracoli non sempre si ripetono. L’anno scorso c’è stato il Covid con gli stadi vuoti e il 32% in meno dei calciatori espulsi, il 23% degli ammoniti e l’approccio alle partite esterne era differente per tutti. Con i giovani è normale che se non sei sempre concentrato e al pezzo rischi l’errore che ti penalizza. Lamberto Magrini? Abbiamo giocato insieme a Gubbio negli anni Ottanta-Novanta. Non è in discussione. É una persona di valore e di valori, profondamente legata alla squadra e alla città. Siamo sicuri che con lui ci tireremo fuori dai bassifondi. Il mercato? Ne parleremo alla fine del girone d’andata».
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