Finanza
Bonfanti tifa per Deoma e Di Natale
L’ex ala di rossoneri e gialloblù legato al diesse e al tecnico «Oggi spero in un pari tra due squadre che porto nel cuore»
Luca Tronchetti
LUCCA. Lucchese e Carrarese sono state le ultime tappe di una carriera spesa in prevalenza sui campi di serie C. Sessantacinque presenze e sei reti nei tre anni di permanenza in rossonero, cinquantasei partite e sette gol con la maglia gialloblù degli apuani. Luca Bonfanti, 45 anni compiuti da poco più di un mese, ex ala tutto dribbling, scatto e velocità, da cinque-sei stagioni è lontano da quel mondo del pallone che è stata tutta la sua vita. Dopo aver smesso con il professionismo a 34 anni ha giocato una stagione in Promozione nel Romagnano per poi passare qualche mese nel Seravezza a decidere di attaccare gli scarpini al chiodo per quel ginocchio sempre gonfio. É rimasto nel calcio altri cinque anni seguendo il vivaio della Massese. Ma adesso il suo mondo è un altro: agente di commercio per la multinazionale di caramelle, dolci e chewing gum Perfetti (ricordate la famosa marca Brooklyn, Big Buble, Mentos). «Mi occupo della distribuzione in Versilia. – dice Bonfanti, originario di Vinci e che ormai si è stabilito in zona – Ma confesso che mi piacerebbe rientrare nel calcio come istruttore di settore giovanile. Vorrei trasmettere nei bambini l’entusiasmo che avevo quando, proveniente dal Ponzano, firmai per l’Empoli. Il debutto in serie A a San Siro contro l’Inter di Ronaldo lo ricordo ancora con nostalgia. Era il 1997 e per me, che feci una decina di panchine nella massima serie, fu un anno magico».
Lucchese e Carrarese sono rimaste nel suo cuore.
Come arrivò a indossare la maglia rossonera?
«Mi cercò Silvio Giusti. Provenivo dalla Reggiana, che aveva disputato i playoff per andare in B, e divenni il primo acquisto dell’era Fouzi Hadj. Inizialmente quel personaggio ci incantò un po’ tutti. Pensavamo fosse un magnate e invece al terzo anno capimmo nitidamente che era un bluff. A Lucca sono stato molto bene. Il primo anno poi giocai sempre e sfiorammo i playoff. Ricordo con affetto Gigi Simoni, un signore prima ancora che un allenatore, e il suo discepolo Fulvio Pea. C’era tanta aspettativa e lo stadio era sempre pieno. Purtroppo la società non si dimostrò all’altezza: troppi cambi, troppe incertezze legate ai pagamenti. Anche nell’ultima stagione, con Braglia in panchina, eravamo costruiti per vincere il campionato. Sono sicuro che se il presidente avesse pagato almeno un paio di stipendi ce l’avremmo fatta. Invece sapete tutti com’è andata a finire. Della Lucchese sono stato anche il capitano e lo rivendico con orgoglio. Purtroppo un infortunio occorsomi a dicembre 2006 mi tagliò le gambe. Fui costretto a operarmi al ginocchio destro-. Ricordo che l’intervento avvenne il giorno di Santo Stefano dal professor Mariani a Roma. Lo staff tecnico e i dirigenti speravamo in un recupero lampo e invece le cose non andarono bene e quel ginocchio mi ha tormentato sino alla fine del carriera».
Dopo il crac della Lucchese finisce nella Carrarese in C2.
«Mi volle Aldo Firicano, un allenatore e una persona molto seria che in panchina non ha avuto la fortuna che meritava. Mi ero stabilito in Versilia e chiesi di potermi allenare con la Carrarese. Il mister mi valutò e poi mi chiese se me la sentivo di dargli una mano. Iniziai a novembre e ricordo che nella prima stagione andai discretamente. Conquistammo una salvezza tranquilla giocando un buon calcio. L’anno dopo invece le cose non andarono per il verso giusto. Anch’io ebbi qualche problema al ginocchio e a metà stagione venne esonerato l’allenatore Mango che veniva dalla serie D. Chiesero anche a me se me la sentivo di andare in panchina prima della scelta di un nuovo mister. Declinai l’offerta perché non mi sentivo pronto. Arrivò Rino Lavezzini e la situazione migliorò, ma alla fine non riuscimmo a recuperare lo svantaggio e la squadra finì in serie D. Unica retrocessione in tanti anni di onorata carriera che mi spinse a dire addio al calcio».
Qual è il suo pronostico per oggi: vince la Lucchese o la Carrarese fa il colpaccio?
«Guardi, io vorrei che le due squadre vincessero tutte le partite dalla prossima domenica in poi. Ma oggi al Porta Elisa mi auguro di tutto cuore che il derby finisca in parità. Ho tanti amici in entrambe le squadre e due in particolare: il diggì Daniele Deoma e l’allenatore Totò Di Natale. Con il primo ho giocato indossando la maglia della Lucchese. Ero certo che sarebbe diventato un buon direttore sportivo. Anche quando giocava aveva le caratteristiche del dirigente. Di Natale invece è stato un grande amico sin dai tempi dell’Empoli. Abbiamo iniziato assieme nel settore giovanile e poi lui ha fatto giustamente una grande carriera. Per queste due persone spero proprio in un pareggio».
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