Attenzione
Bachini, il centrale rossonero che gioca sull’anticipo
Luca Tronchetti
LUCCA. Il suo idolo è Materazzi, ma in campo assomiglia di più a Ranocchia. Perché l’Inter è la sua squadra del cuore, ma lui alla cattiveria agonistica preferisce l’anticipo e il senso della posizione tanto che a fine stagione difficilmente prende più di quattro ammonizioni. Matteo Bachini, 26 anni, di Santa Maria a Monte, settore giovanile dell’Empoli, 137 partite e tre gol nei professionisti, si è conquistato sul campo la casacca di titolare. Da quando mister Pagliuca lo ha schierato accanto a Bellich sarà un caso, ma la difesa rossonera è diventata impenetrabile: zero gol subiti nelle ultime quattro partite. Il corazziere della Lucchese – laurea triennale in economia all’università di Pisa e attualmente studi magistrali in marketing – fa spallucce e divide i meriti con i compagni: «Il portiere Coletta con le sue parate ci infonde fiducia e anche i due laterali, Corsinelli e Nannini, sono fondamentali. Come lo sono centrocampisti e punte che si sacrificano in fase di non possesso dandoci un grande contributo». Lucca per Bachini è tornare alle origini: «Vero – racconta – ho debuttato nel 2014 poco più che diciottenne con la maglia rossonera in una gara al Porta Elisa contro il Savona in Prima Divisione. Finì 2-2 e sulla nostra panchina sedeva Pagliuca».
Già, Guido Pagliuca: come ha ritrovato sette anni dopo il mister?
«Molto più maturo nella gestione del gruppo sia durante la settimana che la domenica. Quell’anno era la mia prima esperienza in serie C e non avevo gli strumenti per giudicare. Oggi dico che il nostro allenatore è un top nella categoria: meticolosa preparazione della partita e lo studio quasi maniacale dell’avversario. Con i suoi suggerimenti sappiamo adattarci alle squadre che di volta in volta incontriamo. Credo che in questa stagione nessuna ci abbia messo sotto. Analogie con altri allenatori? Ho avuto Alvini e Caserta, entrambi bravissimi e entrambi sulle panchine di serie B. E, al di là di schemi e moduli, vi assicuro che Pagliuca non è da meno. Certo, per fare il salto di categoria serve anche fortuna e una squadra importante».
Oltre allo studio cosa fa nel tempo libero?
«Quando torni a casa dopo gli allenamenti di Pagliuca e dello staff sei talmente stanco che te ne vai quasi subito a dormire. Ci resta giusto il tempo per preparare gli esami. Mi piacerebbe, finita la carriera, restare nell’ambiente specializzandomi nella gestione del marketing societario».
Quali sono gli attaccanti più difficili da marcare?
«Quelli che ti sovrastano fisicamente come El Loco Ferrari del Pescara o Lescano della Virtus Entella. I gioco sull’anticipo e sulla posizione, non sono un difensore che picchia e fa entrate assassine sugli avversari. Mi piace giocare pulito e vincere i duelli senza ricorrere ai falli sistematici. Il Grosseto? Non mi fido della classifica. Hanno cambiato modulo (dal 4-3-1-2 al 3-5-2) e vinto a Siena. Se non mettiamo in campo la solita concentrazione sarà dura».
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